12 novembre domenica ore 19.00

Chiesa di Santa Caterina da Siena

Concerto

Sinfonie per fiati: Gaetano Donizetti, Teodulo Mabellini, Joachim Raff




I Fiati di Parma

Antonio Amenduni e Bartolo Piccolo, flauti

Davide Bertozzi e Maria Chiara Braccalenti, oboi

Francesco Zarba e Francesco Scozzaro, clarinetti

Marco Panella e Andrea Caretta, corni

Paolo Rosetti e Antonello Capone, fagotti

Sergio Lazzeri, fagotto e controfagotto

Claudio Paradiso, direzione


SINFONIE PER FIATI

Gaetano Donizetti(1797-1828)

Sinfonia per fiati

Andante

Allegro

 

Teodulo Mabellini (1817-1897)

Sinfoniaper fiati

Largo molto, Allegro giusto

Scherzo e Trio

Adagio

Finale

IN OCCASIONE DEL DUECENTESIMO ANNIVERSARIO

DELLA NASCITA DI MABELLINI

 

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Joachim Raff (1822-1882)

Sinfoniettaop. 188

Allegro

Allegro molto

Larghetto

Vivace


SINFONIE PER FIATI DELL’OTTOCENTO

Gli ultimi decenni di ricerche e studi musicologici (Anesa, Carli Ballola, Carlini, Martinotti, Paolini, Rostagno, Speranza ecc.) sono finalmente riusciti a incrinare la veridicità di un nostro Ottocento musicale dedito esclusivamente al teatro in musica, all’opera lirica.

Sappiamo oggi che nel corso dei secoli passati la musica di uso quotidiano era soprattutto quella dei salotti, delle chiese, delle filarmoniche, delle bande, delle società del quartetto e di quelle cittadine. Solo sporadicamente gli impresari affittavano i teatri, li allestivano e mettevano in scena qualche opera con generale soddisfazione: era infatti il prodotto di fiction più desiderato non esistendo dischi, radio, televisione, cinema.

Il significato del termine Sinfonia riflette questo mondo musicale a più livelli: veniva indifferentemente utilizzato sia per indicare il prologo strumentale che introduce un’opera lirica anticipandone i temi salienti (più correttamente indicato come ouverture) sia quella composizione da concerto in più movimenti eseguita da un’orchestra.

Il presente programma si dedica esclusivamente alla sinfonia da concerto, autonoma, partendo da un Donizetti ventenne cimentatosi durante gli anni di studio bolognesi in una ouverture strumentale, quella bipartita magnificata da Beethoven. Il compositore bergamasco utilizza infatti lo standard della sinfonia d’opera, costituita cioè da un breve movimento lento che confluisce senza soluzione di continuità in uno rapido e brillante.

L’organico scelto da Donizetti è una Harmonie di soli strumenti a fiato, cioè la sezione di fiati di un’orchestra sinfonica con una storia e un repertorio propri risalenti al secondo Settecento. Nelle corti mitteleuropee le Harmonie suonavano spesso e volentieri le trascrizioni delle opere più in voga ed erano conosciute anche nell’Italia settentrionale grazie alla presenza austriaca. Pur con un organico limitato come può essere quello di una Harmonie Donizetti riesce a ottenere il medesimo effetto orchestrale, nel solco di una ricca tradizione italiana di composizioni da salotto per orchestre ‘in miniatura’. Curiosamente Donizetti dedicò questa sinfonia «al sig. Nebbia Deleidi» cioè il pittore bergamasco Luigi Deleidi (1784-1853) detto «il Nebbia» che tredici anni più tardi dipingerà il quadro Donizetti con gli amici.

Il pistoiese Teodulo Mabellini, ancor oggi pressoché ignorato in patria nonostante cada in questo 2017 il duecentesimo anniversario della nascita, fu il più famoso allievo di Mercadante. Operista di successo, primo direttore d’orchestra professionista e ultimo maestro di cappella italiano nella corte del granducato di Toscana e poi di casa Savoia al tempo di Firenze capitale d’Italia, anticipò tutti componendo il primo inno nazionale – L’Italia risorta – già nel 1847. La sua Sinfonia per fiati, quadripartita, concepita per ottetto classico con l’aggiunta di un flauto e di un controfagotto e dedicata «Ai Conservatori Musicali d’Italia» in segno di contributo didattico ma soprattutto di condivisione unitaria, allo stato attuale delle ricerche è sicuramente il capolavoro italiano del genere in tutto il secolo XIX. Pubblicata nel 1868 la Sinfonia di Mabellini dovette impressionare non poco chi si occupava di fiati all’epoca, tanto da creare emuli tra i contemporanei Domenico Nocentini, Emilio Cianchi, Filippo Codivilla, Giacomo Setaccioli e così via nei decenni successivi. La stessa scuola francese, che la tradizione comune vuole fosse la più attenta in Europa nei confronti degli strumenti a fiato, si cimentò (con esiti non altrettanto convincenti) con Théodore Dubois, Charles Lefebvre, Louis-Théodore Gouvy, Vincent d’Indy, Gabriel Piernè e Charles Gounod autore di quella famosa Petite Symphonie che, datata 1885, nel confronto con l’omonimo lavoro di Mabellini risulta veramente petite.

Nell’Europa ottocentesca solo la Sinfonietta op. 188 dello svizzero-tedesco Joseph Joachim Raff del 1873 e pubblicata a Lipsia l’anno successivo può reggere il confronto con la Sinfonia di Mabellini per la complessità della costruzione, per il sapiente uso contrappuntistico, per l’originalità della vena melodica nonché per una scrittura che rivela una reale conoscenza degli strumenti a fiato impiegati. Raff fu infatti un compositore completo e raffinato che orchestrò anche molti lavori, tra cui i poemi sinfonici, del suo «padre adottivo» Franz Liszt.

Infine una curiosità storica. Sembra infatti accertato che il termine Sinfonietta sia stato utilizzato per la prima volta proprio per l’opera 188: Raff sarebbe dunque l’inventore di un neologismo poi così ampiamente utilizzato nella storia della musica a lui successiva.

Claudio Paradiso


Ingresso a pagamento

Biglietto intero € 10,00 | Biglietto ridotto € 7,00*

over 60, under 30, Soci Fai, Feltrinelli Card, Wine&theCity Card, Artecard, Associati Distretto Culturale Siti Reali

Biglietti disponibili sul circuto online azzurroservice.net o al botteghino mezz'ora prima del concerto

 

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