9 dicembre domenica ore 12.00

Chiesa di Santa Caterina da Siena

Ensemble Mare Nostrum
Andrea De Carlo, direttore

Il Canto di Roma




in collaborazione con il Festival Alessandro Stradella di Viterbo
 


 

Ingresso a pagamento

 

Biglietto unico € 5,00

 

Biglietti disponibili sul circuito online https://bit.ly/2RQtYpJ
o in prevendita presso

Concerteria, via Schipa 23

MC Revolution, via Palermo 124

o al botteghino mezz'ora prima del concerto.

 


 

Interpreti

 

Andrea De Carlo, viola da gamba, calascione e direzione

 

Furio Zanasi, baritono

 

Simone Vallerotonda, arciliuto e chitarra

 

Lucia Adelaide Di Nicola, clavicembalo
 

Simone Vallerotonda, tiorba e chitarra barocca


 

Si ringraziano  per la consulenza musicale Francesco Zimei e Dario Della Porta

 


 

Programma
 

ANONIMO (Sec. XI, dal manoscritto cassinense Q.318)

Oh Roma Nobilis

 

ANONIMO (Sec. XV e XVI)

La finta Monachella 

Mosca e Mora 

Fatevi all’uscio

 

SAN FILIPPO NERI  (Sec. XVI)

Vanità di vanità

 

ANONIMO (Sec. XVI) 

Arsi per voi

 

GIUSEPPINO CENCI (xxx-1616)

Fuggi, fuggi da questo cielo

 

EMILIO DE CAVALIERI (Roma,1550–Roma,1602)

Rappresentatione di anima et di corpo (1600)

Il Tempo

 

STEFANO LANDI (Roma, 26 febbraio 1587 batt. – Roma, 28 ottobre 1639) 

Non vuò perdere il cervello

 

MARCO MARAZZOLI (Parma, 1602 circa – Roma, 26 gennaio 1662) 

Occhi belli, occhi neri

 

ALESSANDRO STRADELLA (Bologna, 31 luglio 1643- Genova, 25 Febbraio 1682)  

E’ sì bella la luce del dì

 

ANONIMO(Roma, XIX Sec.)

Alla renella

 

ANONIMO (Roma, XIX Sec.) 

Casetta de Trastevere

 

AMERIGO MARINO(Roma circa1901)

Nina si voi dormite

 


 

Note di sala

 

Un viaggio attraverso il canto nella Roma epicentro di storia e civiltà, religione e cultura. E di una musica che accoglie e reca in sé le tracce di quelle espressioni molteplici nel corso di un’evoluzione lessicale legata innanzitutto alla componente sonora della parola e della voce, colta o popolare che sia, sacra o profana. Si pensi al teatro latino aperto, diversamente dagli alti modelli della Grecia classica, all’autenticità del ludus e del risus quanto al melos solistico più che corale, ai canti modulati per le varie celebrazioni pubbliche quali nozze e trionfi, nenie funebri, giochi e feste religiose. E ancora, scorrendo l’asse del tempo, il gregoriano e le Scholae cantorum, l’articolatissima fioritura delle cappelle musicali, i grandi maestri della polivocalità, del contrappunto e i pueri choriales nell’era Scarlatti-Ottoboni, l’incanto di raffinati madrigali che interseca la veracità delle canzoni popolari, le tradizioni immense della Cantata e dell’Oratorio, oltre allo sviluppo di una produzione teatrale sponsorizzata da una famiglia blasonata quanto illuminata, quali furono i Barberini, con relativo ampliamento del ventaglio tematico dei soggetti drammatici e crescente definizione dell’aria.
 

Ebbene, attraversando le impronte lasciate dalla multiforme vocalità nella capitale dell’Impero dal Medioevo al Rinascimento, e dal Barocco ai nostri giorni, prende forma l’originale percorso in programma, partendo dal fatidico anno Mille e non a caso intonando l’inno “Oh Roma Nobilis, orbis et domina”, di autore anonimo, tratto dal manoscritto cassinense a sei linee Q. 318 (folio 291) e presente anche nel duecentesco Codice Vaticano (folio 80), quindi reso noto dalla pubblicazione di Wagner Peter, nell’anno 1909. È il canto del pellegrino proveniente dalle regioni del nord che, giunto finalmente alla sommità del Monte Mario e nell’intravedere la Basilica di San Pietro, s’inginocchiava, dava un bacio alla terra e cantava la sua gioia da quel Mons Gaudii benedicendo l’”Eccellentissima tra tutte le città, / Rossa del sangue rosato dei Martiri, / Splendente dei bianchi gigli delle vergini”. E da lì, fino ad arrivare all’alba del secolo Ventesimo con il genuino romanticismo di una Serenata popolare in romanesco, “Nina si voi dormite”, su testo di Romolo Leonardi e musica di Amerigo Marino. È un canto rivolto all’amata in una “serata piena de dorcezza” che per tre volte, nella sestina del ritornello, teneramente invoca: “Nina, si voi dormite, sognate che ve bacio, / ch’io v’addorcisco er sogno / cantanno adacio, adacio. / L’odore de li fiori che se confonne, / cor canto mio se sperde fra le fronne”.
 

