22 novembre sabato ore 20.30

Gallerie d'Italia, Palazzo Zevallos Stigliano, NAPOLI, Via Toledo, 185

IOLE - Nicola Antonio Porpora

Concerto de' Cavalieri, direzione: Marcello di Lisa - Soprano: Anna Carbonera - Contralto: Teresa Iervolino - Basso: Iosu Yeregui


Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Prima del concerto sarà possibile visitare la mostra "Tanzio da Varallo incontra Caravaggio. Pittura a Napoli nel primo Seicento". Si consiglia di prenotare al numero verde 80045229

 

Concerto de’ Cavalieri

Marcello Di Lisa, Direttore

 

Fondato a Pisa presso la Scuola Normale Superiore da Marcello Di Lisa, Concerto de’ Cavalieri si è in breve tempo imposto all’attenzione del pubblico e della critica comeuna delle formazioni di maggiore interesse nel panorama della musica antica.

Èpresente in alcune tra le più importanti stagioni concertistiche internazionali, tra cui Musikverein di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam, Auditorio Nacional di Madrid, Centro Cultural de Belém a Lisbona, Festival di Ambronay, in collaborazione con solisti quali Daniela Barcellona, Vivica Genaux, Ann Hallenberg, Kristina Hammarström, Maurice Steger.

Impegnato nella riscoperta e nella diffusione di partiture inedite, in particolare del repertorio barocco romano, ha recentemente dato in prima esecuzione in epoca moderna le serenate Erminia di Alessandro Scarlatti e Jole di Nicola Porpora, e l’opera Tito Manlio (versione di Roma del 1720) di Antonio Vivaldi.

Concerto de’ Cavalieri incide per Sony. In particolare, dal 2011 è impegnato in un progetto discografico pluriennale sull’opera italiana del Settecento (The Baroque Project, Sony/dhm). Il primo volume della serie, Alessandro Scarlatti-Opera Arias (2011), con la partecipazione del mezzosoprano Daniela Barcellona, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui una nomination agli International Classical Music Awards. Il secondo cd, pubblicato nel 2012 e dedicato a Pergolesi, ancora con la partecipazione di Daniela Barcellona, è stato incluso nell’annuale “Want List” della rivista americana Fanfare. Il terzo volume, Antonio Vivaldi-Opera Arias and Concertos (2014), con la partecipazione del mezzosoprano svedese Kristina Hammarström, è stato inserito nel numero speciale di Gramophone dedicato ai Classical Music Awards e nell’Annuario di Opernwelt, tra le migliori registrazioni del 2014.

 

Marcello Di Lisa

 

Marcello Di Lisa ha studiato composizione, clavicembalo e fortepiano. Laureatosi in lettere classiche all’Università di Pisa, nel 2004 ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Filologia e Letterature Greca e Latina presso la stessa università, con una tesi sulla tradizione manoscritta delle opere di Archimede. Ha collaborato con diverse riviste sul pensiero antico.

Presso la Scuola Normale Superiore di Pisa ha fondato Concerto de’ Cavalieri, che dirige in importantifestival e stagioni concertistiche in Italia e all’estero. I suoi lavori discografici, per Sony, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica. È stato scelto come Artista del Mese da Musical America.

Nell’ambito della ricerca musicologica, si dedica allo studio della musica romana del '600 e del '700, con particolare attenzione alle partiture inedite di Alessandro Scarlatti.

 

Anna Carbonera

 

Intraprende lo studio del canto lirico presso il Conservatorio G. Verdi di Milano, conseguito il diploma, parallelamente si laurea in Sociologia, continuando a perfezionarsi con docenti quali M. Custer, R. Abbondanza, R. Scotto, R. Bruson, E. Norberg-Schulz.

E’ in questi anni che si avvicina al repertorio barocco, approfondendo lo studio della prassi esecutiva con G. Bertagnolli e con S. Mingardo e dedicandovisi con sempre maggiore interesse, facendone nel corso del tempo il proprio ambito di elezione.

