21 maggio sabato ore 20.00

Veranda neoclassica Museo Aragona Pignatelli Cortes

Filippo Morace
Giuseppina Bridelli
Talenti Vulcanici

Tessere da una commedeja pe' mmuseca, La festa di Bacco di Leonardo Vinci (Napoli, 1722)




Giuseppina Bridelli - mezzosoprano

Filippo Morace - basso


Talenti Vulcanici

Monika Toth - primo violino e tutor

Raffaele Nicoletti, Alice Miniutti, Koppàny Hunyadi, Katarzina Solecka, Enrico Gramigna, Rudolf Balazs - violini

Eszter Farkas, Clelia Gozzo - viole

Peter Jànoshàzi, Nazarena Ottaiano - violoncelli

Filippo Calascibetta - contrabbasso

Giovanni Bellini - liuto e tiorba

Rossella Policardo - clavicembalo

Stefano Demicheli - direttore


Ideazione del progetto Paologiovanni Maione
Drammaturgia Filippo Morace
Revisione delle partiture Giacomo Sances
 

Costumi di scena Giusi Giustino, Teatro San Carlo

L'evento si avvale della collaborazione di Wine&theCity con la partecipazione del Consorzio Vini d'Irpinia

Si ringrazia "Leonardo Vinci Opera Omniahttp://www.vinciedition.org/


Programma musicale
 
Antonio Vivaldi: Ouverture da "Tito Manlio"

Vinci Leonardo: La festa di Bacco

1.      Io traduto lo sdigno

2.      Voglio vedere mprimmo

3.      Sine figlio pigliatella

4.      Peo de fureie scatenate

5.      Si mbè sò nzemprecella

6.      Lo peccerillo mprimmo hà paura

7.      O chisto o la morte

8.      Dà ccà n’antro trantillo

9.      Sento nò speretillo into à stò core

10.   L'augelluzzo quanno cova

Francesco De Majo: Tarantella dalla Serenata “L’Astrea Placata”


Ingresso libero al concerto per la notte europea dei Musei. Biglietto d'ingresso al Museo € 1,00

Note di sala

Il magistero di Leonardo Vinci nel genere della commedeja pe musica, ampiamente riconosciuto da una storiografia plurisecolare che affonda le proprie radici in un repertorio di fonti primo settecentesche, è restituito interamente dalla sola partitura de Li zite ngalera. Il catalogo vinciano annovera ben dieci titoli di commedie, destinate alle sale teatrali partenopee, delle quali resta solo una memoria frammentaria, e proprio da una raccolta di pagine scelte da La festa de Bacco, custodite in Germania presso la Santini-Bibliothek di Münster, che si cercherà di evocare uno spettacolo memorabile del 1722 apparso sulle tavole del Fiorentini e poi nel ’32 su quelle del Nuovo sopra Toledo. Ma va ricordata anche la ripresa della commeddeja a Vasto nel 1723 nel teatro del palazzo del marchese Cesare Michelangelo d’Avalos.

Le riprese del titolo sono testimoni del gradimento che lo spettacolo riscosse a suo tempo; la commedeja intonata dal musicista caro a Metastasio fu scritta da Francesco Antonio Tullio che legò la sua lunga carriera di librettista al nuovo genere drammatico, fu proprio lui l’ideatore dell’aurorale Cilla del 1707 che inaugurò la scrittura delle commedie in musica. Per La festa de Bacco il poeta imbastisce una gustosa azione “arcadica” che ha luogo nelle amene campagne del napoletano durante i riti propiziatori legati alla vendemmia. Va da sé che le suggestioni del baccanale descritto da Tullio rinviano a una serie di simboli ravvisabili in altre festività cittadine non meno ricche di segni e, come quelle rappresentate, non sempre di specchiata “spiritualità”. Le irrefrenabili “manie” della Piedigrotta e le “inghirlandate” processioni gennariane fanno capolino nella fitta trama “bacchica” all’insegna di uno schema amoroso complesso e seriale costruito su coppie “mobili” mosse da irrequieti amori.

Le locandine dei due allestimenti napoletani presentano interessanti maestranze destinate a segnare la vita materiale dello spettacolo comico come Simone de Falco e Laura Monti.

 

1722

1732

Pomponeio Taratappa

N.N.

Francisco Ciampi

Senobbeia Cecavoccola

Semmuono de Farco

Semmuono de Farco

Ciulla Taratappa

N.N.

