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Albino e Plautilla, un intermezzo buffo di Leonardo Vinci

Villa Pignatelli
20.00 - 21.30
10,00 €

Massimo Finelli, attore

Pulcinella, burattino di Bruno Leone

Filippo Morace, basso

Gaia Petrone, mezzosoprano

Talenti Vulcanici, ensemble

Stefano Demicheli, direttore

 

Drammaturgia e Regia di Angela Di Maso

 

Costumi, Giusi Giustino

Disegno luci, Angela Di Maso

Tecnico luci e fonica, Francesco D’Antuono

 

Consulenza musicologica Paologiovanni Maione

 

 

Programma musicale

 

Nicola Antonio Porpora (1686-1768): Sinfonia in la maggiore per due violini, viola e basso continuo
Allegro assai, Andante, Allegro

 

Leonardo Vinci (1690-1730): Albino e Plautilla, intermezzo in tre parti da Silla Dittatore (1723)


Albino e Plautilla, un intermezzo buffo di Leonardo Vinci

Leonardo Vinci e Pulcinella: quando la cultura classica diventa popolare

di Angela Di Maso

Chi sono Albino e Plautilla?

Cos’è un intermezzo buffo?

Cosa si intende per ‘scuola musicale napoletana’?

E soprattutto chi è Leonardo Vinci, tra i massimi esponenti della succitata scuola?

È proprio da questi interrogativi e dall’analisi della partitura originale che è nata e si e sviluppata la drammaturgia intesa non come severa e accademica storia della musica, ma spettacolare rappresentazione teatrale in cui il genere serio s’incarna nel personaggio di Leonardo Vinci stesso – autore delle musiche dell’intermezzo buffo Albino e Plautilla – che attraverso il racconto della sua misteriosa vita, e morte, condurrà per mano lo spettatore tra i fitti e segreti righi pentagrammati di pagine di composizioni genialmente composte, altre commissionate e molte sognate.

Ma all’esecuzione di un’operetta buffa sarebbe stato banale interporre uno spettacolo serio, come era consuetudine farsi nell’opera settecentesca.

Albino e Plautilla è difatti una buffoneria musicale posta tra gli atti della tragedia Silla Dittatore, dello stesso Vinci.

Intermezzo buffo in uno spettacolo buffo!

Ecco allora la stramba idea di rendere co-protagonista insieme a Leonardo Vinci, interpretato dall’attore Massimo Finelli – che racconta quali gli usi e costumi della musica nel Settecento, con passaggio obbligato al fenomeno dei castrati fino al suo monumento funebre – un altro personaggio, non umano però, ma colmo di umanità.

Un’umanità genuina, spontanea, verace, allegra e malinconica, mefistofelica e al tempo stesso profusa di una angelicata fanciullezza.

Un’umanità più popolare espressa da una maschera presa in prestito dalla grande commedia dell’arte: Pulcinella, qui burattino, i cui movimenti del corpo di legno e la particolare voce sono affidati alla raffinata maestria del guarattellaio Bruno Leone.

Il Pulcinella delle guarattelle non è più servo e contadino, ma un archetipo di vitalità, un anti-eroe ribelle e irriverente, un protagonista assoluto che affronta, smitizza e deride chiunque in questo grottesco mondo abbia ancora l’ardire di prendersi troppo sul serio.

Proprio Pulcinella infatti disturberà il racconto del compositore calabrese adottato dalla città di Napoli, schernendolo e ridimensionando le sue grandi gesta paragonandolo, in surreale maniera anacronistica, a quei miti partenopei, come Mario Merola e Maradona,  facente parte di un substrato culturale più nazional-popolare che elitario, per creare una dissonante spaccatura tra generi indubbiamente diversi ma che in realtà sono accomunati da un’unica radice verso chi ha donato qualcosa della propria Arte che, dalla particolare città di Napoli, è divenuta memoria storica e universale.

Chi non conosce infatti il re della sceneggiata Mario Merola e il piede d’oro di Maradona? E chi non ha mai sentito pronunciare il nome di Pulcinella?

Per Leonardo Vinci il caso è opposto.

Un compositore, per chi non è del mestiere, ignoto, ma che proprio grazie al lavoro di costante ricerca della Fondazione Pietà de’Turchini, centro di musica antica tra i più prestigiosi di Europa, apertasi anche al Teatro, ora noto.

Figurarsi allora se la sua severa figura è messa in comunione coi miti succitati!

Uno scandalo!

Anche Vinci diventerà da tutti indimenticato, perché un esponente della cultura classica che diventa popolare non nel senso di trash, ma di conosciuto, ricordato, stimato e amato.

Il teatro e la musica vivono così un felice sposalizio in cui si annullano le distinzioni di generi grazie alla purezza del fare Artistico che diventa conoscenza e arricchimento intellettuale e sentimentale.   

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