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“Jate sospiri mieje”. Teresa Iervolino e la sua Napoli

Fondazione Culturale Ezio De Felice-Palazzo Donn’Anna
19.00 - 20.00
Gratuito

Teresa Jervolino, contralto

Ensemble Scherza l’Alma

Giuliana di Donno, arpa

Leonardo Massa, violoncello e calascione

Peppe Copia, chitarra barocca e battente

Mauro Squillante, calascioni, mandolino, concertazione

Programma

Marechiaro – F.P. Tosti

Fenesta Avascia – G. Cottrau

La Danza – G. Rossini

Me Voglio Fa Na Casa – G. Donizetti

Santa Lucia Luntana – E.A. Mario

Lu Cardillo – P-Labriola

Ciaola – Anonimo Detto “Sbruffapappa”

Michelemma’ – F.P. Tosti

Miezz O’ Grano – E. Nardella

Lo Guarracino – Anonimo

Li Sospiri – G. Cottrau


“Jate sospiri mieje”. Teresa Iervolino e la sua Napoli

Progetto Speciale prodotto dall’Associazione Talenti Vulcanici

Programma musicale a cura di Paologiovanni Maione


«Jate suspiri mieje»

o sia Gli spassi di Teresa

O bello tiempo antico,

o canzune massicce,

o parole chiantute,

o conciette a doisòle,

o museca de truono,

mo tu non siente mai cosa de buono!

                                               (G. B. Basile)

E vi conchiudo che questa grandezza, e bellezza di sito fu cagione che Napoli fusse desiderata da tutte le genti, e da tutte le parti vi concorsero Greci da Oriente; Vandali, Goti, Unni, Longobardi da Settentrione; Sarraceni da mezzogiorno; e non è homo che non la brami, e che non desideri di morirvi: che felicità de gli asiani? Che contenti della terra di promissione? Che tutti haveri del mondo? Napoli è tutto il mondo!

(G. C. Capaccio)

«Jate suspiri mieje» evoca la malia di uno struggimento che coniuga la malinconia alla rimembranza, è quel soffio gratificante che svuota la mente dagli affanni per ritirarsi nella contemplazione di attimi irripetibili fatti di accorati istanti, che graniticamente si fissano nel “corpo” scuotendolo ogni qualvolta risorgono dal nulla gratificando e ritemprando. È il viaggio di una giovane voce che ripercorre, commossa, la propria terra d’elezione attraverso la sua voce e i suoi canti, recupera in maniera catartica i suoi affetti fanciulli all’insegna di una “cantatrice” memorabile e semplice che salutava i suoi feriali giorni con il suo gioioso e languido canto. Un’ugola che rivive quotidianamente, nella virtuosa “fanciulla”, rinfrancandola e coccolandola, è quella voce-germe da cui nasce e si rinnova la sua arte: Teresa continua a cantare e a dare voce a questa donna che vive in lei.

Non è il capriccio di una mercatura ruffiana – tutti i cantanti amano cimentarsi con i canti di Partenope sicuri dell’alto riscontro commerciale –, ma il bisogno di un ricordo da condividere con generosità in nome di tutti coloro che non riescono a partecipare i loro segreti affetti, Teresa diventa la voce di un’umanità “semplice” che non si vergogna di mostrarsi nelle sue vulnerabilità.

Chitarre, mandolini, arpa, archi e vaghissime percussioni avvolgono questo percorso inusitato fatto di lunghe melodie – come solo i “napoletani” sanno fare arricchendole di tutti quei “trabocchetti” armonici atti a gestire i sensi – e teatralissime ballate – rutilanti e “belcantistiche” dove il virtuosismo diventa teatro sublime per orecchie che vedono. Agili passaggi, fioriture orientaleggianti, frasi “gustative” dove la parola è tutt’uno con le note coadiuvando percezioni variegate, storie struggenti narrate con perizia poetica di irraggiungibile liricità, ironiche e ridanciane situazioni – talvolta cariche di tensioni “drammatiche” – che predispongono all’allegrezza sono tra gli ingredienti del florilegio delle pagine scelte per questa festa, uno “spasso” assai serio di una cantante disposta a offrire il proprio “tesoro” a coloro che sapranno coglierne le sfumature e i palpiti.

Le ardite architetture poetiche, retoricamente attrezzatissime e foneticamente studiatissime, sono edificate da una cultura “popolare” intrisa di sapienza dissimulata per un gioco efficace e sofisticato, la «singolare fantasia, capricciosa, di un brio indiavolato» (B. Croce) de Lo Guarracino è esemplare di un viaggio complesso in cui “alto” e “basso” gareggiano in declinazioni orali e scritte infinite, fonti dissimili si contaminano in un processo inesauribile che ne delinea il mito leggendario, sgargiante e lussureggiante è la virtuosistica – forse una sorta di trance – e spossante articolazione dove si sommano significato e suono. Sono due i percorsi uditivi, quello narrativo e quello squisitamente sonoro: qui si vede la capacità dell’affabulatore-cantore, quella sapida conoscenza ascrivibile, forse, solo ai cantastorie o ai virtuosi “buffi”: sciorinano senza alcun affanno testi infiniti ipnotizzando e esaltando lo “spettatore” che all’unisono respira e “canta” con loro.