Laura Borghese

Luzeio Parasacco

Felippo Calandra

Antonia Colasanti

Ninfa Parasacco

N.N.

Paula Fernandez

Rajemo Tommariello

Gnazeio Borgaglia

Andrea Masnò

Perna Cocciolella

Poleta Costa

Laura Monte

Giangrazeio Mafrone

Giovanne Romaniello

Giovanne Romaniello

 

Simone de Falco nel corso degli anni ricoprì ai più alti livelli il ruolo di “vecchia” con un’unica eccezione documentata ne Il gemino amore di Antonio Orefice del 1718 in cui sostenne il personaggio di Pancrazio Caralice. La carriera del “commediante”, per quanto non del tutto documentata, si svolge prevalentemente sulle scene del Fiorentini e le sue caratteristiche attoriali rientrano in quelle descritte da Andrea Perrucci per le figure di «donne cariche di anni, che si lisciano, s’imbellettano, e si credono ancor giovani» o «di ruffiane; essendo eccellentissime le vecchie per gli affari amorosi»: la galleria dei personaggi sostenuti da de Falco è mirabolante e il suo divenire scenico non risulta mai aggrappato a una pedissequa o compiaciuta formula. Leggendo gli itinerari scenici dell’artista emergono le vicende di una carriera in progress ricca di spunti per valutare la maturazione tecnico-performativa di un cantante che racchiude in sé tutte le sapienze della categoria, più volte è chiamato ad esibire competenze tecniche che travalicano il dato squisitamente vocale, la “vecchia” in musica prevede una serie di caratterizzazioni: un catalogo di occorrenze è desumibile dalle didascalie esplicite e implicite in una teoria di esibizioni all’insegna dell’alta specializzazione. Gestualità, mimica, voce, costume, trucco sono indicazioni che concorrono all’efficace visualizzazione della consapevolezza scenica del professionista unita a uno stile musicale di forte impatto legato a clichés propri dei “buffi”: la sillabazione rapida e accentuata, incursioni caricaturali in linguaggi vocali lontani dai propri domini, esibizione di strutture formali variegate – rigorose o scompaginate arie con da capo, canzoni strofiche, strutture binarie e naturalmente il cimento nelle intricate spire degli insiemi. Laura Monti invece presenta una vita teatrale assai movimentata che va dalla giovanile specializzazione nei ruoli di “servetta” – carriera coronata dall’incursione sulle tavole regie del San Bartolomeo nell’indelebile figura della Serpina pergolesiana de La serva padrona – a quella di “primo uomo” che sicuramente richiese una rimodulazione della propria vocalità e una riformulazione delle proprie attitudini sceniche. Inoltre la sua nascita al mestiere è ignota se nel 1727 dichiara di avere una lunga consuetudine con la pratica teatrale e dai repertori risulta presente in appena tre produzioni tra il ’22, in cui apparve come Schiavottella ne’ Li zite ngalera sempre di Vinci,e l’anno della sua dichiarazione sulla militanza scenica, per cui bisogna ipotizzare la comparsa non documentata sia in compagnie armoniche – ma a tutt’oggi non trapela un simile coinvolgimento – che in quel misterioso mondo della commedia dell’Arte assai avaro di testimonianze.

La partitura del 1722 approntata da Vinci è nel ’32 rielaborata da Leo – il musicista è pagato trenta ducati per gli “accomodi” – con interventi tesi ad adattare lo spettacolo alle nuove maestranze impegnate. Nella lettera dedicatoria assai ambigue appaiono le promesse di novità se a scorrere il libretto, attenendosi all’indicazione che «Ll’arie co chisto Signo § so’ de lo Sagnore Lonardo Leo, primmo Organista de la Cappella Reale de Napole», risultano di Leo solo tre arie e forse quelle due dal nuovo testo rintracciabili nel primo atto alle scene tredicesima e diciassettesima ma non è da escludere che si potrebbe trattare di brani musicali di repertorio poeticamente travestiti. La mancanza delle partiture non permette di verificare l’effettiva opera di intervento di Leo che di sicuro deve aver modellato, forse solo con innocui interventi, le parti per i cantanti scritturati. Rispetto all’impalcatura originaria sono affidati due nuovi interventi solistici a Luzeio (I.3) e Rajemo (I.13); è sostituito il duetto tra Ciulla e Rajemo «Chiena d’ammore» con l’aria «De notte, si vide» intonata da Ciulla e il duetto conclusivo del primo atto «Tu si’ giovene, e si’ bello» con «Carillo mio, carillo».

