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Hieronimus Montisardui

Rigore e Innovazione tra Regno di Napoli e Terra d’Otranto

Chiesa di Santa Caterina da Siena, Napoli
19.00 - 20.00
7 €

BIGLIETTI DISPONIBILI UNICAMENTE IN PREVENDITA.
E’ possibile acquistare qui i biglietti entro e non oltre le ore 12.00 di sabato 8 maggio.


ENSEMBLE TERRA D’OTRANTO

Cristina Fanelli – soprano

Leopoldo Punziano – tenore

Angelo De Leonardis – basso

Doriano Longo – violino barocco, direzione

Pierluigi Ostuni – tiorba

Giuseppe Petrella – chitarra spagnola, tiorba


Brani tratti da:

  • Nuova Inventione d’Intavolatura. Per sonare li balletti sopra la Chitarra Spagniuola, senza numeri e note (Firenze, 1606)
  • I Lieti Giorni di Napoli (Napoli, 1612)
  • Amphiteatrum Angelicum Divinarum Cantionum … (Venezia, 1612)

Per il Maggio dei Monumenti 2021


PROGRAMMA

prologo: BALLO di NAPOLI

atto I: SPAGNOLETTA , MERCURIO, LA PEREGRINA

atto II: SCHERZO DI NINFE, LO SVENTURATO, LA DOLCE PARTITA, CONFITEMINI DOMINO

interlogo: RUGGIERO, ALM’AFFLITTA, CHE FAI?

atto III: FOLIE,  S’È VER LA TUA PARTITA

atto IV: SCHERZO d’AMORE con LA MONTESARDA

atto V: QUI SIBI SOLI SCIT, MAGNUS DOMINUS

Epilogo: HOR CHE LA NOTT’OMBROSA, LA STRATIOSA


Hieronimus Montisardui

Il progetto “Hieronimus Montisardui” vuol essere un doveroso omaggio a un importante musicista del primo Seicento originario del Capo di Leuca: Gerolamo Melcarne, detto “Il Montesardo” dal suo paese nativo. 

Il Montesardo è autore del più antico trattato per chitarra spagnola e di prime opere in stile monodico pubblicate nel Regno di Napoli, dove, nel primo Seicento, ancora prevaleva lo stile polifonico. 

Non si può essere certi che Gerolamo Melcarne fosse riuscito a far attecchire le nuove idee musicali nel Regno di Napoli ma siamo consapevoli che il compositore di Montesardo contribuì notevolmente a quello scambio di conoscenze, forme e stili tra i più importanti centri musicali italiani. Un personaggio eclettico che faceva suo ciò che di nuovo era nell’aria e lo riproponeva animato da un forte intento divulgativo, coerente con quanto dice nella dedica al barone Angelo Gallonio di Tricase della sua opera XII del 1612, Amphiteatrum Angelicum Divinarum Cantionum: “… Qui sibi soli scit, ac nihil in commune profert, quod imitentur, et discantalij, semper is non tam scire mihi visus est, quam invidere scientiam, et quod veteri proverbio fertur, intus canere, ut in eum rectissime torqueri possit Persij versiculus: Scire tuum nihil est, nisi te scire hoc sciat alter. Valet ea res in omnibus disciplinis, sed praecipue in Musica, de qua celebratur item aliud adagium: Occultae Musicae nullus respectus.” 

Nel 2008, il lavoro svolto è confluito nella registrazione del CD “Hieronimus Montisardui – Gerolamo Melcarne tra Firenze, Napoli e Terra d’Otranto”, prima registrazione assoluta dedicata al compositore salentino e  risultata vincitrice del bando “PUGLIA SOUNDS RECORD 2018”. Il prodotto è stato presentato su Radio3 (“La Stanza della Musica”, condotta da Nicola Pedone) e su Radio Vaticana (“Lo Scrigno Musicale”, condotto da Pierluigi Morelli). Ha avuto inoltre lusinghieri apprezzamenti in recensioni su “Corriere della Sera”, “Gazzetta del Mezzogiorno”,  “Repubblica”, “Marie Claire”, “Musica” e “Music voice”.


