13 aprile venerdì ore 20.30

Chiesa di Santa Caterina da Siena

Giuseppina Bridelli

Ensemble Galanterie a Plettri

Amori sospirati e amori disperati in commedia




 

Amori sospirati e amori disperati in commedia 

Arie da La Locandiera di Pietro Auletta e da La Finta Vedova di Nicolò Conforto

 

Giuseppina Bridelli, mezzosoprano

Ensemble Galanterie a Plettri

Annarita Addessi, Andrea Benucci, Elena Parasacco, Pietro Marchese, mandolini

Luca Petrosino, mandolone

Leonardo Massa, violoncello

Davor Krkljus, clavicembalo

Mauro Squillante, mandolino e direzione

 

In collaborazione con Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Alma Mater Studiorum-Università di Bologna

 

Programma

 

Giovanni Battista Gervasio: Sinfonia per mandolini e basso – allegro spiritoso assai, larghetto, allegro.

Aria di Clarice n.8 (Locandiera)

Aria di Flaviuccia (Finta vedova)

Aria di Giacinta n.4 (Locandiera)

Nicola Conforto: Concerto per mandolino e orchestra – allegro, andante, allegretto moderata

Aria di Bettina in Fa (Finta vedova)

Aria di Clarice n.12 (Locandiera)

Aria di Frasia n.5 (Locandiera)

Aria di Bettina in Sol (Finta vedova)

[BIS: L. Vinci: Aria sol minore]

 

 

Note di sala

 

Nei primi decenni del Settecento, Napoli è un cantiere inesauribile di idee spettacolari che promuove, strenuamente, producendo forme e stili destinati a essere modelli da emulare e declinare. Tra le botteghe più laboriose vi è quella destinata alla produzione delle chellete per musica, il lemma napoletano prescelto per i nuovi manufatti indica «una qualunque cosa» offrendo un giusto riferimento sull’entità del fenomeno delle “commeddeje”, il cui raggio d’azione è assai esteso e poco circoscrivibile. 

È pressoché impossibile definire, univocamente, la forma del nuovo genere coltivato e generato presso le dimore signorili prima di essere battezzato sulle scene pubbliche. Dopo la prima apparizione “ufficiale” presso il palazzo del principe di Chiusano nel 1707 con La Cilla, registrata dalla stampa cittadina, con molta probabilità, in virtù dell’occasione eccezionale di una visita del vicerè, la novella creazione passa nella sala del Teatro de’ Fiorentini per un rodaggio segnato da molteplici “aggiusti”, basterebbe solo pensare alla messappunto del dominio linguistico all’interno di un prodotto che nato esclusivamente in lingua napoletana va perfezionandosi sempre più offrendo non solo una girandola di “lingue” napolitane – modulate secondo il ceto e il censo – ma lasciandosi “contaminare” da quelle toscane, anche qui espressione dei disparati soggetti che la praticano. 

L’avventura della “comica armonica” affonda, sicuramente, le sue radici in un esercizio avviato al tramonto del diciassettesimo secolo come racconta Francesco Antonio Tullio, uno dei primi artefici a intraprendere l’inusitata impresa, nella prefazione del libretto Angelica ed Orlando del 1735 dove scrive di «aver per lo spazio di quarant’anni più Commedie per Musica fatte». 

In breve tempo il prodigioso “contenitore” si offre a una genia di artisti per temerarie scorribande in cui sperimentazione e tradizione si combinano abilmente per uno spettacolo rappresentativo della pronunciata vocazione drammaturgica della città. A mo’ di biglietto da visita verrà esibito, ad esempio, alle giovani spose dei regnanti partenopei: per la quattordicenne Maria Amalia, destinata a Carlo di Borbone, viene allestita, in occasione del suo onomastico il 10 luglio 1738, La Locandiera nell’insolita location del Teatro di San Carlo tempio indiscusso dell’opera seria per tutto il diciottesimo secolo. Il desueto prodotto è scritto per il palcoscenico reale da Gennaro Antonio Federico, librettista la cui fama è legata al sodalizio con Pergolesi – suoi sono i libretti de Lo frate nnammorato, de Il Flaminio e de La serva padrona –, e intonata da Pietro Auletta. 