Come allora si cercherà di godere di un divertimento “onesto” destinato all’allegria dei popoli:

 

Nce n’allegrammo

co tutte quante:

sempe contiente

pozzate sta.

 

Paologiovanni Maione


Filippo Morace, Basso-baritono, nasce a Napoli e studia canto al Conservatorio di Salerno sotto la guida del M° Pina Schettino diplomandosi con il massimo dei voti. Si perfeziona prima con R.Panerai e, successivamente, con Shermann Lowe. Vincitore di numerosi concorsi nazionali ed internazionali, nel 1999 si qualifica primo assoluto nel concorso G. Belli di Spoleto dove segue i corsi di tecnica ed interpretazione vocale tenuti da N. De Carolis e Renato Bruson e debutta nelle Nozze di Figaro di Mozart e in Oberto Conte di San Bonifacio di Giuseppe Verdi sempre nel ruolo del titolo.Ha al suo attivo numerosi allestimenti di opere nei teatri Venezia, Klagenfurt, Roma, Napoli, Berlino. Partecipa altresì alla inaugurazione del Teatro dell’Opera di Roma nella Tosca di Puccini (Carceriere), al fianco di Luciano Pavarotti, diretto da Placido Domingo, trasmesso in Mondovisione.Nell’ultima stagione Lirica ha cantato al comunale di Reggio Emilia nell’Alidoro di L.Leo con l’orchestra barocca della Pietà dei Turchini diretta dal M.° T.Florio, ne Lu vommero a duello (Don Simone) di R. De Simone per il San Carlo di Napoli nel Festival Internazionale di Napoli, nel Don Bucefalo (Don Bucefalo) di Cagnoni al Festival della Valle d’Itria,nella Didone (Sinone il Greco) di Cavalli al Teatro alla Scala di Milano ,nella Virtù de’ strali d’Amore (Marte) di Cavalli al Teatro la Fenice di Venezia con l’orchestra Europa Galante diretta dal M.° F.Biondi.Vanta prestigiosi riconoscimenti e numerose registrazioni audio e video.


Giuseppina Bridelli nata a Piacenza nel 1986, si diploma con il massimo dei voti e la lode a soli 21 anni sotto la guida di Maria Laura Groppi. Si perfeziona nel repertorio barocco con Sonia Prina. Nel 2007 vince il Concorso Internazionale As.Li.Co. e debutta nei panni di Despina in “Così fan tutte”, nei Teatri di Brescia, Cremona, Como e Pavia per la direzione di D. Fasolis e la regia di M. Dammacco. Dall’autunno del 2008 entra a far parte della Scuola dell’Opera Italiana, presso il teatro Comunale di Bologna. Ha inoltre partecipato Tournèe in Giappone, come Enrichetta ne “I Puritani” e Mercedes in “Carmen”. Intensa anche l’attività nell’ambito della musica da camera e contemporanea: ha interpretato i “Cinque frammenti di Saffo” di Luigi DallaPiccola e i Ruckert Lieder di Mahler al Comunale di Bologna, il monologo“Le bel Indefferent” di M. Tutino e il ciclo “Das Knaben Wunderhorn” di Mahler al 36° Festival della Valle D’Itria. Ha vinto il primo premio al Concorso di canto barocco Fatima terzo di Vicenza, il 2° premio al Concours international de chant baroque de Froville 2012, il 1° premio al Concorso internazionale di canto barocco “F.Provenzale” 2012, e il secondo premio al Moniuszko international singing competition 2013.