Note di sala

di Paola De Simone

“Ampie, e illustre città sono per l’Italia: ma fra tutte la più vagha, e più gentile (dicono) sia Napoli, che se ben in un’altr’Opera di Musica lodai Fiorenza, per le notti allegre, non mi pareva conveniente tacer le dovute lodi della mia bella, e gentile Napoli, con dargl[i]ene questo titolo al mondo de LIETI GIORNI […]”.

Così scriveva nel marzo del 1611, durante un breve soggiorno partenopeo e prima di rientrare nella sua Puglia, il compositore Gerolamo Montesardo, al secolo Melcarne, nel dedicare al viceré spagnolo Pedro Fernández de Castro conte di Lemos l’edizione a stampa della sua nuova silloge I lieti giorni di Napoli, raccolta di diciannove brani a una e a più voci, con accompagnamento di un continuo variamente organizzato (tiorba, clavicembalo, arpa doppia e chitarra spagnola corredata in pentagramma di cifrature in lettere secondo il suo esclusivo metodo dal titolo Nuova inventione d’intavolaturaper sonare li balletti sopra la chitarra spagniuola, senza numeri e note), scritta quattro anni dopo L’Allegre Notti di Fiorenza […] dove intevengono i più eccellenti musici di detta città”. Vale a dire, stando alla liaison parimenti in dedica con Piero Bardi, cui dobbiamo notizie di prima mano nella celebre lettera al Doni sulla prima Camerata fiorentina in casa del padre Giovanni Bardi conte di Vernio, gli stessi autori o interpreti del virtuoso circolo quali Jacopo Peri, Giulio Caccini e il Bardi padre accanto a Giovanni del Turco, Santi Orlandi, Alberigo Malvezzi, dal Montesardo personalmente conosciuti nel gruppo dell’Accademia degli Elevati durante i giorni trascorsi nella culturalmente fertilissima Firenze. L’aggancio fra le due raccolte, costruite entrambe secondo il modello architettonico a giornate e cornici della novella entro un parallelismo antitetico fra mascherate notturne al Centro-nord e delizie al Sud in orari solari, appare dunque emblematico per chiarire l’importanza delle recenti iniziative di riscoperta sia storico-musicologica che esecutivo-discografica sul colto compositore seicentesco, cantore in San Petronio a Bologna, ecclesiastico, maestro di cappella a Fano, del duomo di Lecce e probabilmente anche a Napoli, nonché chitarrista, nato intorno al 1580 e sempre firmatosi con il toponimo d’arte “il Montesardo” (come già per il Poliziano, latinizzato e declinato in Hieronymus Monsardus, Montisarduus, Montisardui stando alla sua terra salentina d’origine, oggi Alessano nel Leccese). Un autore, in verità, oggi ancora poco noto ma, a tutti gli effetti, sorprendente musicista di collegamento fra i “dotti e piacevoli conversari” della Camerata fiorentina nei giorni della nascita dell’opera in musica tra veglie notturne, suoni, balli e canti sulle inedite formule monodiche, i diurni spassi partenopei ai quali pur indicò la strada monodica ma senza troppo successo data la resistenza della tradizione madrigalistica di Pomponio Nenna o Gesualdo da Venosa, e un primo impiego dell’intavolatura alfabetica per la chitarra spagnola dalla peculiare forma a otto.

L’itinerario in ascolto fa dunque leva su tali punti innestando, in soluzione originalissima e riprendendo un’ingegnosa formula strutturale al Montesardo presumibilmente cara quanto in linea con gli esperimenti delle prime opere di corte, brani estratti da tre sue diverse opere “cardine”, a partire appunto da quei Lieti giorni di Napoli, opera undicesima edita nel 1612 da Giovan Battista Gargano e Lucretio Nucci, ad istanza di Pietro Paolo Riccio “all’insegna della Madonna”, che senz’altro non a caso nel “Mercurio” riproduce quasi fedelmente il Prologo della sperimentale Dafne del premiato tandem fiorentino Rinuccini-Peri, purtroppo sopravvissuta solo nel testo poetico-drammatico cedendo il primato della nascita dell’opera all’Euridice di pari autori più il Caccini. Quindi procedendo in unione e per sezioni con il suo metodo pratico Nuova Inventione d’Intavolatura per sonare li balletti sopra la chitarra spagniuola, senza numeri e note (pubblicata a Firenze nel 1606) accanto all’Amphiteatrum Angelicum Divinarum Cantionum a 1-8 voci, op. 12 (Venezia, 1612), raccolta sacra dedicata al barone pugliese di Tricase Angelo Gallonio.