In scena comparve una coppia “buffa” collaudatissima formata da Laura Monti e Gioacchino Corrado – primi interpreti del fortunato intermezzo di Pergolesi – attorniati da un manipolo di affidabilissimi cantanti-attori per un titolo che evoca una commedia che sarà ben più famosa e con la quale non ha alcuna affinità. Alle arie di Giacinta e Clarice fa da contraltare quella di Frasia, figura di vecchia che alla prima esecuzione venne sostenuta, come da tradizione, da un uomo en travesti. La gustosa vis comica della donna anziana, spesso ricca di allusioni erotiche, è qui attenuata per non creare imbarazzo, e incomprensione, nella principessa di Sassonia che spesso godrà di questi spettacoli nei teatri delle sue residenze. 

Altrettanto emblematica è l’esperienza librettistica di Pietro Trinchera, notaio impresario drammaturgo, i cui testi per musica sono sopravvissuti a differenza delle musiche che li rivestivano, salvo un corpus di arie “favorite” presenti in volumi miscellanei. Un’unica eccezione è rappresentata da La finta vedova intonata da Nicola Conforto per la scena del Teatro de’ Fiorentini nel carnevale del 1746, la sapida azione si svolge in una «galleria illuminata che conduce a diverse camere con due balconi nell’ancoli (sic) che stanno chiusi, poi s’aprono ad uno vi si vede vista di città a un altro vista di giardino».

Il ruolo di Bettina era sostenuto da Marianna Monti, sorella di Laura, anche lei specializzata in ruoli di “servetta” sebbene Laura compì, nel corso della sua carriera, una trasformazione dedicandosi ai ruoli di primo uomo – era una prerogativa delle commedie napoletane presentare canterine nei ruoli di amoroso. 

L’aria di Flaviuccia – ruolo sostenuto da Francesca Ciocci –, «Povere picciuncielle», è un brano topico della commedia dove si descrive la catechesi comportamentale della donna “moderna”; dopo lunghe riflessioni sull’arte di adescare amanti conclude, con cinico sarcasmo, rivolgendosi ai malcapitati:

 

   Povere picciuncielle

si mmano mme ncappate,

le ppenne nce lassate.

Mme pozzo dà sto vanto

ca nganno co lo chianto,

ca mbroglio co lo riso,

io ve l’aviso mo’.

   Co quatto lacremelle

li savie l’allocchesco,

li guappe l’ammanzesco,

li cuonte, li barune,

li primme mercantune

le ffaccio appezzentire.

Co li sospire po…

   Poveri piccioncini.

se mi capitate tra le mani

le penne ci lasciate.

Posso vantarmi

di ingannare con il pianto

e imbrogliare con il sorriso,

io ve lo avviso ora.

   Con quattro lagrimuccie

i savi li trasformo in allocchi,

i guappi li ammanzisco,

i conti, i baroni,

i maggiori mercanti

li faccio impoverire.

Con i sospiri poi…

 

Le trame femminili e maschili sono analizzate con spietata puntualità, ma gli affanni amorosi delle eroine sono struggenti e allineati a quei palpiti “seri” da cui discendono i codici testuali e musicali.

Trova finalmente una collocazione l’aria di Leonardo Vinci «Penzace quanto vuo’», il brano è contenuto nella seconda versione de Lo castiello saccheato rappresentato al Teatro de’ Fiorentini nel 1722, dopo il successo riscosso nello stesso teatro nel ’20, e destinato al personaggio di Ciccillo, cantato da Giacomina Ferraro, che è un «giovane marenaro nnammorato de Graziella» e da lei amato. 

Il programma è un piccolo florilegio di pagine rare e inedite che raccontano lo stato dell’arte musicale e teatrale prima della comparsa sulle scene dell’avvocato veneziano che sicuramente fu debitore verso questo patrimonio che fruì come spettatore e, probabilmente, come lettore; senza dimenticare che il territorio italiano era battuto da un cospicuo numero di idee che viaggiavano in maniera impressionante suggestionando e ispirando.

