7 dicembre venerdì ore 20.30

Chiesa di Santa Caterina da Siena

Catherine Jones,
Stefano Demicheli

Viaggio da Venezia a Napoli sulle corde di un violoncello




Ingresso a pagamento

 

Biglietto unico € 5,00 

Biglietti disponibili sul circuito online https://bit.ly/2JRiUWe

o in prevendita presso

Concerteria, via Schipa 23

MC Revolution, via Palermo 124

o al botteghino mezz'ora prima del concerto.

 


 

Interpreti

 

Catherine Jones, violoncello

 

Stefano Demicheli, clavicembalo

 


 

Programma

 

Benedetto Marcello
Sonata 1, op 2:  Largo, Allegro, Largo, Allegro

Giovanni Benedetto Platti
Sonata I: Adagio, non Presto, Largo, Allegro

 

Giovanni Benedetto Platti
Sonata IV per clavicembalo: Largo, Presto e alla breve, Adagio, Non tanto Allegro

 

A. Caldara

Sonata XVI: Adagio, Allegro, Largo, Allegro


Francesco Paolo Supriano,
Toccata VIII

 

Salvatore Lanzetti,

Sonata VII, op. 1: Andante, Allegro, Largo, Rondeau Andante

 


 

Note di sala

 

Nel solco della prima letteratura italiana per violoncello fiorita al tramonto del Seicento in varia combinazione di organico e con destinazione da camera o da chiesa intorno al polo bolognese e ai nomi di Giuseppe Torelli, Domenico Zanatta, Giovan Battista degli Antoni e Bartolomeo Laurenti, s’innestano le successive tradizioni compositive che nel primo Settecento, fra Venezia e Napoli, avrebbero in via decisiva valorizzato lo strumento ad arco, inizialmente a supporto del continuo in sostituzione della viola da gamba, quindi in crescente quanto determinante dimensione solistica e virtuosa accanto all’accompagnamento di un cembalo. 

Autori fondamentali per una tale prospettiva di sviluppo tecnico ed emancipazione del ruolo furono in primo luogo i veneziani Benedetto Marcello e Antonio Vivaldi.

Il primo, in ascolto con il lavoro che apre la raccolta di VI Suonate a violoncello e basso continuo catalogate come op. 2 e pubblicate dalla londinese Walsh nell’anno 1732, fu innanzitutto figura aristocratica e di straordinario eclettismo culturale, passato alla storia per quella sua ancora attualissima satira mordace sui vizi e convenienze del Teatro alla moda  (libello pubblicato in forma anonima, nel 1720), con strali per tutti e per il Vivaldi operista in primis, oltre alle Sonate per clavicembalo ma, in realtà, al centro di un’attività politica e di un’apertura creativa con pochi altri pari nel mondo della musica: fu avvocato e giudice a Venezia, camerlengo a Brescia e amministratore di vari offici, poeta, filologo, musicista e compositore abile a trattare praticamente ogni genere, dalle Opere o musiche di festa. sempre per la scena, agli Oratori, dai cinquanta Salmi alle Messe e alle numerose altre pagine sacre, dalle oltre trecentocinquanta Cantate per una voce e basso continuo, più le due monumentali Cantate drammatiche su testo dell'abate Antonio Conti, Timoteo e Cassandra, alle Arie e Canzoni a due o più voci; quindi in ambito strumentale, Sonate, Sinfonie e Concerti per archi, più la non trascurabile sezione degli scritti fra Lettere, Rime, Sonetti, il testo per una tragedia, una Fantasia ditirambica eroicomica, il citato Teatro alla moda e una feroce critica scagliata contro la Raccolta di duetti, terzetti e madrigali del rinomato compositore Antonio Lotti. All’interno di una simile versatilità probabilmente si spiega la sperimentale attenzione del Marcello per lo strumento ad arco più vicino al canto della voce umana, così come attesta l’allora inconsueto rilievo ad esso riservato non solo all’interno delle sillogi destinate al violoncello solo (appunto l’op. 2) e per due violoncelli o viole da gamba e continuo (del 1734 circa) strutturate in quattro movimenti con primo tempo lento e allegri bipartiti, bensì anche all’interno delle opere vocali e strumentali. Il violoncello risulta infatti da lui privilegiato già ad esempio in molti fra i Concerti a 5 dell’op. 1 del 1708, nei quali lo strumento è contrapposto al ripieno, così come d’altra parte il Torelli aveva previsto per la tromba nei suoi modelli di riferimento. E con ogni probabilità furono proprio le due raccolte del Marcello, e la conseguente popolarità del genere toccata intorno agli anni Trenta del Settecento veneziano, ad ispirare l’ancor più celebre Antonio Vivaldi, così come recentemente suggerito dalla studiosa Eleanor Selfridge-Field, per la stesura di dieci Sonate (di cui una, la RV 38, andata perduta) per violoncello e continuo, con o senza numero d’opus, su architettura tardo-barocca. Le prime sei, composte probabilmente intorno al 1730, furono pubblicate a Parigi dieci anni più tardi da Leclerc e Boivin mentre, al di fuori delle raccolte a stampa, si citano le due conservate in forma manoscritta nella Biblioteca del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli (RV 39 e RV 44) e la Sonata n. 9 in sol minore RV 42 - qui in ascolto e, al pari della sola n. 6 RV 46, articolata in movimenti di danza secondo lo schema da camera - in manoscritto presso il castello di Wiesentheid. 