Questa comunione di intenti si fa poi lieve in quei distesi intrattenimenti dove le caleidoscopiche nuance espressive e dinamiche prendono il sopravvento predisponendo all’intimo esercizio dell’“anima”, si tratta di catartiche carezze suggerite da “fogli” inerti alla ricerca di vita che unicamente un eletto può porgere con quella sprezzatura opalescente che distrae dalla tecnica e dall’arte. Scienze “naturali” e “semplici” che ammaliano e rapiscono facendo perdere il ben dell’intelletto, i sensi sono conquistati e la ragione è obliterata e sopraffatta da orditi traditori che deviano l’attenzione dalla ardita costruzione tesa a costruire un “innocuo” manufatto, commovente e sensuale.

Le grandi “firme” non possono alienarsi da simili “insegnamenti” per cui ricorrono a quelle strategie sopraffine per arricchire il proprio catalogo di pagine “favorite” ricche di una couleur locale disarmante al cospetto dei modelli, i professionisti si appropriano di stilemi e “atmosfere” per tacciare una Napoli indimenticabile per la quale sono disposti a rivestire abiti “anonimi” o “falsi”. L’olimpo degli operisti contribuisce ad arricchire questo patrimonio musicale forgiando composizioni destinate a restare immortali nei repertori “popolari” mostrando un lato inedito dove apparentemente sono sopite le dinamiche melodrammatiche, eppure i moduli operistici entrano nell’immaginario “napoletano” e si insinuano in carte pentagrammate impareggiabili.

Teresa intanto sguazza tra questi balocchi con la consapevolezza della cantatrice-maga, colei che porge spontaneamente una voce intrisa di “storia” e “sapere” che sprezza l’ostensione, la libertà dalle insidie la conduce in un sentiero avventuroso dove solo la bellezza e l’armonia regnano sovrane soggiogando gli ascoltatori senza infingimenti perché ha il potere di muovere agli affetti, lei che già è stata baciata e invasa da quelle emozioni che ricrea con quel soffio irripetibile della resurrezione delle immote indicazioni offerte nel tempo dai sommi cantori: abbandonatevi e lasciatevi irretire!

Paologiovanni Maione


Teresa Iervolino

Nasce a Bracciano (Roma) il 14 Maggio 1989 e già da bambina dimostra interesse per la musica e all’età di 8 anni inizia a studiare pianoforte. Successivamente attratta dall’opera decide di dedicarsi al canto lirico, continuando parallelamente lo studio del pianoforte e affiancando quello di composizione. Nel 2007 viene ammessa al Conservatorio D.Cimarosa di Avellino dove consegue nel 2011 il diploma di canto con il massimo dei voti e la lode e successivamente si perfeziona con una serie di masterclasses sotto la guida di artisti di grande fama. Inizia già nel 2008 ad esibirsi in una serie di concerti lirico-sinfonici nel territorio campano e dal 2010 inizia a vincere un serie di concorsi. Nel 2012 vince il 63° concorso per giovani cantanti lirici d’Europa 2012 ASLICO, al quale susseguono altre tante vittorie a concorsi di alto rilievo internazionale come il Primo Premio al Concorso Maria Caniglia, il Primo Premio al Concorso “Città di Bologna”, il Primo Premio al Concorso lirico Internazionale Salicedoro 2012 e il Primo Premio al Concorso “Etta Limiti”. Vince l’ASLICO 2013 per il ruolo di Tancredi. Inizia così la sua scalata ai maggiori teatri lirici italiani e internazionali come il Filarmonico di Verona, il Regio di Torino, l’Opera di Roma, Il San Carlo di Napoli, il Teatro Massimo di Palermo, lo Chatelet di Parigi, il Duch National Opera di Amsterdam, il Rossini Opera Festival, la Fenice di Venezia, La Scala di Milano, l’Operà de Paris, il Rossini Opera Festival, il Saltzburg Festspiele, Statsooper di Munich e tanti altri ancora, interpretando sempre ruoli di protagonista e diretta da grandi direttori come Roberto Abbado, Alberto Zedda, Jean-Christophe Spinosi, Donato Renzetti, Christophe Rousset, Riccardo Chally, Marco Armiliato, Daniel Oren. Nel 2015 viene anche scritturata per una registrazione con la Warner Classics/Erato della Partenope di Haendel diretta da Riccardo Minasi nel ruolo di Rosmira e nel 2019 per l’incisione della Betulia Liberata diretta da Christophe Rousset. Il mezzosoprano irpino continua tutt’oggi la sua ascesa verso una carriera di alto prestigio. Infatti tra i suoi numerosi prossimi impegni vedremo il suo ritorno al Teatro San Carlo con nell’Ermione di Rossini, il suo debutto allo Staatsoper di Berlino nel Barbiere di Siviglia, il suo primo impegno a Santa Cecilia diretta dalla magistrale bacchetta del M. Pappano e il suo debutto al Liceu di Barcellona con uno dei suoi cavalli di battaglia: Arsace nella Semiramide di Rossini.

