26 novembre domenica ore 19.00

Chiesa di Santa Caterina da Siena

L’isola delle voci

Exaudi vocal ensemble James Weeks, direttore


In coproduzione con Milano Musica
Nell’ambito de Il Suono della Parola

 

Exaudi Vocal Ensemble

Juliet Fraser soprano

Lucy Goddard mezzosoprano

Tom Williams controtenore

Stephen Jeffes tenore

Simon Whiteley basso

 

 

James Weeks direttore

 

BIGLIETTO UNICO € 7,00

 

Biglietti disponibili sul circuito online azzurroservice.net o al botteghino mezz'ora prima del concerto


Programma

 

Claudio Monteverdi (1567—1643)

Ecco mormorar l’onde (1590, 3’)

O primavera, gioventù dell’anno (1592, 3’)

Io mi son giovinetta (1603, 2’)

Sfogava con le stelle (1603, 3’)

Thomas Tomkins (1572—1656)

Too much I once lamented (1622, 4’) 

Adieu, ye city-pris’ning towers (1605, 3’)

Stefano Gervasoni (1962)

Di dolci aspre catene (2014/17, 12’)

Quattro madrigali a cinque voci 

su testi di Torquato Tasso

Commissione Milano Musica 

con il sostegno di Ernst von Siemens Musikstiftung 

Prima esecuzione assoluta nella versione completa

 

Novità 

Quattro madrigali a cinque voci (2016/17, 12’)

Commissione Milano Musica con il sostegno di Ernst von Siemens Musikstiftung

Prima esecuzione assoluta 

Giaches de Wert (1535—1596)

Vezzosi augelli (1586, 2’)

Claudio Monteverdi 

Quel augellin che canta (1603, 3’)

Salvatore Sciarrino (1947)

da 12 Madrigali (2007)

La cicala! (4’)

Rosso, così rosso (4’)

O lodola (4’)

in collaborazione con

Teatro Gerolamo

Centro Musica Antica. Pietà de’ Turchini


Note di sala

Salvatore Sciarrino, dopo aver affinato per anni la propria originalissima scrittura vocale, ha individuato una nuova retorica della parola cantata, che emerge con forza anche nei lavori per ensemble vocale, da L’ Alibi della parola (1994) per quattro voci a cappella ai 12 Madrigali (2007) per otto voci, basati su sei haiku (ciascuno messo in musica

due volte) di Matsuo Basho – (1644-1694) – poeta giapponese cui Sciarrino aveva fatto ricorso già in altri lavori vocali, a partire da Aka Aka to (1968). Si tratta di mini-poesie,

di soli tre versi, tradotte in italiano dallo stesso compositore, estremamente concentrate, contemplative e liriche, piene di voci della natura (le isole, le onde, il vento, il sole, le cicale, le allodole). L’estrema brevità di questi versi permette al compositore di ricombinare le parole, di reiterare delle sillabe, in modo che «[…] i versi ruotino su se stessi e il senso si capovolga. Ogni parola entra infatti in contatto con l’altra, anche lontana, trovando nuove immagini, cortocircuiti».

Sciarrino si riferisce in maniera molto libera al genere del madrigale rinascimentale.

Cerca piuttosto una nuova modalità di drammatizzazione del testo, con un senso personalissimo dello scorrere del tempo, con trame di tipo antifonale, come una «monodia cangiante», giocate su lievi glissandi, fremiti e turbolenze, onomatopee, esclamazioni, messe di voce, vocalizzi, cantilene, recitativi fatti di rapide sillabazioni e passaggi microtonali che creano l’impressione del parlato.

Il madrigale n. 4 (Rosso, così rosso), alterna brevi episodi dall’ordito frenetico (Con slancio), che sembrano esprimere lo stupore di fronte al sole autunnale che tramonta, con sezioni più lente, incantatorie, dove lunghe fasce di suoni tenuti si combinano con rapide articolazioni sulle consonanti «mn» e poi con rapidissime figure su «fugge» e «vento d’autunno». Nel madrigale n. 5 (O lodola), il tenore introduce una serie di vocalizzi sulla «O» iniziale, che si intrecciano tra le cinque voci (Alto volando) per poi trasformarsi in una serie di brevi frammenti melodici. Nel madrigale n. 9 (La cicala!), molto simile al gemello n. 3, Sciarrino reitera la sequenza di sillabe «Ah, la cicala» dando vita a una trama polifonica sminuzzata, puntiforme, nervosa, dominata da ribattuti, filiformi messe di voce, micro-motivi, giochi a incastro, e alla fine una breve fascia polifonica trascolorante che gioca sul passaggio di vocali «u-a» dalla parola «aura».