Finalista e vincitrice di numerosi concorsi internazionali, nel 2011 vince la 65’ edizione del “Concorso comunità Europea per giovani cantanti lirici” del Teatro “Belli” di Spoleto, e nello stesso anno il secondo posto ex-aequo (primo premio non assegnato) del “Concorso di canto barocco F. Provenzale” indetto dalla FondazionePietà dei Turchini di Napoli.

Nel 2013 è stata insignita del prestigioso riconoscimento “Stockholm culture award” con una cerimonia di premiazione a Stoccolma alla presenza delle più alte cariche istituzionali svedesi.

Ha al suo attivo un’intensa attività solistica, che la vede coinvolta sia nell’ambito della musica antica che nel repertorio più tardo, fino alla musica contemporanea.

In seguito alla vittoria al concorso lirico di Spoleto, Anna Carbonera ha interpretato per la stagione 2012 del Teatro il ruolo di Violetta Valery ne “La Traviata” di Verdi sotto la direzione di C. Palleschi, ed è stata inoltre scelta per prendere parte al recital lirico per la celebrazione dei 50 anni di carriera del Maestro R. Bruson; ha partecipato alle tournée a Istanbul presso il Centro di cultura Italiana e alle tournèe del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto a S. Pietroburgo per l’ ”International Musical Hermitage Festival” presso il Museo dell’Ermitage con l’Orchestra filarmonica di S. Pietroburgo sia nel 2012 che nel 2013.

A marzo 2012 ha interpretato in prima esecuzione moderna il ruolo della protagonista nell'opera di P. Generali "Adelaide di Borgogna" presso il Teatro Sociale di Rovigo sotto la direzione di F. Piva, concerto del quale è stato edito un cofanetto dalla casa discografica Bongiovanni.

Ad aprile dello stesso anno è stata impegnata a Pescara nella “Messa in Do minore  k427” di Mozart diretta da P. Veleno, nei “Carmina Burana” di Orff diretti da M. Trombetta a Novara e in un recital rossiniano (“Péchés de ma veillesse”) con il pianista A. Marangoni per la stagione del Politecnico di Torino.

A Giugno 2012 per la stagione de “La Verdi” di Milano ha cantato diretta dal M° D. Ang nella composizione contemporanea “Sacrae Symphoniae” di F. Testi.

Nel 2013 è stata insignita del prestigioso premio svedese “Stockholm Culture awards” con un concerto-cerimonia alla presenza delle più alte cariche dello Stato scandinavo.

Fra i suoi impegni solistici inoltre si possono ricordare: la partecipazione alla produzione “Peer Gynt” di Grieg per l’Accademia di Santa Cecilia presso l’Auditorium Parco della Musica, diretto da M. V. Ashkenazy, la collaborazione con il maestro L. Bacalov per la registrazione di musiche da film, sotto la direzione del quale ha cantato anche per il concerto inaugurale della rassegna “Divinamente Roma (“Requiem op.48” di Faurè, “Salmi del Re David” di L. Bacalov); “La Torcia e il Melograno” di M. D’Amico per l’Auditorium dell’Università “Roma Tre” con l’orchestra Roma Sinfonietta diretta da P. Mianiti; i “Carmina Burana” di K. Orff a Pavia e Milano diretta da G. Prandi; il concerto dell’Epifania 2011 presso la basilica di S. Maria sopra Minerva, Roma, diretta da M. Boemi; “The Cady of Baghdad” (1778) di T. Linley, Jr,  diretto da L. de Filippi nella sua prima rappresentazione italiana; la partecipazione nel 2010 al “Festival Mozartiana” di Gdansk in Polonia con un recital mozartiano e come primo soprano nella “Messa in do Minore k427” di Mozart.