 

Un caso a sé rappresenta invece Giovanni Benedetto Platti, musicista italiano assai valido e attivo all’estero, ben noto eppure a tutt’oggi privo di data e luogo di nascita, in via ipotetica ascrivibili fra il 1690-1700 e fra le città di Bergamo o Venezia mentre resta, quale unico documento, l’atto di morte registrato l’11 gennaio dell’anno 1763 a Würzburg. Dal 1724 Platti avrebbe portato infatti il titolo di “musicus aulicus” di Johann Philipp Franz von Schönborn, Principe Vescovo di Bamberg e Würzburg, dunque trascorrendo al servizio degli Schönborn a Würzburg e nel vicino castello di Wiesentheid, appena citato per Vivaldi, il resto della vita. Agli Schönborn si devono d’altra parte i tre percorsi fondamentali della carriera artistica di Platti: Johann Philipp Franz lo volle nella cappella di corte, suo fratello Friedrich Carl lo elesse cantante e maestro di canto mentre il terzo fratello, ossia il diplomatico Rudolf Franz Erwein, melomane, appassionato e provetto dilettante di violoncello residente nel palazzo di Wiesentheid, lo reclutò come suonatore, arrangiatore, consigliere e naturalmente compositore. Ecco perché il nucleo storico originario della collezione musicale di Platti (una sessantina di unica manoscritti, oltre le opere per la corte vescovile di Würzburg) è conservato nella residenza dei conti Schönborn-Wiesentheid: 28 Concerti con violoncello obbligato, più di 20 Sonate a tre, 4 Duetti per violino e violoncello (in origine 6) e 12 Sonate per violoncello, oltre ad alcuni brani di musica da chiesa (Messe, Requiem, Stabat Mater) risalenti al terzo decennio del Settecento. Le sue peculiarità di scrittura? La Sonata I in sol minore, al pari dei Concerti e delle altre Sonate per cembalo e per violoncello (atipicamente impiegato come strumento melodico nelle opere a tre), ce ne svela in buona misura l’arte del comporre parallela al primo sviluppo di tali formule: brillante invenzione tematica e pathos barocco dei ritmi puntati, ricchezza delle armonie, predilezione per le tonalità minori, solidità del contrappunto e fluente cantabilità.
Il tutto originalmente a metà strada fra lo stile vivaldiano e gli aggiornati modelli galanti al cembalo dei figli di Bach, con probabile conoscenza diretta di quanto messo a fuoco nei Trenta Esercizi da Domenico Scarlatti.  E sempre a Venezia riconduce il nome di Antonio Caldara, autore di un contenuto numero di pagine strumentali, fra cui la Sonata XVI in sol maggiore e, innanzitutto, grande operista con settantotto lavori per lo più su libretti di Zeno e Metastasio a Vienna, passato alla storia come favorito e vicemaestro di cappella dell'imperatore Carlo VI. Agli esordi appare intanto, stando al frontespizio dell’opera prima (1693), come "musico di violoncello veneto" e, due anni dopo, come “musico contralto” presso la cappella ducale in San Marco; quindi, nel 1699, riceve la nomina di "Maestro di Cappella, da Chiesa e da Teatro" dall'ultimo duca di Mantova, Ferdinando Carlo Gonzaga. I soggiorni romani eini Spagna lo porteranno in contatto con l’ambiente ottoboniano, dei Ruspoli e con musicisti al passaggio fra Sei e Settecento quali Händel, Pasquini, Alessandro e Domenico Scarlatti. Dunque agli ultimi anni del Seicento e ai modelli bolognesi oltre che alla formazione lagunare andrebbe ascritta la sua produzione strumentale, esigua ma non meno importante rispetto ad esiti operistici che segnano il raccordo fra le scuole di Venezia, Roma e Napoli, per il decisivo contributo portato alla definizione della forma-sonata e alla scrittura per violoncello, strumento al quale dedicò anche una raccolta di esercizi. 

