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Musica per meditare: dolore e speranza raccontati dal romanticismo organistico

In collaborazione con il Conservatorio di Musica Stanislao Giacomantonio di Cosenza

Parrocchia di sant’Antonio Commenda di Rende
19.30 - 20.30
Gratuito

INGRESSO GRATUITO


In collaborazione con il Conservatorio di Musica Stanislao Giacomantonio di Cosenza

Programma

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847) dalla Sonata II per organo: 1.Grave; 2.Adagio.

Johannes Brahms (1833-1897) Fuga in La bemolle minore.

Matteo Maiolo (1995- /) Improvvisazione in stile romantico.

César Franck (1822-1890) Chorale n.2 en si mineur.

Alexandre Guilmant (1837-1911) Marche funèbre et chant séraphique.


Musica per meditare: dolore e speranza raccontati dal romanticismo organistico

GUIDA ALL’ASCOLTO 

La scelta del repertorio rappresenta un viaggio attraverso le scuole organistiche tedesche e francesi del 1800, con particolare riferimento ai brani dal carattere malinconico e meditativo, che danno voce ai conflitti ed ai drammi interiori tipici dell’epoca romantica: pessimismo/ottimismo nei confronti del destino umana, sofferenza/speranza, timore della morte/fede in Dio, ecc…

Sebbene abbiamo informazioni storiche e stilistiche su ciascun brano, non possiamo dare un’interpretazione univoca a ciascuno di essi: è qui che si lascia comunicare la musica, e lasciare che “muova gli affetti” e le nostre riflessioni. 

Felix Mendelssohn Bartholdy (‪1809-1847‬), 

dalla Sonata II per organo:

  1. Grave;
  2. Adagio;

La Sonata n.2 per Organo, facente parte della raccolta delle “6 Sonate per Organo”, composte tra la fine del 1844 e l’inizio del 1845, e pubblicate in Inghilterra dove furono eseguite da Mendelssohn stesso in diversi recital, si compone di 4 movimenti: i primi 2 in tonalità di Do minore e dal carattere melanconico, gli altri 2 in Do maggiore e dal carattere brioso e maestoso. 

Per il nostro percorso, ci interesseranno solo i primi due movimenti: la Sonata si apre con un drammatico Grave, scritto in forma quasi accordale e caratterizzato da un continuo levare e battere, che può ricordare il ritmo puntato dei plen jeux francesi. Il Grave sfocia poi in un Adagio di altissima intensità lirica, in cui non abbiamo più un carattere solenne e drammatico, ma una tenue malinconia data dal registro di Solo nella mano destra, accompagnato dolcemente dalla mano sinistra e pedale. 

Johannes Brahms (‪1833-1897‬)

Fuga in La bemolle minore

Scritta intenzionalmente in una tonalità del tutto inusuale e mai utilizzata prima di allora nella letteratura organistica (con ben 7 bemolli in chiave), la Fuga in la bemolle minore è costituita da un andamento lento e da un soggetto cromatico che da’ un senso di indefinito e misterioso. 

La Fuga si sviluppa attraverso un contrappunto fitto e rigoroso che da luogo ad un crescente pathos, ma che continua a lasciare un senso di indefinito tra malinconia e speranza. 

Prima di essere pubblicata nel 1864, la fuga fu sottoposta a visione di Robert Schumann e sua moglie Clara Wieck, la quale, attraverso la corrispondenza di cui disponiamo, rivelò grande ammirazione per questo pezzo e la sua profondità. 

César Franck (‪1822-1890‬)

Chorale n.2 en si mineur

Il brano fa parte della raccolta dei “3 Chorales pour Grand’Orgue”, che rappresentano non solo l’apice della maestria di Franck nel comporre per organo, ma anche tra i massimi capolavori della letteratura organistico mai composti.