 

Paologiovanni Maione

 

 

Giuseppina Bridelli nata a Piacenza nel 1986, si diploma con il massimo dei voti e la lode a soli 21 anni sotto la guida di Maria Laura Groppi. Si perfeziona nel repertorio barocco con Sonia Prina. Nel 2007 vince il Concorso Internazionale As.Li.Co. e debutta nei panni di Despina in “Così fan tutte”, nei Teatri di Brescia, Cremona, Como e Pavia per la direzione di D. Fasolis e la regia di M. Dammacco. Dall’autunno del 2008 entra a far parte della Scuola dell’Opera italiana, presso il teatro Comunale di Bologna. Ha inoltre partecipato Tournèe in Giappone, come Enrichetta ne “I Puritani” e Mercedes in “Carmen”. Intensa anche l’attività nell’ambito della musica da camera e contemporanea: ha interpretato i “Cinque frammenti di Saffo” di Luigi DallaPiccola e i Ruckert Lieder di Mahler al Comunale di Bologna, il monologo“Le bel Indefferent” di M. Tutino e il ciclo “Das Knaben Wunderhorn” di Mahler al 36° Festival della Valle D’Itria. Ha vinto il primo premio al Concorso di canto barocco Fatima terzo di Vicenza, il 2° premio al Concours international de chant baroque de Froville 2012, il 1° premio al Concorso internazionale di canto barocco “F.Provenzale” 2012, e il secondo premio al Moniuszko international singing competition 2013.

 

 

Mauro Squillante, mandolinista, è considerato uno specialista negli strumenti antichi a plettro (mandolini e mandole, mandolone, colascioni, cetra), sul cui repertorio, organologia e prassi esecutiva conduce una costante attività di ricerca. Diplomato presso il conservatorio Pollini di Padova, ha approfondito i propri studi musicali con Hopkinson Smith e Crawford Young presso la Schola Cantorum Basilensis, Enrico Baiano, Federico Marincola, Emilia Fadini, Edoardo Eguez. Svolge una intensa attività concertistica in Italia ed all’estero esibendosi da solista, in duo col clavicembalista Raffaele Vrenna, in trio con l’arpista Mara Galassi e il soprano Marinella Pennicchi, e con gli ensemble Lirum li Tronc e Scherza l’Alma. Partecipa in qualità di esperto ad un progetto dell’Università di Bologna e dell’Università di Uppsala (Svezia) incentrato sulla ricerca del repertorio mandolinistico del ‘700 napoletano, nell’ambito del quale ha tenuto concerti, conferenze e masterclass a Londra, ospite della Lute Society presso il Royal College, in Ungheria a Budapest presso l’Ambasciata d’Italia, ed in varie città italiane. Tiene inoltre corsi e masterclass presso varie scuole di mandolino in Europa, come quella di Marsiglia (Francia) e di Heerde (Paesi Bassi), e in Giappone (Tokyo), dove annualmente si reca per presentare le proprie uscite discografiche. Numerose le sue collaborazioni con orchestre ed ensemble di musica antica di livello internazionale come il Zefiro Ensemble di Alfredo Bernardini, i Freiburger Barok Orchestrer, la Venice Baroque Orchestra, la Cappella della Pietà dei Turchini, Arte dell’Arco, European Chamber Orchestra, Musica Perduta, Collegium Pro Musica; svolge inoltre la propria attività presso enti lirici quali il Teatro S. Carlo, il Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Petruzzelli di Bari, il Teatro Verdi di Salerno. Fra i Direttori d’orchestra con i quali si è pregiato di collaborare figurano Renè Jacobs, Andrea Marcon, Peter Maag, Louis Bacalov, Antonio Florio, Gabriele Ferro, Alessandro De Marchi. Ha inciso per le case discografiche Stradivarius, Harmonia Mundi, opus 111, Brilliant, Tactus, Felmay – Dunya records, Bongiovanni, Niccolò, Oriente Musik, Vigiesse, Respect Records. Ha effettuato inoltre registrazioni radiofoniche per la RAI e le emittenti radiofoniche e televisive francesi e tedesche. Ha pubblicato per la casa editrice musicale Mnemes – Alfieri e Ranieri Publishing di Palermo e per la casa editrice Santabarbara. E’ Presidente della Accademia Mandolinistica Napoletana, associazione riconosciuta per il proprio fondamentale apporto alla rinascita del mandolino a Napoli; direttore artistico dei Corsi estivi e del Festival mandolinistico che si svolgono annualmente ad Avigliano (PZ). Insegna Mandolino e strumenti a plettro storici nei Corsi di Musica Antica di Urbino organizzati dalla Fondazione Italiana per la Musica Antica. E’ docente di mandolino presso il Conservatorio “G. Martucci” di Salerno. Dal 2015 tiene masterclass presso il Musik und Kunst Privatuniversität der Stadt Wien. Infine è componente del Comitato Scientifico del progetto Il Mandolino a Napoli nel XVIII delle Università di Bologna e Uppsala.