Infine due compositori napoletani a emblema della fertilità di un ambiente entro il quale, sulla base degli studi scientifici più recenti, la scrittura per violoncello avrebbe conosciuto un’ulteriore espansione in termini virtuosistici, probabilmente a fronte di una discreta quantità di nobili fruitori, esecutori dilettanti, e di autori del calibro di Pergolesi, Fiorenza e Porpora. Meno noti ma d’indubbio riferimento furono invece Francesco Alborea, detto Francischiello, Andrea Caporale, Pasquale Pericoli e, ancora, Francesco Paolo Scipriani (talvolta corrotto in Supriani) e Salvatore Lancetti (spesso in partitura manoscritta nella variante Lanzetti) dei quali si ascoltano in programma, rispettivamente, la Toccata VIII in sol minore e una Sonata. Di Scipriani, a testimonianza dell’alto grado tecnico-espressivo raggiunto dalla scrittura per violoncello nei primi decenni del Settecento partenopeo, restano le dodici Sonate per due violoncelli e Basso, conservate in manoscritto mutilo, ma solo delle ultime carte, alla Biblioteca del “San Pietro a Majella” e l’importante Metodo per i suoi alunni intitolato Principij da imparare à suonare il violoncello e con 12 toccate à solo. Analogamente, nello stesso archivio, si conservano numerose Sonate per uno e due violoncelli più continuo di Lancetti, nato a Napoli intorno al 1710, formatosi al Conservatorio di Santa Maria di Loreto, dal 1717 violoncellista presso la cappella Reale di Torino e, dal 1730, affermatosi fra Parigi e Londra. Infatti la sua fama di virtuoso e compositore incline alle innovazioni tecniche dello strumento, soprattutto in merito alle Sonate op. 1 del 1736, non sfuggì al Corrette che lo citò nel suo Méthode théorétique et pratique pour apprendre en peu des tems le violoncelle dans sa perfectione, edito a Parigi nel 1741. Fra le sue conquiste, l'estensione fino al si bemolle e uno sviluppo tecnico della mano sinistra che andava ad impiegare il pollice e il quarto dito in terza e quarta posizione.

 

 

Paola De Simone
 


 

CATHERINE JONES

Catherine Jones ha completato gli studi musicali alla University of Western Australia (Perth), sua città natale, ottenendo il Diploma in violoncello moderno con il massimo dei voti (First Class Honours). In seguito al suo interesse per la musica antica, ha successivamente vinto una borsa di studio che le ha permesso di trasferirsi in Olanda dove è stata ammessa nella classe di Jaap ter Linden al Royal Conservatorium de L’Aia per specializzarsi nel repertorio barocco e classico e nel continuo. Nel 1999, dopo 4 anni di specializzazione sotto la guida dei più importanti esponenti del settore, Catherine ha ricevuto il Diploma in violoncello barocco presso lo stesso Conservatorio (“Tweede Fase” Master of Music) vincendo inoltre il prestigoso premio “Nicolai” per la migliore esecuzione e la miglior votazione dell’anno.

Da quel momento ha mantenuto una carriera internazionale di alto livello suonando e registrando con orchestre e ensemble da camera in Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea, Hong Kong tornando in Australia principalmente per esibirsi in concerti da camera e come solista.

Catherine ricopre regolamente il ruolo di primo violoncello a Londra con Academy of Ancient Music e vanta una collaborazione più che decennale con Ton Koopman e Amsterdam Baroque Orchestra. Riceve inoltre inviti come Guest Principal da numerosi e consolidati gruppi nel panorama della musica antica tra i quali English Concert, Florilegium (Londra), La Petite Bande, Sonnerie (Londra) e Concerto Copenhagen. è membro de European Brandenburg Ensemble, il nuovo gruppo creato da Trevor Pinnock con il quale ha registrato l’integrale dei Concerti Brandeburghesi e partecipato all’intensa attività concertistica della stagione 2006/2007. Ha effettuato registrazioni per Deutsche Gramophone con l’orchestra italiana Il Complesso Barocco diretto da Alan Curtis, specializzata nel repertorio operistico haendeliano.

www.catherinejones.it

 

 

STEFANO DEMICHELI

Affermato clavicembalista, Stefano Demicheli si esibisce regolarmente nelle sale da concerto più prestigiose del panorama musicale – tra le quali il Teatro La Scala di Milano (presso il quale è stato solista nel 2000), la Fundacio La Caixa di Barcelona, l’Auditorio National di Madrid e l’Oude Muziek di Utrecht – ed è invitato nei Festival più importanti sulla scena europea. Fra questi spiccano Musica e Poesia in San Maurizio di Milano, il Rheingau Musik Festival, il Festival van Vlaanderen di Brugge, l’lnternationale Musikfestwochen di Luzern e il London Festival of Baroque Music. 

 

È richiesto non solo come solista, ma anche come continuista, da numerosi ensamble e direttori di musica barocca fra i quali l’Accademia Bizantina e Ottavio Dantone, il Giardino Armonico e Giovanni Antonini, i Freiburger Barockorchester, Concerto Köln, i Barocchisti e Diego Fasolis, l’ensemble Zefiro e Alfredo Bernardini e La Cappella della Pietà dei Turchini e Antonio Florio, con i quali svolge un’intensa attività concertistica. 

 

Ha lavorato al fianco di rinomati solisti in occasione sia di concerti che di opere liriche, collaborando con importanti direttori quali Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Corrado Rovaris Gottfried van der Goltz, Ivor Bolton, Giovanni Antonini, Paul Goodwin e Renè Jacobs. Per molti anni ha ricoperto il ruolo di assistente di quest’ultima, avendo così la possibilità di lavorare nei teatri di tutta Europa, fra i quali spiccano il Deutsche Staatsoper Unter den Linden di Berlino, il Thèatre des Champs-Elysèes di Parigi e il Thèatre Royal de La Monnaie di Bruxelles.


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