25 novembre domenica ore 11.30

Chiesa di Santa Caterina da Siena, Napoli

Les Cris de Paris
Geoffroy Jourdain, direttore

Melancholia




con il supporto della Fondazione Nuovi Mecenati - Fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea
 


Ingresso a pagamento

Biglietto intero € 10,00 | Biglietto ridotto € 7,00*
Biglietto under 30 € 5,00 | Ingresso gratuito under 14

*over 60, Soci Fai, Feltrinelli Card, Wine&theCity Card, Artecard, Associati Distretto Culturale Siti Reali

Biglietti disponibili sul circuito online https://bit.ly/2qBgvGD
o in prevendita presso
Concerteria, via Schipa 23
MC Revolution, via Palermo 124
o al botteghino mezz'ora prima del concerto
 


 

Programma


Paolo Perezzani (1955)

What is the Word (omaggio a Samuel Beckett) (2018) Commande Festival Milano Musica


"Melancholia", extraits :

Carlo GESUALDO (v. 1560-1613) O vos omnes a 5 / Tristis est anima mea a 6

John WILBYE (1574-1638) Draw on sweet night a 6 / O wretched man a 5

Pomponio NENNA (1556-1608) La mia doglia s'avanza a 4

Orlando GIBBONS (1583-1625) What is our life a 5

Luca MARENZIO (1553-1599) Crudele acerba a 5

William BYRD (1543-1623) Tristitia et anxietas (prima pars) a 5

 


 

Note di sala

 

Pensieri, lamenti e sospiri, lacrime e doglie: o sia, quell’ombra dell’anima umana chiamata melancolìa, inquietudine di sentimenti ed esistenze che la parola poetica, nelle forme più alte di simbiosi espressiva, scolpisce e indaga mentre il canto a più voci amplifica e sublima, tanto fra gli arabeschi madrigalistici e nei canti religiosi del tardo Rinascimento, quanto fra gli spigoli vivi delle più acute indagini sonore dei nostri giorni. 
 

È quanto premesso e sperimentato attraverso i progetti del noto laboratorio polivocale francese Les Cris de Paris, di cui si ascoltano gli estratti del recente Melancholia per l’etichetta Harmonia Mundi e che, a fronte di una commissione intorno ai testi di Samuel Beckett per Milano Musica del contemporaneo Paolo Perezzani, ne attestano gli esiti più aggiornati ed eloquenti: “Nel chiaroscuro di una ditta di curiosità musicali, a cavallo dei secoli XVI e XVII – recita la didascalia che spiega i termini dell’idea-guida portata avanti dal direttore musicale Geoffroy Jourdain – dieci cantanti svelano opere d'avanguardia con motivi misteriosi, tenuto conto delle esperienze più inaspettate. Figura ispiratrice di questo programma, Carlo Gesualdo che, in preda al terrore e al senso di colpa, incarna da solo tutta questa parte oscura ed enigmatica delle ultime ore del Rinascimento musicale. Come lui, Orlando Gibbons, William Byrd o Luca Marenzio, hanno favorito l'espressione di malinconia per scrivere mottetti e madrigali sorprendentemente moderni, laboratori di armonie e audacie vocali". 
 

Nel solco del radicalismo etico ed estetico messo a fuoco in musica intorno al dramma della parola e dell’assurdo dal massimo autore attualmente vivente, l’ungherese György Kurtág, nel suo Samuel Beckett: What is the Word del 1990-1991, e ancora nell’appena varata Fin de partie in prima mondiale al Teatro alla Scala, il compositore contemporaneo Paolo Perezzani – nato a Suzzara in provincia di Mantova, nel 1955, allievo quindi assistente ai corsi di Salvatore Sciarrino e autore di un già considerevole catalogo di opere per vario organico ne raccoglie e alimenta la ricerca sull’elemento vocale in linea con gli interpreti d’ultima generazione chiamati per tale compito a raccolta entro la sfida lanciata da Milano Musica. In campo, le inquietudini profonde della modernità, l’indagine sulla parola svuotata e i percorsi d’ispirazione per suoni che ne svelano l’essenza. In via analoga, l’omonima What is the Word, omaggio fra i tanti tributati dall’autore mantovano intorno al pensiero e alla scrittura di Beckett, commissionata per il 2018 in occasione dell’evento Kurtág e presentata da Perezzani in prima assoluta al termine dello scorso ottobre dando forma a un ulteriore orizzonte poetico, spinto verso un dire “altro” a partire dal senso e relativo solletico di un’esperienza estetica. 
 

