21 marzo giovedì ore 20.30

Chiesa di Santa Caterina da Siena, Napoli

Coro di Voci bianche di San Rocco e Le Voci del 48

Gaetano Greco maestro dei “figlioli” del conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo




Ingresso a pagamento
Biglietto unico € 3,00


 

Per la Giornata Europea della Musica Antica - REMA

 

Alessia Pazzaglia, violino

 

Andrea Beatriz Lizarraga, violino

 

Anna Camporini, violoncello

 

Liliana Parisi, clavicembalo

 

Pierfrancesco Borrelli, organo

 

 

Ensemble "InCanto di Partenope"

 

Lia Scognamiglio, soprano

 

Davite Troìa, alto e direttore

 

Leopoldo Punziano, tenore

 

Nicola Ciancio, basso
 

Coro di Voci Bianche di San Rocco e del 48° C.D. di Napoli


Salvatore Murru, direzione

 

Domenico Antonio D'Alessandro, progetto musicale e cura musicologica

 


 

Programma
 

Rocco Greco (Napoli, 1657 - Napoli, 1718)
Sinfonia terza, violoncello e clavicembalo.

Gaetano Greco (Napoli, 1661 - Montecassino, 1730)
Salve Regina(1681), Soprano, Contralto, Tenore, Basso, b.c. (vlc, org).

Rocco Greco (Napoli, 1657 - Napoli, 1718)
Sinfonia seconda, violoncello e clavicembalo.

Gaetano Greco (Napoli, 1661 - Montecassino, 1730)
Litanie della Beata Vergine Maria(1729), Soprano, Contralto, Tenore, Basso, vl I, vl II, vlc, organo.

Gaetano Greco-Salvatore Murru 
Scelta di danze presenti nei manoscritti didattici di Gaetano Greco



Note di sala
 

Gaetano Greco fu allievo, mastricello, e poi egli stesso insegnante come maestro di cappella del conservatorio di «Santa Maria della Colonna di S. Francesco», noto in seguito come conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo. L’orfano-brefotrofio fu fondato nel 1589 dal frate terziario francescano Marcello Fossataro di Nicotera (in Calabria) nel Largo dei Girolamini, di fronte all’ingresso principale della chiesa dei padri dell’Oratorio seguaci di san Filippo Neri. Fu musicista e didatta di primissimo piano; le poche composizioni che ci sono pervenute e le notizie più aggiornate sulla sua attività a Napoli tra la fine del Seicento e il primo quarto del Settecento, lo collocano soprattutto tra le figure chiave di quella modernizzazione della musica per tastiera, dove in particolare nelle Toccateda uno stile polifonico rigorosamente contrappuntistico si evolse verso una maggiore libertà espressiva: caratteristica precipua del Settecento napoletano. L’ipotesi che Greco sia stato, quindi, tra i maestri di Domenico Scarlatti fu fatta per primo da Shedlock nel 1895 e, poi, da Friedrich Lippmann, giusto un secolo dopo, in un fondamentale convegno sulla musica a Napoli nel ’600 tenuto nella città partenopea nel 1985. Concetto riproposto con forza dallo stesso autorevole studioso tedesco – scomparso di recente – in un altro importante convegno napoletano del 2007, dove si spinse ad affermare che allontanandosi dalla Fortspinnungbarocca «Greco divenne un autentico precursore dello “stile galante” in Italia […] [con] una semplicità che non trova paralleli diretti nelle composizioni coeve italiane e neppure in Francia o in Germania». In quell’occasione Lippmann ricordò che Charles Burney nella sua General History of Music(1776-1789), una delle prime storie della musica europee, aveva già individuato senza séguito in Alessandro Scarlatti e in Gaetano Greco i capofila del Settecento musicale napoletano, elencando tra i loro allievi più distinti «Leo, Porpora, Domenico Scarlatti, Vinci, Sarro, Hasse, Feo, Abos, Pergolesi e molti altri grandi e celebri musicisti […]».