Al centro si passano dunque il testimone epoche e generi distanti, come le tre ballate popolari anonime del Quattro e Cinquecento: La finta Monachella (La falsa monaca, Nigra 79), diffusa dalla Catalogna alla Dalmazia e cantata in special modo nelle terre dell’Abruzzo per narrare lo scopo raggiunto da un giovane travestito da monachella per ottenere l’alloggio in un'osteria e passare una notte con la figlia dell'oste senza destare sospetti; Mosca e Mora, presente sempre fra i canti popolari dell’Italia centrale e Fatevi all’uscio “donna dolciata”. Mentre, sul fronte opposto e dunque di contenuto sacro, alle origini dell’Oratorio su testi di laude in volgare da intonare per alimentare la fede dei i laici lungo la scia della Controriforma a San Gerolamo della Carità e, a seguire, in Santa Maria della Vallicella, si ascolta Vanità vanità di Filippo Neri, nel 1620 canonizzato santo. È un esempio, appunto, di come l’autore sapesse ben coniugare la gioia e la penitenza nella formazione dei giovani romani, durante gli “Essercizi” devoti e penitenziali, incorniciando il sermone dalle Sacre Scritture con le ricreazioni degli intrattenimenti poetici uniti al canto. Nel caso specifico, la pagina sarebbe giunta al pubblico dei nostri giorni nel rifacimento realizzato da Angelo Branduardi per il film di Luigi Magni “State buoni se potete” (1983), dedicato appunto alla figura del Santo. Simile è la successiva contrapposizione, sempre relativa al passaggio fra i secoli XVI e XVII: da un lato, l’espressione profana dei sensi nell’anonima “Arsi per voi” o della canzone popolare “Fuggi, fuggi da questo cielo”, Ballo di Mantova o Mantovana in origine attribuibile al tenore Giuseppino Cenci anche noto come Giuseppino del Biado e, in seguito, diffusa in Europa e in versioni molteplici entrando, persino, nelle acque della Moldava di Smetana nata in seno alle scuole nazionali del pieno Ottocento; dall’altro, un estratto (Il Tempo, cui va il compito di elencare una lista di considerazioni sulla brevità della vita umana) da una miliare azione sacra in tre atti – la Rappresentatione di anima et di corpo dell’anno 1600, su testo di Agostino Manni e in scena nella citata Santa Maria della Vallicella, a Roma – a firma di quell’Emilio de’ Cavalieri che fu autore e protagonista fra la Camerata fiorentina e l’ambiente nativo romano, del passaggio dalla polifonia alla monodia in recitar cantando alle origini dell’opera e, in parallelo, nelle pratiche oratoriali. Alla conquistata monodia sia nel genere della Cantata profana di argomento bucolico quanto all’Oratorio sacro in volgare del periodo barocco appartengono i successivi tre, importanti nomi della tradizione colta del canto di area romana: Stefano Landi, operista nel periodo delle origini, autore qui rappresentato con una pagina su tipico tema amoroso-pastorale “Non vuò perdere il cervello, Filli cara Filli amata” tratta dal Sesto Libro d’Arie da cantarsi ad una voce, edito nel 1638; il parmigiano attivo a Roma Marco Marazzoli, parimenti ricordato per la produzione teatrale ma eminente figura del Barocco musicale romano avendo, sulla base delle proprie competenze canore, particolarmente accresciuto le risorse tecnico-espressive destinate nel genere alla linea della voce, con l’Aria da Cantata “Occhi belli, occhi neri”; quindi un notevolissimo autore quale fu Alessandro Stradella con la più bella aria tratta dal suo Oratorio San Giovanni Crisostomo (conservato in partitura manoscritta nella Biblioteca Estense di Modena fin dalla composizione nel 1680), ossia la malinconica “È sì bella la luce” intonata dell’Inviato di Roma pronto a sacrificarsi per la salvezza di Giovanni.
 

Infine due canzoni popolari ottocentesche, entrambe di autore anonimo e dedicate alla nostalgia per gli antichi luoghi capitolini: “Alla renella”, rielaborazione dell’antico canto del carcerato, ricorda l’arenile balneare prima dell'innalzamento dei muraglioni sulle sponde del Tevere alla fine del secolo mentre, “Casetta de Trastevere”, riproduce la tristezza dei romani dinanzi al radicale riassetto urbanistico che cambiò per sempre il volto di una parte della città negli anni Trenta. Il testo racconta della dolorosa demolizione di una vecchia casa sul greto del fiume e del proprietario che,  assistendovi nel ricordo dell’intera vita lì trascorsa dalla madre, raccomanda nell’accorato ritornello all’operaio: “Fa piano muratò cor quer piccone / Nun lo vedi c'è mamma ancora lì”.