I due più recenti cicli madrigalistici di Stefano Gervasoni, Di dolci aspre catene (2014-17) e The triple Foole (2017), nascono da una lunga, personalissima ricerca nel campo della polifonia vocale, e nel rapporto tra testo e musica, iniziata con Dir - in dir (2003-11) per sei voci e sei archi, su testi del poeta e mist co Angelus Silesius, proseguita con Horrido (2008-11) per sette voci, su testi di Heinrich Welz, e con Se taccio, il duol s’avanza (2011) per dodici voci e violino, su testi di Tasso. Lungi dall’idea di destrutturare il testo, Gervasoni compone proprio a partire dal testo, analizzandolo nei suoi aspetti fonetici e semantici, per ricavarne non suggestioni descrittive, ma una precisa retorica, che rimanda all’antica teoria degli affetti, per dare forma a delle idee musicali, per tracciare un percorso armonico, per trasformare in materia vocale le ripercussioni emotive e simboliche delle parole: «Se metti in musica un testo devi servirtene in una maniera profonda, cioè usando la sua struttura. L’unico modo per avere un rapporto non ingenuo col testo non è decostruirlo, ma penetrarne la struttura, cercare di rispettarla e di amplificarla con la musica». Per questo ha sempre scelto testi poetici molto densi sia dal punto della forma che del significato, «testi così impregnati degli artifizi della parola, resi estremi, sfuggenti e polisemici, dalle sottigliezze dell’amore cortese». 

E per questo, in Di dolci aspre catene, Gervasoni è tornato a Tasso, attratto dal binomio amore/desiderio che trascende completamente l’occasione amorosa, e dai «contorcimenti del desiderio, che comportano un contorcimento linguistico molto stimolante». Rispetto ai lavori precedenti, ha osato anche di più in termini espressivi, introducendo tratti polistilistici, elementi melodici più scoperti, soluzioni armoniche quasi tonali, in funzione anche un po’ parodistica. L’insistenza sulla «r» in Amor l’alma m’allaccia, che non nasconde l’intenzione umoristica, e appare una scelta decisamente anticonvenzionale rispetto agli stereotipi madrigalistici sulla parola «amore», nasce da un’attenta analisi del testo tassiano, che insiste sulle consonanti «r» (amor, aspre, ragion, stringa, core, ecc.) e «l» (alma, allaccia, dolci, leghi, deluso, lingua, lacci ecc.), corr spondenti una all’asprezza di un amore idealizzato e irrealizzato, l’altra all’idea dello scioglimento dalle catene. Il ciclo Di dolci aspre catene, composto nel 2014, comprendeva tre madrigali a cinque voci. 

Nella nuova versione, Gervasoni ha interpolato un quarto madrigale, basato su una lettera scritta da Tasso durante la sua prigionia a Sant’Anna (e indirizzata a Leonora Sanvitale) che introduce una dimensione musicale più statica, spezza il flusso espressivo degli altri madrigali, con una sillabazione sommessa (sottovoce, poco cantato) che investe via via tutte le voci, creando una densa stratificazione di recitativi in stile sillabico. Una lettera è interpolata anche nel nuovo ciclo basato su alcuni Love poems di John Donne (1572-1631), che analizza diverse tipologie di amore con contorcimenti linguistici (in inglese) analoghi a quelli di Tasso. Nel primo madrigale (The Expiration) Gervasoni crea un pezzo pieno di effetti molto espliciti ed espressivi, come il gioco fonetico sulla «s», nel primo verso, tra «so, so» e «kisse» (introduce anche uno sforzato sulla sillaba «se» di «kisse»), come il momento di incantamento ottenuto attraverso l’oscillazione di intervalli di quinta (in echo) sulla parola «love», come il sinistro glissato parallelo delle cinque voci e la veloce reiterazione di alcune sillabe che accompagnano l’immagine dell’assassino «And a just office on a murderer doe» (Lento, circospetto).

La lettera che segue (indirizzata al cavaliere Sir Robert Karre) è forse ancora più statica rispetto a quella del ciclo tassiano, concepita come uno scarno recitativo con un pa lato sussurrato, e solo due brevi momenti cantati (ancora con un intento ironico): gli ampi accordi sulla parola «Holinesse», quasi un momento estatico che corrisponde alla visione della malattia come santificazione, e quelli delle battute finali dove si affiancano, la parola «Christ Jesus» e la firma «John Donne».

Gianluigi Mattietti

 

 

Exaudi Vocal Ensemble

Tra i più importanti ensemble vocali presenti nel panorama della musica contemporanea, il londinese Ensemble Exaudi è stato fondato da James Weeks e Juliet Fraser nel 2002, selezionando alcuni dei più brillanti talenti vocali del Regno Unito. L’affinità del gruppo per le punte più radicali della musica contemporanea, lo porta a essere ugualmente a proprio agio con la massima complessità la microtonalità e le estetiche sperimentali, interpretando e sostenendo in particolare la musica della propria generazione e dei compositori emergenti. L’ensemble si è esibito nelle principali sale da concerto e festival nel Regno Unito e in Europa, con concerti trasmessi regolarmente alla BBC Radio 3 e da importanti emittenti radio europee. Ha inciso numerosi CD per le etichette NMC, AON, Metier, Winter&Winter, Mode, Confront e HCR. 

www.exaudi.org.uk


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