11 novembre domenica ore 12.00

Palazzo Donn'Anna, Napoli

Ho sognato di andare a cena con Beethoven

Un omaggio a Raffaele La Capria




letture di

EDOARDO ALBINATI /

GABRIELLA BUONTEMPO /

LORENZO CAPELLINI /

RUGGERO CAPPUCCIO /

LEONARDO COLOMBATI /

ALESSIO FORGIONE /

LORENZO PAVOLINI /

SILVIO PERRELLA /

ELISABETTA RASY /

EMANUELE TREVI


con la partecipazione di
RAFFAELE LA CAPRIA


introduce
LORENZO PAVOLINI


C’è stato un periodo che ho ascoltato Chopin all’infinito. Centinaia di volte. E più lo ascoltavo e più scoprivo dettagli e movenze che mi erano sfuggiti. […] Sai che ieri notte ho sognato di andare a cena con Beethoven? […] Si, con lui. I capelli bianchi gli scendevano sulla fronte. E parlavamo del più e del meno. […] Ho amato la musica di Beethoven quanto quella di Chopin. […] Si, mi piace cantare.

da Di terra e mare
di Raffaele La CapriaSilvio Perrella
Laterza, 2018

 

Se penso al mio rapporto con Napoli mi sembra di poterlo esprimere soltanto per immagini. E la prima è quella di Palazzo Donn’Anna, dove ho trascorso gran parte della mia infanzia e della mia giovinezza. […] Con quelle sue mura corrose di tufo giallastro, crivellato di nicchie vuote e finestre cieche, gli archi aperti sul golfo, le grotte invase dall’acqua, e tutto il chiaroscuro della facciata scavata da vento e salmastro, assume a volte l’aspetto di uno scoglio o di una rupe appena emersa dalle profondità marine, piena di anfratti e incrostazioni calcaree, licheni e molluschi litofagi. E così appare, a prima vista, come qualcosa di non ben definito e non-finito, che appartiene ora alla Storia, quando vien fuori il corrusco austero barocco dell’architettura, ora alla Natura quando quasi si confonde con la linea della costa e diventa un elemento del paesaggio. Questa ambiguità, questo essere a mezzo tra la Natura e la Storia, è anche il segreto contrasto dell’anima napoletana.

da L’Armonia Perduta
di Raffaele La Capria
Mondadori, 1986

 

La struttura esiste, eccome. Però è una struttura di tipo musicale. Nel Novecento la scrittura è diventata come una partitura musicale: è scorrevole, e, al tempo stesso, è solida.
È fatta come di fil di ferro, ma di ferro. […]
No, non mi sento un poeta, mi sento uno scrittore. Però ho capito quello che dicono i critici, e cioè che Ferito a morte si muove su una pulsione lirica, più che su una pulsione narrativa. Ho capito questo e credo che abbiano ragione, perché è fatto di accordi metaforici e di assonanze che sono, appunto, la vera sostanza della intelaiatura, della tessitura, di questo libro.

da Enciclopedia Treccani
un’intervista di Luigia SorrentinoRaffaele La Capria


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