 

Paola De Simone

 


 

FURIO ZANASI

Ha iniziato la sua attività dedicandosi alla musica antica con un repertorio che va dal madrigale alla Cantata e all’Oratorio fino all’Opera Barocca, collaborando con importanti associazioni concertistiche e Festivals internazionali in Italia e all’estero. Ha cantato a Firenze Maggio Musicale Fiorentino 2007 il ruolo di Apollo nella nuova produzione de La Dafne di Marco da Gagliano con Gabriel Garrido. In questa occasione la stampa ha scritto di lui: “La compagnia vede emergere la bravura tecnica e la notevole classe dell’Apollo di Furio Zanasi…”, “La parte musicale è stata dominata dall’Apollo di Furio Zanasi … assoluta padronanza dello stile del recitar cantando. Magistrale l’interpretazione…”. E’ stato protagonista de L’Orfeo di Monteverdi in tournée in Spagna, Italia e Francia con Rinaldo Alessandrini/Concerto Italiano, inciso per Naïve, e ancora al Festival di Edinburgo e a Milano per MITO con Jordi Savall, a Torino con l’Academia Montis Regalis diretta da Alessandro De Marchi, all’Opera di Oslo in una nuova produzione diretta da Rinaldo Alessandrini, con il quale  ha cantato anche il ruolo di Califfo re d’Egitto in Armida al campo d’Egitto di Vivaldi alla Salle Pleyel di Parigi e al Theater an der Wien, anche con incisione per Naïve. Tra gli impegni più recenti figura il ruolo di Ulisse ne Il ritorno d’Ulisse in Patria ad Anversa Vlaamse Opera con Francesco Maria Sardelli, alla Norske Opera di Oslo con Alessandro De Marchi, a Milano al Teatro alla Scala con Rinaldo Alessandrini e Robert Wilson. Con Rinaldo Alessandrini ha cantato inoltre Euridice di Caccini al Festival di Innsbruck, con incisione per Naive, “Record of the Year” 2014 del Sunday Times. Nelle stagioni successive canta di nuovo la Trilogia Monteverdi in L’Incoronazione di Poppea all’Opera Bastille e al Teatro alla Scala con Rinaldo Alessandrini e Robert Wilson. Inoltre, nella Trilogia Monteverdi ed il ruolo di Ulisse con Sir John Eliot Gardiner e Monteverdi Choir and Orchestra in tournèe sia in Italia che in Europa ed USA. Nel 2018 Furio Zanasi è in tour con Freiburger Barockorchester, Pergolesi La Serva Padrona – Uberto, direttore Gottfried von der Goltz, regia Tristan Braun, a Köln, Stuttgart, Freiburg, Berlin, Budapest, Helsinki. Ha registrato per le principali emittenti radiofoniche europee e più di 60 dischi per diverse etichette discografiche, tra cui Stradivarius, Bongiovanni, Naxos, Chandos, Amadeus, K617, Opus 111, Virgin, Aliavox, Zig Zag, Naive, Harmonia Mundi.

 

 

ANDREA DE CARLO

Nato a Roma, comincia la sua carriera musicale come contrabbassista di jazz, collaborando con musicisti di fama internazionale e registrando diversi cd. Avvicinatosi in seguito alla musica classica, svolge per molti anni un’intensa attività concertistica in tutto il mondo collaborando in qualità di primo contrabbasso con importanti enti lirici e sinfonici quali il Teatro Massimo di Palermo, l’Orchestra Regionale Toscana e l’Orchestra Regionale del Lazio.

Parallelamente agli studi musicali si laurea in Fisica con il massimo di voti presso l’Università «La Sapienza» di Roma. Si dedica quindi alla Viola da Gamba sotto la guida di Paolo Pandolfo, collaborando con importanti ensembles di musica antica, come “Elyma” di Gabriel Garrido, l’ensemble di viole ”Labyrinto” di Paolo Pandolfo, “Concerto Italiano” di Rinaldo Alessandrini, con i quali si esibisce in numerosissimi concerti nei più  importanti festival internazionali e realizza più di quaranta incisioni.  Nel 2005 crea l’Ensemble Mare Nostrum, con cui incide nel 2006 un’originale orchestrazione dell’Orgelbuchlein di J.S.Bach perla MA Recordings(USA) che riceve il Diapason d’Or “Decouverte” (maggio 2011), e nel 2009 una raccolta di polifonia francese per la casa discografica Ricercar (Belgio, gruppo OUTHERE) premiata con 5 Diapason dalla rivista francese DIAPASON e con il Coup de Coeur 2010 dell’Academie Charles Cros di Parigi.

Nel 2012 pubblica un Cd di Madrigali e musica strumentale romana del ‘600 per RICERCAR (Belgio) e un Cd di musiche spagnole e messicane per ALPHA (Francia). Nel 2013 un Cd di cantate inedite di Marco Marazzoli per ARCANA (Italia) inaugura un progetto sulla musica romana che sfocerà con la creazione della collana Roma InAeditA, dedicata ai tesori nascosti della musica romana e in particolare ad Alessandro Stradella.

Nel 2013 crea il Festival Internazionale Alessandro Stradella a Nepi (VT), di cui è direttore artistico.


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