Nell’ambito della musica antica e barocca Anna Carbonera ha collaborato con “Le Parlement de Musique” di Strasbourg come protagonista dell’opera “Alcina” di Haendel sotto la direzione di M. Gester a Vannes per un concerto con musiche di Hasse, Scarlatti e Haendel al Festival di musica sacra di Severgne; è stata Nice nella “Serenata a tre RV690” di Vivaldi presso il Teatro Rossini di Pesaro sotto la direzione di A.Ciccolini; con l’”Europa Galante” di F. Biondi ha cantato Baucis nel “Philemon und Baucis” di Haydn a Madrid; Vespro romano del ‘600 con l’ensemble Concerto Romano diretta da A. Quarta al “Rheingau Musik Festival” in Germania; per il Centro di Musica antica “Pietà de’ Turchini” con l’ensemble “Scherza l’alma”, con “Les Talens Lyrique” di C. Rousset alla Koeln Philharmonie nelle “Lecons des tenebres” di Charpentier/Couperin. 

 

Teresa Iervolino

 

Nasce a Bracciano  il 14 Maggio 1989 e già da bambina dimostra interesse per la musica e all'età di 8 anni inizia a studiare pianoforte, conseguendone il compimento inferiore.

Successivamente attratta dall'opera decide di dedicarsi al canto lirico, continuando parallelamente lo studio del pianoforte e affiancando quello di composizione.

Nel 2007 viene ammessa al Conservatorio D.Cimarosa di Avellino dove consegue nel 2011 il diploma di canto con il massimo dei voti e lode e successivamente si perfeziona con una serie di masterclasses sotto la guida di Domenico Colajanni, Alfonso Antoniozzi, Daniela Barcellona, Bernadette Manca Di Nissa, Bruno Nicoli e Stefano Giannini.

Inizia già nel 2008 ad esibirsi in una serie di concerti lirico-sinfonici nel territorio campano. Nel Novembre 2011 si esibisce in qualità di mezzosoprano nel concerto-conferenza a cura di Vincenzo Ramon Bisogni tenutosi al Piccolo teatro a Firenze in collaborazione con il Foyer e il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Nel 2010 è vincitrice del terzo premio al concorso lirico internazionale “Città di Ravello”. Nel 2012 è vincitrice del 63° concorso per giovani cantanti lirici d’Europa 2012 ASLICO, e in seguito alla vittoria dell’ASLICO si esibisce in vari spettacoli del Circuito Lombardo.

Nel 2012 è vincitrice del Primo Premio al Concorso lirico Internazionale “Città di Bologna” e dei Premi speciali “Gigliola Frazzoni” e “Anselmo Colzani”. In occasione del Concorso “Città di Bologna” segue, inoltre, un corso tenuto dal Soprano Cinzia Forte e dal regista Francesco Micheli.

Successivamente è vincitrice del Primo Premio al Concorso lirico Internazionale Salicedoro 2012, e al Concorso lirico Internazionale “Maria Caniglia” 2012, e vince l’As.Li.Co. 2013 per il ruolo di Tancredi e il Primo Premio al Concorso Internazionale Etta Limiti.

Fa il suo debutto al Teatro Filarmonico di Verona a Maggio 2012 con Pulcinella di Stravinskj al quale seguono quelli di Maddalena nel Rigoletto a Chieti, di Isabella ne’ l’Italiana in Algeri a Como e Ravenna, di Miss Bagott ne’ Il piccolo spazzacamino al Regio di Torino, di Fidalma ne’ Il matrimonio segreto al Festival di Spoleto, di Maffio Orsini in Lucrezia Borgia a Padova,di Tancredi nei Teatri del Circuito Lombardo,come Clarice ne’ La pietra del paragone al Théâtre du Châtelet a Parigi e diCalbo in Maometto II al Teatro dell’Opera di Roma.

Tra i suoi impegni recenti e futuri : Rosina ne Il Barbiere di Siviglia diretta dal M° Montanari al Teatro dell’Opera di Roma, la Cantata Giovanna d'Arco di Rossini con la Tokyo Philarmonic Orchestra diretta dal M° Zedda, Pulcinella di Stravinskij per l'inaugurazione della Stagione Sinfonica del Teatro San Carlo diretta dal M° Ferro , Cornelia in Giulio Cesare all’Opera de Toulon diretta dal M° Alessandrini e Holofernes nella Juditha Triumphans di Vivaldi diretta dal M° De Marchi.

