«O parole chiantute, o museca de truono»
Convegno sul napoletano tra Sette e Ottocento: lingua, musica e teatro in due giornate di studio tra Napoli e Santa Maria Capua Vetere

C’è una lingua che nasce sulla scena e per la scena, capace di farsi gesto, ritmo, suono: è il napoletano teatrale, vivo e cangiante, protagonista del convegno «O parole chiantute, o museca de truono», dedicato alla sua evoluzione tra Sette e Ottocento. Un percorso che non si limita alla dimensione linguistica, ma abbraccia l’immaginario, i corpi, le maschere e le pratiche performative che hanno reso Napoli uno dei centri più fertili della cultura europea.
Dalle prime esperienze in età vicereale fino alle soglie dell’Ottocento, quando si avverte il tramonto di un sistema politico e teatrale, il napoletano si trasforma, si adatta, si reinventa. È lingua duttile, musicale, capace di attraversare registri diversi: dalla comicità popolare alla raffinatezza della scena colta. In questo senso, la commedeja pe mmuseca – presto esportata e riconosciuta come opera buffa – diventa un laboratorio privilegiato, in cui idiomi, inflessioni e forme espressive si stratificano, dando vita a una tradizione ancora oggi in parte da esplorare.
Il convegno, con interventi di studiosi e sessioni presiedute da Uta Felten e Paologiovanni Maione, si articola in due giornate di studio:
- 27 marzo 2026, presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli (Dipartimento di Lettere e Beni Culturali, Santa Maria Capua Vetere), con avvio dei lavori alle ore 14.30 e una sessione serale alle ore 20.00 al Museo Civico e del Risorgimento;
- 28 marzo 2026, al Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli (Sala Martucci), a partire dalle ore 9.45.
Promosso dall’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli in collaborazione con la Fondazione Pietà de’ Turchini il Conservatorio San Pietro a Majella, l’incontro si configura non solo come momento di approfondimento, ma come avvio di un vero e proprio laboratorio di ricerca. L’obiettivo è sondare con rigore e continuità un fenomeno complesso e affascinante, ancora in attesa di essere pienamente valorizzato: quello di una lingua che, nel teatro per musica, si fa materia viva, capace di risuonare ben oltre il proprio tempo.
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