Ma a differenza di Alessandro Scarlatti, Greco fu “maestro” soprattutto attraverso l’insegnamento dei “partimenti”; esercizio didattico praticato da Gaetano per tanti anni in conservatorio per realizzare un brano polifonico alla tastiera, con il quale si stabilirono i fondamenti compositivi della “Scuola napoletana” settecentesca. Di recente Giorgio Sanguinetti ha dimostrato che proprio alcuni schemi compositivi dei “partimenti” di Greco sono presenti nel celebre Stabat Materdi Pergolesi, suo allievo ai Poveri di Gesù Cristo almeno fino al 1725.  

In base alle ricerche di chi scrive (d’imminente pubblicazione nei volumi sul Seicento musicale napoletano per Turchini Edizioni, a cura di Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione), ora finalmente disponiamo di dati certi sulla biografia di Gaetano Greco, finora solo congetturata o equivocata nei più diffusi dizionari ed enciclopedie musicali. Gaetano nacque, quindi, a Napoli il 29 settembre del 1661 nella parrocchia di Santa Maria in Cosmedin a Portanova, dove fu battezzato nello stesso giorno in quella chiesa parrocchiale ricevendo come secondo nome proprio Michel’Arcangelo, in onore del santo del giorno di nascita. Era il terzo figlio di Onofrio, un calzolaio nativo di San Severino Lucano, in provincia di Potenza, e della napoletana Laura Perchia, nato dopo il primogenito Rocco (1657), anch’egli presente nel programma del concerto di stasera, e dopo Giuseppe (1659). Entrambi i genitori erano rimasti vedovi da precedenti matrimoni durante la terribile peste del 1656, durante la quale la capitale e tutto il regno perse i due terzi della propria popolazione; si risposarono, quindi, il 29 ottobre di quell’anno, quando l’epidemia era cessata del tutto.Il 28 luglio del 1675 il padre Onofrio morì; nei primi mesi di quell’anno i due fratelli Rocco e Gaetano, erano stati probabilmente ammessi al conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, forse proprio in previsione dell’imminente scomparsa del genitore. In un importante studio di Raffaele Pozzi (1985) su di un libro contabile di questa istituzione, relativo proprio ad alcuni anni dell’apprendistato dei Greco, viene riportata una prima attestazione della presenza ai Poveri di Gesù Cristo di due fratelli Greco “violinisti” proprio nei primi mesi del 1675. Inoltre, nel 1677 furono acquistati «dui vestiti de saia a Rocco e Gaetano Greco» e vennero elargiti 30 carlini ai due fratelli Greco in occasione della Pasqua del 1678 come compenso per le «lettione de violino [Gaetano] e viola [o violoncello, Rocco] alli figlioli del Conservatorio». Nell’orfano-brefotrofio i bambini venivano accolti senza preferenze, con due soli limiti: «Non si pigliaranno figlioli che siano minori di sette anni perché quando fussero minori non potrebbero essere governati da ministri di casa, ma haverebbero bisogno del governo di Donne […] Non si riceve figlioli che habbiano male contagioso che possa infetar gli altri»; la loro divisa ufficiale prevedeva la “sottana” rossa con la “zimarra” e il cappello azzurro, come i colori della veste di Cristo secondo una tradizione iconografica che viene da lontano nel rappresentare con il rosso l’Amor Divino e con l’azzurro o blu l’allegoria della Fede.

Gaetano fu allievo, quindi, di don Giovanni Salvatore – dal 1674 insegnante di contrappunto del conservatorio –, e dell’eunuco procidano don Domenico Arcuccio/Arcucci per il canto; poi almeno dal 1678 fu “mastricello” di violino, mentre il fratello Rocco “mastricello” di viola/violoncello. È datata 1681 la sua prima composizione nota, l’antifona Salve Reginaa 4 voci e organo, che dovrebbe risalire, così, ancora ai suoi anni di apprendistato in conservatorio sotto la guida di don Giovanni Salvatore, e della quale si offre all’ascolto stasera una prima esecuzione assoluta a parti reali (Soprano, Contralto, Tenore, Basso), con il basso continuo realizzato da violoncello e organo, condotta sull’autografo conservato nel leggendario archivio musicale dei padri Girolamini di Napoli.