 

Iosu Yeregui de Eguia

 

Nasce a San Sebastián e dopo aver studiato Danza Contemporanea, flauto Traverso e management nella sua terra natale, comincia la sua formazione vocale nel Koninklijk Konservatorium Den Haag, Holanda, la continua nella Schola Cantorum Basiliensis, Svizzera. Attualmente sta completando la sua formazione vocale sotto la tutela di Ana Luisa Chova.

Durante tutti questi anni ha assistito parallelamente a lezioni di canto con Paride Venturi, Carlos Chausson, Carlos Mena, Jessica Cash, Marta Almajano, Sonia Prina, Víctor Torres, Buonaldo Giaiotti e Richard Levitt .

Tanto come solista, quanto come concertista e come interprete di ensemble ha cantato, tra gli altri, nel Teatro Victoria Eugenia, Kursaal, Auditorio de Zaragoza, Auditorio de Cuenca, Auditorium de León,  Gran Teatre del Liceu, Teatro Real, Theater Basel, Freunde für Alte Musik, Circolo Lirico di Bologna, Festival de Wallonie, Bozar Bruxelles, Ópera Vichy, Reims e Saint Etienne, Festival d’Ambronay e Berliner Philarmoniker, solo per citarne alcuni.

Allo stesso modo é stato invitato a partecipare alla 67º edizione della Quincena Musical de San Sebastián con un recital su Mozart.

Ha lavorato sotto la direzione di Maestri come Joshua Rifkin, Jordi Savall, Ton Koopman, Anthony Rooley, Leonardo García Alarcón, Jose Luis Martinez, Jose Luis Basso, Jose Antonio Montaño, Bruce Dickie e Charles Toet, ed agruppazione come Capilla Mediterranea, Los Músicos de su Alteza, Capilla Peñaflorida, Ensemble der Schola Cantorum Basiliensis e A Sei Voci.

Nel suo repertorio appaiono titoli come Requiem, Missa Brevis e la Messa della Coronazione di Mozart, Requiem de Fauré, Magnificat, La Passione secondo San Matteo y e diverse cantate di Bach, La Creazione di Haydn, Membra Jesu Nostri di Buxtehude e Jephte de Handel tra gli altri.

Sulle scene ha interpretato Sarastro (Il Flauto Magico), Masetto (Don Giovanni), Figaro (Le Nozze di Figaro), Caronte y Plutone (Orfeo), Somnus (Semele), Il Re (Ariodante), Zoroastro (Orlando), Polyphemus 5Acis, Galatea & Polyphemus) Ferrando (Il Trovatore), Dottore Grenvil e Marchese d’Obigny (La Traviata) e Simpson (La Tabernera del Puerto).


Nicola Antonio Porpora (Napoli, 17 Agosto 1686; Napoli,3 Marzo 1768)


Festa di nozze a Piedimonte     

 

            Sin dall'estate del 1711 fervono a Piedimonte d'Alife (oggi città di Piedimonte Matese, allora grosso borgo agro-manifatturiero in Terra di Lavoro  e principale residenza dei duchi Gaetani), i preparativi per le solenni nozze fra l'erede della casata, Pascale conte di Alife, e Marie-Magdalène de Croy dei duchi di Havré. Cognato della sposa è il principe Philipp von Hessen-Darmstadt, comandante dell'armata asburgica a Napoli fra il 1709 e il 1713; non un rozzo soldataccio ma un colto mecenate delle scienze e delle arti che, come governatore imperiale di Mantova tra il 1714 e il 1735, si sarebbe prodigato per organizzare stagioni d'opera con la collaborazione di Vivaldi.