Emblematica è la genesi dei 3 corali: furono composti negli ultimi 3 mesi di vita del compositore, ovvero tra Agosto e Novembre 1890, quando egli era gravemente malato a letto; ma, per via della sua salute, non ebbe mai possibilità di recarsi a suonare i Corali sull’organo: per cui, li scrisse e li elaborò suonandoli sul pianoforte in casa, a 4 mani con i suoi allievi. 

La raccolta fu quindi pubblicata postumamente. 

Il Corale n.2 è il più mesto e severo tra i 3 corali e, come tipico della musica di Franck, è costituito da una pluralità di temi in cui ogni tema rappresenta simbolicamente qualcosa: attraverso questa “teatralità”, i temi sono sviluppati, messi in dialogo o in contrasto, sfumando tutte le sonorità dell’organo dal pianissimo al fortissimo e viceversa, per concludersi dolcemente con un carattere di speranza alla fine. 

Alexandre Guilmant (‪1837-1911‬)

Marche funèbre et chant séraphique

Guilmant, compositore francese della generazione successiva a quella di Franck, ma proveniente da altro maestro, scrisse una raccolta di pezzi ad uso liturgico per organo. Fra questi si annovera la “Marcia funebre e Canto serafico”:

sebbene di grandi dimensioni, il brano segue il classico schema Marcia-Trio-Marcia, a cui si aggiunge il Canto serafico alla fine. 

Il climax del brano è rappresentato dal Crescendo che porta la marcia ad una sonorità di Fortissimo, a diventare quasi una Toccata, ed al successivo Diminuendo che conduce al Canto Serafico: un canto che simbolicamente rappresenta l’ascesa dell’anima al paradiso, che è reso attraverso sonorità che richiamino le arpe e l’evanescenza celestiale. 


Matteo Maiolo

Matteo Maiolo (Cosenza, 1995) ha iniziato nel 2013 gli studi di Organo presso il Conservatorio di Musica “S. Giacomantonio” di Cosenza come studente-lavoratore, nella classe del Prof. Emanuele Cardi, dove nel 2021 ha conseguito il Diploma Accademico di I livello con il massimo dei voti e la lode.
La sua formazione artistica comprende inoltre la prassi dell’improvvisazione e del basso continuo, studiati in Conservatorio sotto la guida del M° Matteo Venturini. Ha arricchito la sua formazione artistica e professionale all’estero, attraverso il programma Erasmus+, svolgendo:
– nel 2020 un semestre di studio nei Paesi Bassi, presso il Prins Claus Conservatorium
di Groningen, nelle classi dei Proff. E. Wiersinga e T. Jellema, e nella classe di
improvvisazione di Sietze de Vries;
– nell’estate 2021 un tirocinio post-laurea in Germania, presso la parrocchia Se.no.ka
nell’arcidiocesi di Friburgo in Brisgovia, sotto il tutorato del M° Michele Savino.

Dal 2021 è iscritto al Biennio di Organo ad indirizzo Liturgico/improvvisativo come
studente Double Degree, ovvero come doppia iscrizione tra il Conservatorio di
Cosenza ed il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma, dove in quest’ultimo studia
improvvisazione sotto la guida di padre Theo Flury.
Come concertista, si è esibito presso la Cattedrale di Cosenza per conto della
Fondazione di musica antica “Pietà de’ Turchini” e nelle stagioni concertistiche degli
studenti del Conservatorio; si è inoltre esibito su organi storici nelle città di Verona,
Rezzato, ed in alcune edizioni del festival organistico “Vespri d’Organo” a Pistoia e
Serra Pistoiese.
Ha partecipato alla XV edizione del Premio Nazionale delle Arti svoltasi presso il
Conservatorio di Perugia, classificandosi al 3° posto.
Ha partecipato inoltre a masterclass di perfozionamento tenute da illustri organisti
come Sophie Retaux, Daniel Zaretsky, Peter Westerbrink, Lorenzo Ghielmi, Luca
Scandali e Fausto Caporali.

Come organista liturgico, collabora con la Cattedrale di Cosenza suonando alle messe
domenicali e festive.

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