Dalla fine del 1691 il patriarca Francesco Provenzale fu affiancato ufficialmente proprio dal trentenne Gaetano Greco nel ruolo di maestro di cappella della “Fedelissima Città di Napoli” che ricopriva dal 17 settembre 1665. Infatti, in un documento pubblicato da Capasso a fine Ottocento, gli Eletti della Città (la giunta comunale dell’epoca) nel dicembre del 1691 scelsero Greco per sostituire il Maestro di Cappella in carica nel caso di «vacanza […] o per morte, o rinunzia del magnifico Francesco Provenzale, che in atto l’esercita, o per altra legitima causa di vacanza», cedendo quindi 10 ducati su tutte le sue provvigioni annue al maestro titolare «sua vita durante tantum», dopo l’accertamento formale che Provenzale fosse ancora vivo. Questo importantissimo incarico fu ricoperto dal nostro musicista fino al 1720, quando gli successe poi Domenico Sarro, e tutta la sua musica prodotta come compositore municipale, dispersa.

Nel 1695 morì don Gennaro Ursino, maestro di cappella dei Poveri di Gesù Cristo, Gaetano Greco lo sostituì nell’importante ruolo, ma dal giugno 1706 al 16 aprile 1709 interruppe l’incarico per cause sconosciute e la didattica del conservatorio passò al suo allievo Nicola Ceva. Giubilato Greco per anzianità, nel secondo semestre del 1727 la didattica clavicembalistica del conservatorio fu affidata a Leonardo Vinci, prima che nel 1728 Francesco Durante venisse nominato maestro di cappella dei Poveri di Gesù Cristo, ruolo che mantenne fino al 1738 coadiuvato dal maltese Girolamo Abos. L’ultimo maestro di cappella di questo conservatorio dal 1738 al 1743, anno della sua chiusura, fu Francesco Feo. A differenza dei conservatorii di Sant’Onofrio a Capuana, di Santa Maria di Loreto e della Pietà dei Turchini, il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo era a giurisdizione arcivescovile, e nel 1743 fu chiuso per essere trasformato in Seminario urbano. Non è, quindi, assimilabile alla storia degli altri conservatori napoletani citati, che hanno poi dato vita al Real Collegio di San Sebastiano, prima, e al Conservatorio di San Pietro a Maiella, dopo.

Da una ricerca sistematica svolta sui conti degli antichi banchi napoletani relativi agli anni 1726-1737, da un gruppo di lavoro guidato e coordinato da Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione per conto della Fondazione “Pietà de’ Turchini”, inaspettatamente è emerso un pagamento per il novembre del 1728 a Gaetano Greco come organista della chiesa dell’abbazia di Montecassino, che ha gettato una nuova luce sugli ultimi anni del Maestro di Cappella napoletano dopo il pensionamento dai Poveri di Gesù Cristo; il procuratore don Andrea de Palma, intestatario dell’operazione bancaria, era un monaco dell’abbazia di Montecassino, nato a Napoli nel 1689 e morto a Montecassino a soli 49 anni, nel 1738. Il pagamento dimostra, quindi, che Greco non morì nel 1728 come affermato da Salvatore Di Giacomo nel suo celebre lavoro sui conservatorii napoletani; ma lasciato il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo si era trasferito nel prestigioso monastero benedettino, dove compose le sue Litanie della Beata Vergine Mariaa 4 voci (SATB), 2 violini, violoncello e organo – che stasera si ascolteranno, anch’esse in prima esecuzione assoluta –, conservate nella preziosa collezione dell’abate Santini a Münster, e datate 1729. Datazione questa fraintesa o passata sotto silenzio dagli studiosi di Greco, come la relazione con Montecassino di un manoscritto di Messea una voce e organo dello stesso compositore conservate nella Biblioteca Nazionale di Napoli e rintracciato da chi scrive più di trent’anni fa; questo manoscritto contiene anche una messa del padre don Marino Migliarese, scritta per la festività di “San Marino”, collocata dopo le messe di Greco: don Marino fu l’abate di Montecassino dal 1754 al 1760, dove aveva professato l’Istituto benedettino l’8 maggio 1709. Dalle ricerche effettuate nel prezioso archivio dell’abbazia di Montecassino, sono quindi emersi i documenti che attestano la morte di Gaetano Greco, «celebre maestro di Cappella in Napoli», agli inizi di novembre del 1730. 