            Il padre dello sposo conta fra i più esperti manovratori politici dell'alta feudalità napoletana: Don Nicola Gaetani dell'Aquila d'Aragona, per nascita erede dei titoli di principe di Traetto e duca di Laurenzana, poi -- navigando indenne attraverso i mutamenti di regime in un crescendo rossiniano di pompe spagnolesche, asburgiche e borboniche -- Tenente generale delle milizie, Grande di Spagna, Maresciallo di campo, Gentiluomo di corte, Consigliere di Stato, Gran Giustiziere del Regno, Cavaliere di San Gennaro.

            A distinguere tali celebrazioni dalle tante consimili che costellano questo periodo di luna di miele fra la nobiltà autoctona e i nuovi dominatori del Regno è soprattutto la personalità della padrona di casa e futura suocera, quell'Aurora Sanseverino che da sola fornirebbe materiale sufficiente agli storici di una mezza dozzina di discipline. La straordinaria rete di relazioni familiari, diplomatiche, letterarie e mecenatesche che questa donna di genio, autentica figura chiave di un'intera epoca, era stata capace di creare nel giro di un quarto di secolo venne integralmente mobilitata al fine di trasformare l'imeneo di Piedimonte nel clou di una stagione che vide impazzare i festeggiamenti per l'elezione di Carlo d'Asburgo, fresco sovrano di Napoli, a Sacro Imperatore Romano-Germanico col nome di Carlo VI.

            Sfogliando le cronache di quei mesi, si vede come il ventiseienne Nicola Antonio Porpora si andasse affermando sempre più come il bardo ufficiale del nuovo regime, e ciò grazie al suo rapporto d'impiego col suddetto principe di Hessen-Darmstadt. Migliori psicologi che non i loro eredi del Novecento, i conquistatori "alemanni" di quel tempo non si limitavano a controllare Napoli coi reggimenti di cavalleria e l'artiglieria delle fortezze, ma avevano intuito già prima dei Borboni l'importanza del binomio feste e farina, riservando per il momento la forca come estrema risorsa. Accolti quasi da liberatori dopo gli ultimi durissimi decenni di governo spagnolo, tentarono perfino in campo musicale qualche fraternizzazione multietnica con l'illustre tradizione locale, come si legge in un curioso articolo della "Gazzetta di Napoli" in data 2 giugno 1711: "Ieri fù celebrata con ogni maggior sacra pompa nella Chiesa di S. Luigi de' Padri Minimi la Festa di S. Giovanni Nepomuceno, Canonico di Praga, ad intuito degli Officiali Alemani delle Truppe Cesaree, con innumerabile concorso de' Nazionali, assistendovi Sua Altezza il Principe di Darmestat, con più Cori d'Istrumenti all'Alemana, ed Italiana, con esquisita Musica del Maestro di Cappella della medesima Altezza, Nicolò Porpora."

            Ci vuol poco ad immaginare l'effetto di novità prodotto dalle rinomate bande militari d'oltralpe, e non sarà forse un caso se per tutto il decennio successivo la tavolozza timbrica del Teatro San Bartolomeo si arricchisce di trombe, flauti, oboi e corni in misura senza precedenti. Così ad esempio con Alessandro Scarlatti: nel Tigrane del 1715 e nel Telemaco del 1718, ma soprattutto nel Carlo re d'Alemagna (1716), dove la sinfonia iniziale è una marcia militare in piena regola, e tutti gli "istrumenti all'alemana" ricompaiono nei ritornelli orchestrali oppure come parti obbligate nelle arie.

            "Melodie di molti flauti ad uso germano" accolsero, manco a dirlo, anche il corteo nuziale di Don Pascale e Donna Maria Maddalena. Lo sposalizio si celebrò a Capua il 6 dicembre; le feste si protrassero per altri dieci giorni nel palazzo ducale di Piedimonte alla presenza, fra molta nobiltà invitata, del principe di Hessen-Darmstadt accompagnato dalla consorte e dal fido maestro di cappella. Appunto il Porpora, al quale -- con squisita sensibilità politica e dinastica -- Aurora aveva commissionato uno dei sei lavori musicali di grandi dimensioni (un'opera e cinque serenate) destinati a formare la colonna sonora delle feste; oltre beninteso ad altre "sceltissime musiche di voci e di strumenti ben armoniosi" che risuonarono fin dalla prima sera, e delle quali non ci è dato conoscere con sicurezza gli autori.