Stefano Demicheli nato a Torino nel 1975, è diplomato in organo e composizione organistica e in clavicembalo. Ha iniziato a studiare clavicembalo all’età di tredici anni sotto la guida di Ottavio Dantone, proseguendo poi presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano dove ha conseguito il diploma di perfezionamento. Ha collaborato come solista e continuista con numerosi ensemble con strumenti originali fra i quali Accademia Bizantina di Ravenna (Ottavio Dantone), Il Giardino Armonico di Milano (Giovanni Antonini), Freiburger Barockorchester, Concerto Köln, ensemble I Barocchisti di Lugano (Diego Fasolis), ensemble Zefiro di Mantova (Alfredo Bernardini) e tiene regolarmente recital come partner di strumentisti e cantanti. La sua attività concertistica lo porta a esibirsi regolarmente nelle sale da concerto e nei teatri più importanti di tutta Europa all’interno di festival prestigiosi (fra cui Teatro La Scala di Milano, Festival van Vlaanderen di Brugge, Fundacio La Caixa di Barcelona, Auditorio National di Madrid, Oude Muziek di Utrecht, Rheingau Musik Festival, lnternationale Musikfestwochen di Luzern, Musica e Poesia in San Maurizio di Milano, London Festival of Baroque Music). Nell’anno 2000 è stato solista presso il Teatro La Scala di Milano.


Monika Toth si è laureata con il massimo dei voti in violino nel 1997 presso il Conservatorio Franz Liszt di Szeged (Ungheria). Nel 1999 vince la borsa di studio della Fondazione Marco Modella e comincia gli studi di violino barocco presso la Civica Scuola di Musica di Milano nella classe di Enrico Gatti, seguendo parallelamente masterclasses tenute da Simon Standage, Lucy van Dael, Jaap Schroder e Malcom Bilson. Ha vinto il secondo premio al concorso di musica da camera “Premio Bonporti Rovereto” nel 2000 e il terzo premio al “Telemann Wettbewerb” di Magdeburg nel 2001. Nel 2007 si è laureata in violino barocco “cum laude” presso il Conservatorio Vincenzo Bellini sotto la guida di Enrico Onofri. Collabora regolarmente con diverse orchestre ed ensembles come Zefiro, I Barocchisti, L’Eclisse, Il Giardino Armonico, Europa Galante, Accademia Bizantina, Estro Cromatico. È docente di violino barocco all’Accademia Estiva di Musica Antica Tokaj, di Agard e di Miszla (Ungheria).


Talenti Vulcanici. Nato nel 2012 da una masterclass di orchestra barocca, ha trovato nel 2013 la sua forma attuale sotto la denominazione di “Talenti Vulcanici” della Fondazione Pietà de’ Turchini. Il gruppo ha mosso i suoi primi passi riportando alla luce paginemusicali di Scuola Napoletana del tutto sconosciute o inedite come Il Zelo Animato di FrancescoMancini, composizioni di Paradisi per organo e orchestra, Gli Orti Esperidi di Porpora su libretto di Metastasio, lo Stabat Mater di Logroscino, il Requiem di Jommelli, un programma dedicato a Paisiello e Cimarosa per la Fondazione Ravello con Mauro Squillante come solista nel gennaio 2015, un recital dedicato a Nicola Grimaldi con la voce di Carlo Vistoli eseguito a settembre al Festival Pergolesi Spontini di Jesi e a dicembre in diretta radiofonica sul terzo canale della Rai dal Quirinale, alla presenza del Presidente Mattarella, un programma intorno a Gennaro Manna e Francesco Feo con la voce solista di Silvia Frigato nel novembre 2016. Il progetto che mira a mettere a sistema le numerose esperienze didattiche portate avanti dal Centro di Musica Antica dal 1997 ad oggi, si avvale della guida musicale Stefano Demicheli, e della esperienza didattica di Elisa Citterio, Monika Toth e Marco Testori, Vanni Moretto in qualità di tutors, di Emanuele Cardi, eccellenza organistica della Campania, per l'approfondimento del repertorio per organo e strumenti. Per molti anni impegnata a sostegno del talento e a favore della promozione internazionale di artisti di chiara fama, pioniera nell’aver introdotto al pubblico napoletano repertori ignoti, gruppi, solisti e cantanti provenienti da tutta Europa, la Fondazione Pietà de’ Turchini ha con maggiore vigore negli ultimi anni, indirizzato i suoi sforzi verso la formazione e la promozione di direttori, musicisti e cantanti di più giovane generazione. All’entusiasmo di mettere a disposizione dei più meritevoli giovani musicisti l’esperienza, i contatti, il supporto organizzativo, si unisce per la Fondazione Pietà de’ Turchini la sfida di offrire loro e ai vincitori dei concorsi di canto barocco Francesco Provenzale, l’opportunità di scoprire l’universo Napoli, di fare del Centro di Musica Antica un polo di residenza per un’esperienza di alto profilo professionale.


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