Il fratello di Gaetano, Rocco Greco, dal 1682 violista/violoncellista alla Cappella reale, dal 1695 fu la prima viola/violoncello in questa prestigiosa cappella musicale napoletana diretta a quel tempo dall’esigente Alessandro Scarlatti, che lo giudicò un buon musicista, fino alla data della sua morte (15 marzo 1718). Fu assunto come violista/violoncellista il 20 agosto del 1687 “nel primo Choro” della cappella musicale del Tesoro di San Gennaro (“il migliore sulla piazza”), dove vi rimarrà fino al 20 aprile 1717, quando all’aggravarsi delle sue condizioni di salute venne sostituito dal violoncellista Francesco Alborea;dal 1704 fu assunto anche nella cappella musicale del Pio Monte della Misericordia.

L’uso del termine “viola” in un manoscritto ben noto di Sonate a due viole di Rocco Greco, datato 1699 e conservato a Montecassino con una tessitura musicale specificamente violoncellistica scritta in chiave di basso (tanto da essere considerato la fonte più antica di musica napoletana per questo strumento, con “Sinfonie” per due violoncelli o i due strumenti utilizzati in brani liturgici come basso e basso cifrato), chiarisce che per “viola” a Napoli tra la seconda metà del Seicento e il primo quarto del Settecento si intende il violoncello. A testimonianza della qualità della scuola strumentale di marca partenopea, il programma propone quindi la Sinfonia secondae la Sinfonia terza per due violoncelli, in una esecuzione per violoncello e clavicembalo.

Conclude il programma la partecipazione nella seconda parte del concerto, del coro delle Voci Bianche degli odierni “figlioli” accompagnati da 2 violini, violoncello e clavicembalo, in una successione di danze contenute nei manoscritti di “Partimenti” di Gaetano Greco, adattate vocalmente da Salvatore Murru con componimenti poetici di autori italiani del Cinque-Seicento: echi di musiche di danza per le “feste a ballo” di corte del Seicento, testimoniate dalle raccolte di “partimenti” realizzate per fini didattico-esecutivi-compositivi. Sia il «Ballo della Torcia» sia il «Ballo della Regina» che ascolteremo stasera insieme alle altre danze, li troviamo così in un noto manoscritto didattico relazionabile a Greco, che oltre ai suoi “partimenti” contiene delle sorti di suitesformate da “balletti” sempre seguiti da una successione variabile di sarabande, minuetti, correnti, passacaglie e gighe, nonché diverse “partite” su famosi bassi di danze ereditati dalla tradizione cinque-seicentesca (“Fedele”, “Ruggero”, “Tordiglione”): un repertorio fondamentale per la didattica della composizione ai figlioli dei conservatorii napoletani, che si apprestavano ad esercitare la professione musicale soprattutto nell’ambito delle numerose committenze ‘profane’ aristocratiche e alto borghesi.

Domenico Antonio D’Alessandro


 

Alessia Pazzaglia – violino

Si è diplomata al Conservatorio L. Cherubini di Firenze. Ha poi iniziato lo studio del violino barocco con Federico Guglielmo frequentando poi masterclass di Chiara Banchini e Sigiswald Kuijken. Collabora con diversi gruppi barocchi quali: Auser Musici, L'Arte dell'Arco, Montis Regalis, Orchestra Il Pomo d’Oro, Modo Antiquo etc. con i quali si è esibita in importanti festival (Haendel Festival di Halle, Festival fur Alte Musik di Innsbruck, Bremen Musik Festival, Sofia Cantus Firmus, Timisoara Baroque, La Valletta etc.) e in prestigiose sale (Alte Oper Frankfurt, Herkulessaal di Monaco, Arsenal di Metz, deSingel di Anversa, Gulbenkien e Centro culturale di Belém a Lisbona, Barbican Centre di Londra, Elbphilarmonie di Amburgo, Parigi Théatre des Champs Elisées e Opéra di Versailles, La Coruna Palacio de la Opera, Birmingham Town Hall etc.) Con i suddetti gruppi ha inciso per Brilliant, Decca e Deutsche Grammophon.