 

Scherza l’Alma Ensemble (con strumenti originali)

Dal 1996, anno in cui è stato fondato da Mauro Squillante e Leonardo Massa, Scherza l’Alma è l’ensemble di strumenti antichi dell’Accademia Mandolinistica Napoletana. La formazione conduce da allora una proficua ricerca sull’organologia, sul repertorio e sulla prassi esecutiva degli strumenti a plettro antichi, che ha portato alla prima esecuzione moderna di numerose musiche originali eseguite su ricostruzioni di strumenti quali mandolone, mandola, colascione ecc. Scherza l’Alma ha al proprio attivo numerose partecipazioni a festivals internazionali, incisioni discografiche e trasmissioni radiofoniche e televisive.

 

Mauro Squillante

Mandolinista, è considerato uno specialista negli strumenti antichi a plettro (mandolini e mandole, mandolone, colascioni, cetra), sul cui repertorio, organologia e prassi esecutiva conduce una costante attività di ricerca. Diplomato presso il conservatorio Pollini di Padova, ha approfondito i propri studi musicali con Hopkinson Smith e Crawford Young presso la Schola Cantorum Basilensis, Enrico Baiano, Federico Marincola, Emilia Fadini, Edoardo Eguez. Svolge una intensa attività concertistica in Italia ed all’estero esibendosi da solista, in duo col clavicembalista Raffaele Vrenna, in trio con l’arpista Mara Galassi e il soprano Marinella Pennicchi, e con gli ensemble Lirum li Tronc e Scherza l’Alma. Numerose le sue collaborazioni con orchestre ed ensemble di musica antica di livello internazionale come il Zefiro Ensemble di Alfredo Bernardini, i Freiburger Barok Orchestrer, la Venice Baroque Orchestra, la Cappella della Pietà dei Turchini, Arte dell’Arco, European Chamber Orchestra, Musica Perduta, Collegium Pro Musica; svolge inoltre la propria attività presso enti lirici quali il Teatro S. Carlo, il Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Petruzzelli di Bari, il Teatro Verdi di Salerno. Fra i Direttori d’orchestra con i quali si è pregiato di collaborare figurano Renè Jacobs, Andrea Marcon, Peter Maag, Louis Bacalov, Antonio Florio, Gabriele Ferro. Ha inciso per le case discografiche Stradivarius, Harmonia Mundi, opus 111, Brilliant, Tactus, Felmay – Dunya records, Bongiovanni, Niccolò, Oriente Musik, Vigiesse, Respect Records. Ha effettuato inoltre registrazioni radiofoniche per la RAI e le emittenti radiofoniche e televisive francesi e tedesche. Ha pubblicato per la casa editrice musicale Mnemes – Alfieri e Ranieri Publishing di Palermo e per la casa editrice Santabarbara. È Presidente della Accademia Mandolinistica Napoletana, associazione riconosciuta per il proprio fondamentale apporto alla rinascita del mandolino a Napoli; direttore artistico dei Corsi estivi e del Festival mandolinistico che si svolgono annualmente ad Avigliano (PZ). Insegna Mandolino e strumenti a plettro storici nei Corsi di Musica Antica di Urbino organizzati dalla Fondazione Italiana per la Musica Antica. È docente di mandolino presso il Conservatorio “Piccinni” di Bari e professore a contratto presso il Conservatorio “G. Martucci” di Salerno.

 

Giuliana De Donno

Nata a Matera, si è diplomata in arpa classica presso il Conservatorio “S. Cecilia” di Roma. Ha approfondito la sua formazione e la sua ricerca specializzandosi in arpe popolari quali celtica, paraguayana e viggianese. Il suo ultimo Cd “Harp to harps” (Twilight Music) rappresenta la sintesi del suo percorso musicale. Nell’ambito della musica classica e popolare, ha effettuato concerti in Italia e all’estero (Francia, Inghilterra, Germania, Tunisia, Paraguay, Brasile, Messico ecc). Ha collaborato con numerosi e importanti artisti italiani e internazionali tra cui Simone Cristicchi, Nino D’Angelo, Roberto De Simone, Ambrogio Sparagna, Amedeo Minghi, ha inoltre suonato per il teatro (con Giancarlo Giannini, Arnoldo Foà), cinema (Ettore Scola), per la televisione (Rai, Mediaset ecc) e radio (RadioRai, Radio Tedesca WDR 3, Radio Svizzera Italiana). Nel 2008 ha avviato la prima scuola in Italia di arpa popolare italiana con sede a Viggiano (PZ). Nell’ottobre 2014 in qualità di rappresentante degli artisti, è stata componente della delegazione del Comitato di Matera 2019 città candidata a Capitale Europea della Cultura, presso il MIBACT e a Gennaio 2019 ha aperto con una sua esibizione, la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 alla presenza del Presidente del Consiglio e delle più alte cariche dello Stato. Attualmente, oltre alla intensa attività concertistica, tiene stage in Italia e all’estero ed è docente di arpa presso il liceo musicale D. Cirillo di Bari.

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