 

IL MANDOLINO A NAPOLI NEL SETTECENTO

Il progetto di ricerca Il mandolino a Napoli nel Settecento ha l'obiettivo di riportare alla luce il repertorio e la stria del mandolino a Napoli nel secolo XVIII, al momento della sua nascita e del suo sviluppo europeo e

internazionale, in una prospettiva di studio multidisciplinare comprendente sia aspetti storici, culturali e sociali, sia d'indagine organologica, di conservazione dei beni culturali e di analisi del repertorio e delle prassi esecutive.

Gruppo di ricerca:

Prof.ssa Anna Rita Addessi (Università di Bologna, coordinatrice), Prof. Lars Berglund (Università di Uppsala), M° Mauro Squillante (Conservatorio di Salerno e Accademia Mandolinista Napoletana).

 

 

Ensemble Galanterie a Plettri

Nell'ambito del progetto di ricerca Il Mandolino a Napoli nel Settecento, nasce Galanterie a Plettri, una nuova formazione strumentale espressamente dedicata all’interpretazione storicamente informata di musiche per mandolino napoletano del Settecento, fondata da Anna Rita Addessi (Università di Bologna, dir. scientifico), Mauro Squillante (Conservatorio di Salerno) e Pietro Marchese (dir. Orchestra Infantile Quattrocento, Palermo). La direzione musicale dell'Ensemble è affidata al M° Mauro Squillante, mandolinista e specialista negli strumenti antichi a plettro. Il tratto innovativo ed originale di questa formazione è che essa è composta integralmente da mandolini e strumenti storici, originali o copie di modelli settecenteschi.

Il repertorio: Galanterie a Plettri dedica le sue ricerche all’esecuzione di composizioni per mandolino di autori campani della metà del Settecento, in particolare ma non esclusivamente, le composizioni della Collezione Gimo i cui manoscritti, conservati nella Biblioteca “Carolina Rediviva” del' Università di Uppsala, furono portati in Svezia da un rampollo di una famiglia svedese di origine ugonotta francese, Jean Lefebure, durante il tour europeo condotto insieme con il precettore Bengt Ferrner, dal 1758 al 1763. I manoscritti della Collezione Gimo rappresentano un esempio brillante del “stile galante” e della cosiddetta Scuola napoletana e di un repertorio squisitamente “urbano” e galante, composto per essere suonato anche da amatori, per “conversazioni tra amici” nelle mura domestiche, o anche per il solo piacere personale. Un tipo di repertorio diffuso, eseguito e ascoltati nelle maggiori capitali Europee dell’epoca, in un'Europa ricca di scambi e illuminata da un'aristocrazia e dalla nascente ricca borghesia artistica e imprenditoriale.

Organizzazione: Galanterie a Plettri è una formazione “interante” e propone progetti collaborativi con musicisti interessati a questo repertorio e con le realtà e istituzioni locali nelle quali essi esercitano la loro professione, in Italia e all’estero. I progetti propongono e accolgono attività concertistiche, seminariali e masterclass.Nell’ambito del convegnoGoldoni «avant la lettre»: le forme della commedia fra pratiche attoriali e drammaturgia (1650-1750)-Progetto ARPREGO (Archivio Pregoldoniano)

 

Promosso da Facultade de Filoloxia della Università di Santiago de Compostela, Università di Napoli “Federico II” e la Campania Vanvitelli in collaborazione con la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli e l’Istituto Cervantes di Napoli

 

Comitato scientifico Paologiovanni Maione, Francesco Cotticelli, javier Carou Gutierrez.

 

Ingresso a pagamento

Biglietto intero € 10,00 | Biglietto ridotto € 7,00*

over 60, under 30, Soci Fai, Feltrinelli Card, Wine&theCity Card, Artecard, Associati Distretto Culturale Siti Reali Biglietti disponibili sul circuito online azzurroservice.net o al botteghino mezz'ora prima del concerto


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