 

La Ioleritrovata

 

            Oltre a Porpora, il programma musicale delle feste -- ricostruito con qualche lacuna da un saggio di Antonello Furnari e Carlo Vitali [1] e poi ulteriormente precisato da Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione [2] -- allineava un campione di maestri locali come Giovanni Paolo di Domenico, Nicola Fago detto il Tarantino e Francesco Mancini, ma anche due forestieri: il bolognese Giacomo Antonio Perti e il "sig. Giorgio Friderico Henne, detto il Sassone", cioè Händel, la cui serenata Aci, Galatea e Polifemo HWV 72 (qui ribattezzata La Galatea) aveva esordito a Napoli nell'estate del 1708 proprio su commissione di Aurora e, come nel caso della Iole, su libretto del di lei segretario, il poeta arcade Nicola Giuvo.

            La scoperta di una licenza di stampa collettiva allegata al libretto della Cassandra indovina di Nicola Fago permise allo scrivente di accertare nel 1983 la paternità letteraria del giovanile capolavoro händeliano, che in precedenza era ipoteticamente attribuita al cardinal-vicerè Vincenzo Grimani; ma questa è un'altra storia. Un viaggio di ricerca a Londra e a Vienna, in epoca antecedente alla digitalizzazione e alla messa in rete di tanti tesori bibliografici oggi consultabili con pochi tocchi di mouse, gli consentì di verificare la sopravvivenza tanto della suddetta opera di Fago [3] quanto della serenata di Porpora che costituisce l'oggetto della presente prima esecuzione moderna.

            Il manoscritto SA.68.C.10 Mus della Österreichische Nationalbibliothek porta il titolo originale Serenata à 3 Voci con istromenti/ Posta in Musica/ Dal Sig:r Nicoló Porpora/ 1711. In data non precisata ma sicuramente anteriore al 1847, fu donato da un notissimo collezionista romano, l'abate Fortunato Santini, al collega viennese Raphael Georg Kiesewetter (1773-1850), corredata di un'umile dedica che affermava trattarsi di "un opera [sic] di celeberrimo autore; e legatura di un modo curioso".

            Più che curiosa la rilegatura è addirittura sontuosa, con quel suo pesante marocchino rosso tempestato di arabeschi dorati impressi a caldo. Questo dettaglio stilistico e il ductus tondeggiante dell'unico copista -- chiaro anche se non elegantissimo -- consentono di attribuire senza esitazione l'oggetto all'ambiente scribale napoletano. Una mano più tarda, forse quella dello stesso Santini, aggiunse in alto sul frontespizio i nomi dei personaggi: "Dejanira - Jole Ercole". Non si può dire che prima della nostra identificazione la partitura abbia destato grande attenzione fra i musicologi, a parte un saggio di Helmut Hell che ne analizzava brevemente la sola ouverture [4].

 

Il cast originale, la trama e la musica

 

            La prima ebbe luogo l'11 dicembre 1711 nella sala grande del Palazzo ducale di Piedimonte, con vivo successo e richieste di bis. Cantavano il basso napoletano Antonio Manna (Ercole), creatore di ruoli estremi per estensione e sbalzi intonati a freddo come il Polifemo di Händel e il Pastore nell'Erminia di Scarlatti, più due castrati fiorentini a lungo attivi sulle scene napoletane: Domenico Maria Tempesti (Dejanira) e Giovanni Battista Rapaccioli (Iole). Tutti dotati di considerevole agilità; ma in termini moderni il Tempesti si potrebbe definire un mezzosoprano corto più che un autentico contralto, mentre il Rapaccioli era un soprano dall'estensione do diesis-la, tipica per l'epoca anche nelle colleghe femmine.