Una costruzione, cioè, da cui affiorano con chiarezza estrema un sapiente eclettismo, lo stile mai sovraccarico di ornamenti (ad eccezione del madrigale “S’è ver la tua partita” dai Lieti giorni), le intenzioni divulgative e la volontà sperimentale sia monodica, secondo la nuova pratica fiorentina, che organologica e di scrittura. Pertanto, allentamento dell’opulenza dei madrigalismi, uso di abbellimenti in linea con gli “effetti” additati dal Caccini nella Prefazione alle sue Nuove Musiche quali, oltre alle più consuete diminuzioni, il trillo e la “ribattuta di gola”, la “cascata scempia”, l’esclamazione. Inoltre, l’uso frequente di ripetizioni, l’alternanza metrica con prevalenza dei tempi vivaci spesso ballati “al moto del basso”, gli irti passaggi armonici fra le parti in gioco. E, naturalmente, quel primo abbinamento delle lettere alfabetiche agli accordi nei brani vocali con chitarra spagnola in evidenza e al primo traguardo assoluto con la sua Nuova inventione d’intavolatura edita a Firenze sei anni dopo la citata Euridice e a un solo anno da quel che sarà l’insuperato apice drammaturgico-musicale a segno con il mantovano Orfeo di Claudio Monteverdi.


Ensemble Terra d’Otranto

Gruppo di musica antica specializzato nella prassi esecutiva della musica tardo-rinascimentale e barocca. 

Il progetto iniziale del gruppo, quello di far conoscere o riportare alla luce le opere più significative degli autori dell’antica Terra d’Otranto, nel corso del lavoro di ricerca, ha “abbracciato”  anche quel repertorio popolare che fra XVI e XVIII secolo ha caratterizzato le espressioni musicali e poetiche più originali del Salento. 

L’Ensemble Terra d’Otranto è presente nei programmi dei principali festival di musica antica italiani ed europei, viene inoltre invitato ad esibirsi in occasione di convegni universitari sul periodo barocco e sulle forme di terapia musicale del tarantismo. 

Diverse sono le produzioni e le collaborazioni effettuate dal gruppo, fra cui: Teatro Reale di Cetinje (Montenegro), Teatro Pubblico Pugliese, Regione Puglia, Provincia di Lecce, Città di Alessano,Università di Lecce, Accademia di Belle Arti di Lecce, RAI Radio Televisione Italiana, E.C.CO. Eastern College Consortium (U.S.A.), Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Alcune di queste hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti dalla critica (il cortometraggio “Tarantule, Antidoti e Follie”, prodotto da RAI Due, ha ricevuto la menzione d’onore al festival internazionale di Varsavia sulle produzioni televisive) e dal pubblico (del CD “Mila, Mila Dòdeka”, prodotto nel 2004 da Velut Luna e distribuito dalla rivista Audiophile Sound, sono state distribuite oltre 15.000 copie in Italia e in Svizzera). 

Nel mese di Luglio del 2018  l’ETdO ha effettuato in prima assoluta una registrazione di arie, danze e mottetti tratti da importanti opere di Gerolamo Melcarne, “Il Montesardo”, musicista del primo Seicento originario del Capo di Leuca (Salento). Nello stesso anno è stato prodotto “Zoì ce Agapi”, dedicato alla cultura grika nella Terra d’Otranto del primo Seicento. Entrambi i progetti sono risultati vincitori del bando pubblico Puglia Sounds Record della Regione Puglia, sono stati recensiti da importanti riviste musicali e presentati su Radio Tre (La Stanza della Musica) e Radio Vaticana (Lo Scrigno Musicale). 

Il gruppo ha realizzato altri progetti discografici per Salento altra Musica, Velut Luna, Il Manifesto, Orfeo, Audiophile Sound, Baryton, casa editrice ARGO, Radio Italia, RAI Due TV e Radio Tre RAI. 

La direzione musicale è affidata al M° Doriano Longo e quella artistica al M° Pierluigi Ostuni.

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