 

 

Andrea Beatriz Lizarraga - violino

Ha iniziato lo studio del violino nell’ anno 1999 nella Scuola Di Musica di Jujuy. Nell’anno 2015 si trasferisce in Italia e comincia a studiare con il maestro Enrico Onofri presso il Conservatorio di Palermo. Ha partecipato ai seguenti progetti: Orchestra Haendel con il maestro Sergio Siminovich; Orchestra della opera “Rodelinda”, con il maestro Juan Manuel Quintana; Con la  battuta di Hernan Shvartzman ha fatto “Così fan tutte”, “Don Giovanni”, “Die Zauberflöte”, di W. A. Mozart e “Medea” di L. Cherubini; Orchestra “Barroca del Suquía”, con il maestro Manfredo Kraemer; Orchestra Barocca “Compañía de las luces”, sotto la battuta di Marcelo Birman.; Talenti Vulcanici della Fondazione Pietà dei Turchini; Orchestra Barocca Nazionale con la direzione del Maestro Alessandro Quarta.

 

Anna Camporini – violoncello

Nata nel 1988 a Como intraprende lo studio del violoncello sotto la guida di Marco Testori e si diploma presso il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano. Nel 2017 ottiene il Diploma Accademico di II Livello in violoncello barocco e classico con lode presso il Conservatorio “E. F. Dall'Abaco” di Verona nella classe di Catherine Jones, presentando una tesi di laurea sulla scuola violoncellistica napoletana del XVIII secolo. Collabora con gli ensembles: Atalanta Fugiens, Ghislieri Choir & Consort, La Divina Armonia, Les Musiciens du Prince. È la violoncellista dell'ensemble barocco “Alla Maniera Italiana”, un gruppo di musica da camera specializzato in esecuzioni su strumenti originali e storicamente informate. Ha registrato per Urania Records, Sony, Brilliant Classics, Arcana, Amadeus. Insegna violoncello presso diverse scuole di musica e presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Puccini” di Gallarate.

 

 

Liliana Parisi - clavicembalo

Dopo il diploma in pianoforte sotto la guida di Giuseppe Squitieri, ha intrapreso lo studio del clavicembalo presso il Conservatorio "L. Perosi" di Campobasso, conseguendo con lode il Diploma Accademico di II livello con Andreina Di Girolamo. Ha preso parte a svariate masterclass tra cui quelle con Emilia Fadini e con Silvia Rambaldi. Attualmente sta approfondendo gli aspetti musicologici del basso continuo e dei partimenti con Enrico Baiano.

 

 

Pierfrancesco Borrelli – organo

Ha compiuto la sua formazione musicale presso il conservatorio San Pietro a Majella di Napoli diplomandosi col massimo dei voti in clavicembalo sotto la guida di Rosa Klarer dopo aver completato gli studi di pianoforte, direzione d’orchestra, didattica della musica. Ha approfondito lo studio della prassi esecutiva barocca e delle tastiere storiche dedicandosi in particolare al repertorio di scuola napoletana tra XVII e XVIII secolo. Nel corso della sua carriera ha tenuto concerti sia da solista che in formazioni cameristiche presso prestigiose istituzioni concertistiche italiane e straniere. È pianista e fondatore dell'Ensemble Artelli, formazione cameristica dal Trio in poi che spazia dal repertorio cameristico del periodo classico a quello contemporaneo. 