            La trama della Iole riprende con varie alterazioni quella narrata da Ovidio nel IX libro delle Metamorfosi (in particolare ai vv. 135-272) e nel IX libro delle Heroides. In più Giuvo fonde in un'unica figura due archetipi mitologici distinti: la timida Iole e la sfrontata Onfale, regina di Lidia; il che gli consente di satireggiare la degradazione di Ercole, impegnato in molli occupazioni ancillari di filatura mentre la donna si pavoneggia con la clava e la pelle leonina sottratte all'eroe.

            Dejanira, moglie di Ercole, è furente di gelosia per gli amori del marito con la schiava Iole, la figlia del re di Ecalia sconfitto in guerra. Desiderosa di riconquistarlo, gli fa indossare una bianca veste intrisa di un unguento ricavato dal sangue del centauro Nesso, a suo tempo ucciso dallo stesso Ercole, cui egli aveva tentato di rapire la sposa, con le frecce intinte nel sangue dell'Idra di Lerna. La vendetta postuma di Nesso si compie: quel presunto magico filtro, antidoto contro i tradimenti coniugali da lui stesso perfidamente spacciato a Dejanira, è in realtà un tenace veleno, che fra atroci dolori consuma le carni di Ercole e lo fa impazzire. Non appena incenerito sul rogo funebre che pone fine ai suoi tormenti, l'eroe risorge per cantare con le due vedove disperate un terzetto di ammonimento agli spettatori contro il pericolo delle passioni sfrenate; tema quanto mai conveniente ad una serenata epitalamica. La vicenda, di per sè luttuosa, è abilmente sceneggiata con abbondanza di concettini eruditi e galanti tipici dell'Arcadia, ma non manca di mescolare agli spunti drammatici una varietà di motivi satirici e di lezioni morali.

            La partitura, introdotta da un'ouverture in tre movimenti dall'agogica piuttosto insolita (Andante - Presto fugato - A tempo giusto), si compone di 16 pezzi chiusi tutti col da capo, fra cui alcune arie di cospicuo interesse belcantistico e tre pezzi d'assieme (un duetto e due terzetti) di eccellente fattura contrappuntistica. Molto notevoli nel finale i due recitativi accompagnati di Ercole. Il numero e il profilo vocale dei personaggi, l'aggressivo virtuosismo sfoggiato da un protagonista maschile che stinge talora nel registro grottesco, la strumentazione magistralmente graduata negli effetti [5], l'originalità nel taglio delle scene fanno della Iole di Porpora un pendant forse intenzionale di Aci, Galatea e Polifemo. Sembra in un certo modo il prologo della rivalità che un quarto di secolo dopo opporrà ancora i due compositori sulle scene operistiche londinesi.

 

                                                                                              Carlo Vitali

 

[1] Antonello Furnari - Carlo Vitali, Händels Italienreise. Neue Dokumente, Hypothesen und Interpretationen, in "Göttinger Händel-Beiträge", Band IV, Kassel etc., Bärenreiter, 1991.

[2] Francesco Cotticelli - Paologiovanni Maione, Onesto divertimento, ed allegria de’ popoli. Materiali per una storia dello spettacolo a Napoli nel primo Settecento, Milano, Ricordi, 1996.

[3] La partitura manoscritta della Cassandra indovina si conserva in forma adespota presso la British Library di Londra (Add. 14239); essa fa parte del fondo donato nel 1843 dalla Marchesa di Northampton, la quale l'aveva a sua volta acquistato dal collezionista e melomane napoletano Gaspare Selvaggi.

[4] Helmut Hell, Die neapolitanische Opernsinfonie in der ersten Hälfte des 18. Jahrhunderts, Tutzing, H. Schneider, 1971.

[5] Oltre agli oboi, usati con fraseggi di volta in volta patetici o bellicosi, nella sezione degli archi compaiono indicazioni come "violoncello solo", "violone", contrabbassi", "violini soli", "violini di ripieno".


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