Compiendo un salto a ritroso di circa mezzo millennio, superati gli schemi strofici dell’Ars nova trecentesca e con essi i paletti fonici e metrico-ritmici della parola poetica in abbinamento alla musica, un lavoro di scavo sul linguaggio neanche troppo dissimile si ritrova nell’evoluzione del mottetto e del madrigale della fase seconda, ossia nel tardo Rinascimento italiano. Le forme si aprono (durchkomponiert) per aderire non solo alla pelle ma al sangue dei testi poetici, tra l’altro scelti fra quelli di più alto rango letterario (oltre al Petrarca, Tasso, Guarini, Marino), con l’obiettivo d‘innescare un prezioso virtuosismo in simbiosi e d’intesa tra il significato poetico e il significante sonoro. Risultato, nei madrigali come nel genere religioso, una musica “visiva”, ossia metafora figurata della parola in linea con i raffinati ideali linguistici e culturali promossi in apertura dell’epoca letteraria coeva da Pietro Bembo e dal Castiglione. Le declinazioni di valore estremo sono molteplici e tutte polarizzate intorno al doppio asse isotopico dell’amore/tormento, con esiti centrali e avveniristici nei libri del principe Carlo Gesualdo da Venosa per la visionarietà dell’invenzione contrappuntistica, lo scatto ardito delle soluzioni metrico-ritmiche, le inedite armonie e asperità cromatiche. Libri nei quali il rapporto fra testo poetico e composizione musicale, nella duplice rifrazione semantica e formale, diventa emblematico e difatti, da suoi due responsorî per la Settimana Santa, filtrati praticamente a specchio fra il sacro e il profano del proprio inquieto vissuto, ha infatti inizio la seconda parte della proposta polivocale in programma: O vos omnes, mottetto a 5 voci dal I Libro delle Sacrae cantiones, è esempio celebre e originalissimo fra i Tenebrae Responsoria per il venerdì santo probabilmente tratto dai Lamenti di Geremia: “O voi tutti, che passate per questa via, fermatevi a vedere se esiste dolore al mondo simile al mio dolore”: un lamento che in Gesualdo diventa, con la sua armonia dissonante e cromatica, piegata in funzione espressiva, sublimazione dell’inferno vissuto da noi tutti ogni giorno, con compiaciuto disprezzo della vita, riflettendo sull’angoscia di un santo diventato diavolo costretto a vagare sotto la “palude definitiva” del peccato eterno (stipendium vitae mors est). E così in Tristis est anima mea a 6 voci, secondo responsorio (Feria V, In coena Domini) nel quale l’immagine dolente del Cristo raccolto in meditazione nel giardino dei Getsèmani alla vigilia della morte, si confonde con i sentimenti universali fatti di abbandoni, fughe e silenzi, propri di ogni anima umana.

La percezione della melancolia, spogliata dagli scabrosi azzardi gesualdiani per un approccio più terso e disteso al testo, affiora invece dall’opera di uno dei più celebri madrigalisti inglesi,
John Wilbye, così come attesta l’arte sottile delle false relazioni, e il conseguente oscillare fra i modi maggiore e minore, in chiaroscuro sulla tonalità del Re in Draw on sweet night o, con diverso respiro, nel teso gioco canoro di O wretched man a 5 voci. E sempre alla generazione inglese rinvia la figura di Orlando Gibbons, virginalista di primo piano dell’era elisabettiana e autore di numerose opere per tastiera, viola e di una gran quantità di madrigali. Fra i più noti e apprezzati si annovera What is our life? edito nel 1612 con il Primo Libro di Madrigali e Mottetti sul sonetto di Sir Walter Raleigh, autore dal destino assai singolare: poeta e corsaro favorito da Elisabetta I che avrebbe scoperto le coste del Nord America divenendone governatore, caduto in disgrazia e decapitato. Ma, in attesa dell’esecuzione, chiuso nella Torre di Londra, avrebbe scritto questo ed altri componimenti poetici. “Cos’è la nostra vita? Un gioco di passione” ci dice l’incipit, ma è dalla musica e dai versi che ne cogliamo il sentire, in commosso contrappunto fra il tenero lamento e l’amara ironia. 
 

Tornando in Italia e al circolo culturale di casa Gesualdo, fra i nomi portanti del madrigalismo di area napoletana svetta quello del “nobile dilettante di musica” Pomponio Nenna, barese, figlio di un alto letterato e giureconsulto, autore di villanelle alla napolitana e di un cospicuo corpus di madrigali nati sotto l’evidente influenza gesualdiana negli anni trascorsi al suo fianco, dal 1594 al 1599. La mia doglia s'avanza (dal Primo libro de’ Madrigali à 4 voci, Napoli 1613) ne è modello eloquente fra i nove madrigali a noi pervenuti e intonati dai due nobili musicisti sugli stessi versi, con affinità stilistiche - durezze e ligature, cromatismi  - che ne attestano con chiarezza il rapporto serrato e assai fecondo. Esponente fra i massimi è quindi Luca Marenzio, bresciano ma per lo più attivo a Roma e in collegamento costante con i circuiti di Ferrara, Mantova e Firenze. Fu abilissimo nel valorizzare l’intero arsenale delle tecniche madrigalistiche, così come nel petrarchesco Crudele acerba inessorabil’ morte pubblicato nel 1599 nel Nono libro de’ madrigali à cinque voci, fra seste minori, cromatismi imprevisti, tensioni e sospensioni, dissonanze e un salto di decima per il tenore. Al termine si torna in Terra d’Albione con William Byrd il suo mottetto Tristitia et anxietas dalle Cantiones Sacrae (1589), poggiato come un velo a 5 voci sul vago dolore del cuore.

 

Paola De Simone
 


 

LES CRIS DE PARIS

Creato e immaginato da Geoffroy Jourdain, Les Cris de Paris interpreta principalmente il repertorio vocale e strumentale dal primo Cinquecento fino ai giorni nostri.

Il loro approccio artistico è un riflesso della ricchezza e della varietà dei percorsi degli artisti che partecipano alle loro produzioni; possono essere tre o ottanta, tra cui compositori, arrangiatori, attori, registi, strumentisti, ballerini, direttori di ensemble, direttori di coro, artisti visivi, creatori di suoni, pedagoghi ...

 

Curiosi e appassionati, si imbattono con la stessa audacia nella riscoperta di opere sconosciute come nell'esplorazione delle potenzialità della voce all'interno della creazione contemporanea.

I loro progetti musicali si svolgono nell'ambito di concerti, spettacoli, ma anche all'interno di produzioni sceniche che mescolano diverse forme artistiche (teatro, danza, lettura…).

La maggior parte delle creazioni che segnano le stagioni culturali di Les Cris de Paris mescolano musica contemporanea con musica antica, musica attuale con musica barocca e romantica.


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