 

 

Salvatore Murru – direttore

Ha studiato pianoforte con il M° Ida Nota, diplomandosi presso il Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino e successivamente composizione dapprima con L. Tomei, diplomandosi, poi, sotto la guida del M° Gaetano Panariello, presso il conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, con il massimo dei voti. Alla attività di compositore affianca l’insegnamento. È docente, infatti, presso il 48°C.D. di Napoli, dove, da alcuni anni, dirige un coro di voci bianche con cui ha preso parte a diverse manifestazioni, eventi e concorsi. Dirige il Coro di voci bianche Le Voci del 48, nato da una proposta formativa promossa dal 48° Circolo Didattico Statale Madre Claudia Russo, ed il Coro di Voci Bianche di San Rocco, nato dal progetto “Liberi di Cantare” promosso dalla Fondazione Pietà de’ Turchini. I progetti realizzati finora hanno raccolto notevole apprezzamento e consenso e sono stati altrettante opportunità di crescita artistica, culturale ed umana. La formazione riunisce oltre 50 bambini.

 

 

Davide Troìa – direttore Ensemble “InCanto di Partenope”

Si è diplomato in Musica corale e Direzione di Coro, Composizione, Pianoforte, Strumentazione per Banda, presso il Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli, e in Canto presso il Conservatorio A. Boito di Parma. Ha frequentato il corso biennale di Perfezionamento in Direzione di Coro con N. Balasch presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma. È fondatore e direttore dal 1990 del Coro Polifonico “Exsultate Deo” di Napoli. Ha realizzato numerose elaborazioni per coro e ha curato la revisione di opere corali di diversi autori tra cui F. Grazioli, G. Sigismondo, C. Lenzi. Svolge un’intensa attività didattica, tenendo frequentemente corsi di Vocalità e Direzione di Coro per varie associazioni corali. Dal 2007 è docente di Direzione di Coro e Composizione Corale presso il Conservatorio “L. Canepa” di Sassari. È direttore ed alto dell’Ensemble “InCanto di Partenope”, composto daLia Scognamiglio, soprano, Leopoldo Punziano, tenore e Nicola Ciancio, basso.

 

 

Il “Coro di Voci Bianche di San Rocco” nasce nel 2015 nell’ambito del progetto “Liberi di Cantare” promosso dalla Fondazione Pietà de’ Turchini per la valorizzazione della Chiesa di San Rocco a Chiaia. Il “Coro di Voci Bianche di San Rocco”, aperto a tutti e rimpolpato attraverso audizioni periodiche, ha partecipato alla Stagione Concertistica per la Giornata Europea della Musica Antica con l’esecuzione dei “Miserere” di Niccolò Jommelli, Antonio Lotti e Leonardo Leo. Il coro è stato inoltre invitato ad esibirsi alla rassegna “Concertosa”, organizzata dal Museo Nazionale di San Martino in collaborazione con Gli Amici del Museo di Capodimonte dove, nell’ottobre del 2017 e in occasione del meeting internazionale del REMA (Rete Europea della Musica Antica), ha cantato lo “Stabat Mater” di Nicola Bonifacio Logroscino, accompagnato dall’ensemble de “I talenti Vulcanici”, guidato da Stefano Demicheli e prodotto dalla Fondazione Pietà de’ Turchini.

 

 

Il coro “Le Voci del ’48"

è costituito dai giovanissimi studenti del 48° Circolo Didattico Statale “Madre Claudia Russo” di Napoli, fortemente voluto dalla preside Rosa Seccia e punta di diamante dell’istituto, che opera in un territorio di frontiera come la periferia orientale del capoluogo campano. Il coro del 48° Circolo Didattico si è già esibito eseguendo l’ “Inno alla Gioia” di Ludwig van Beethoven, cantato in tedesco in occasione della visita, presso la scuola, degli ex ministri Francesco Profumo e Fabrizio Barca e del commissario europeo Johannes Hahn. La formazione è stata inoltre invitata a rappresentare le scuole italiane all’Accademia dei Lincei, in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace all’Unione Europea, nel 2012. Il Coro del 48° Circolo Didattico Statale “Madre Claudia Russo” ha partecipato e vinto al Festival Nazionale “Ercolano in canto” e al Premio Teatro San Carlo di Napoli; ha partecipato inoltre alla rassegna estiva organizzata dal Comune di Napoli.


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