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Calung – Lénggér Banyumasan

Musiche e danze dai confini di Giava Centrale, Indonesia

Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli
17.30 - 18.30
Gratuito

Interpreti
Orchestra Calung 

Yusmanto: coordinatore, calung
Sanggar Seni Sekar Shanty

Darno: Direttore artistico, compositore, calung
Institut Seni Indonesia di Surakarta

Muriah Budiarti: sindhen (voce femminile)
Institut Seni Indonesia di Surakarta

Hadi Sumarto Sukendar: costruttore di strumenti, kendhang
Troupe Langen Budaya

Sarmin: calung, gong sebul
Troupe Langen Budaya

Eko Kuntowibowo: dendhem
Oemah Gamelan / SMK Negeri 3 Banyumas

Rumpoko Setyo Aji: kendhang, kethuk-kenong
SMK Negeri 3 Banyumas

Rianto: coreografo, danzatore
Rumah Lengger / Rianto Dance Studio

Cipto Subroto: gerong, danzatore
Universitas Jenderal Soerdiman Purwokerto

Gading Nadaswara Kemilau Banyubiru: coreografa, danzatrice
Sanggar Seni Sekar Shanty


per il progetto Musiche sulle vie della Seta, a cura dell’Università L’Orientale di Napoli, ISMEO – Associazione Internazionale di studi sul Mediterraneo e L’Oriente, Fondazione Pietà de’ Turchini e il Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli

Antonia Soriente Coordinatrice Unior
Salvatore Morra Coordinatore ISMEO


Ingresso libero


Maggiori informazioni
segreteria@turchini.it


Calung – Lénggér Banyumasan

Note di sala
In occasione del 75° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Indonesia, l’ISMEO in collaborazione con la Fondazione Pietà dei Turchini, il Conservatorio San Pietro a Majella e l’Università l’Orientale, ha invitato a Napoli un gruppo di dieci artisti da Banyumas, un distretto culturalmente ibrido situato al confine tra Giava Centrale e Giava Occidentale (Sunda). Nel progetto sono coinvolti riconosciuti esperti di musica e danza con un background ricco e diversificato, provenienti da centri artistici, istituzioni accademiche e troupe professionali impegnate nella conservazione, nella trasmissione e nella divulgazione delle arti performative locali.

Le istituzioni partenopee hanno organizzato per l’occasione un workshop presso l’Università l’Orientale e uno spettacolo di calung-lénggér banyumasan in collaborazione con il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella. La città di Napoli ospita l’evento conclusivo di un tour – supportato dal Ministero indonesiano per Educazione, Cultura, Ricerca e Tecnologia e dall’Ambasciata indonesiana di Roma, unitamente a istituzioni e università italiane – che ha visto gli artisti giavanesi impegnati in una serie di lezioni e concerti anche nelle città di Venezia e Roma.


Il programma dello spettacolo pone al centro la musica calung e la danza lénggér, nella loro natura dinamica e trasformativa. La performance si apre con un ampio ed elaborato klenengan (‘concerto’) che esplora le diverse sfumature stilistiche del repertorio musicale tradizionale, mettendo in luce il suo carattere ibrido e aperto alla contaminazione. Figurano in questa overture i brani Blenderan, Ricik-ricik, Pacul Gowang, Bendrongkulon, Angleng, Senggot, Rindhing Tugel, Ilogondhang, Sekargadhung e Kembang Glepang. La seconda parte dello spettacolo si concentra invece sulla danza, e in particolare su alcune rielaborazioni contemporanee del repertorio coreutico tradizionale, accompagnate dai brani Nylinguk, Lobong Ilang e Gudril. La performance prosegue con una serie di riferimenti simbolici al più esteso universo delle arti performative di Banyumas, serbatoio espressivo di grande significanza culturale. Le sonorità del calung accompagnano dapprima due rappresentazioni di riti per la propiziazione della pioggia, il Cowongan (nel quale si fanno danzare delle marionette antropomorfe) e l’Ujungan (scontro tra due opponenti che si fronteggiano brandendo bastoni di legno); segue una rievocazione dell’Ebeg Banyumasan, danza di possessione con fantocci di cavallo, al cui termine si innesta una transizione vocale incentrata sull’arte del Jemblung (gamelan cantato). Chiudono la performance due creazioni originali intitolate Mangsa Kapat e Tundhan Belis, accostate al repertorio tradizionale costruendo un vorticoso gioco di richiami che invita a riflettere sul rapporto tra ritualità e spettacolo, folklore e riproposta, tradizione e innovazione nell’Indonesia contemporanea.

I gamelan calung sono piccole formazioni introdotte nell’area di Banyumas nei primi decenni del secolo scorso, che includono una sezione di xilofoni in bambù (calung, dendhem, kethuk-kenong), tamburi a due membrane (kendhang ciblon e ketipung) e un aerofono con funzione di gong (gong sebul). Anche la componente vocale svolge un ruolo importante nell’organico di queste formazioni, declinata nelle pratiche del sindhenan (canto solistico femminile) e del senggakan / gerongan (coro maschile). La musica calung si basa su un procedimento eterofonico per il quale i musicisti eseguono variazioni simultanee di una data melodia (balungan) sulla base di cicli ritmici iterati. Essi sono dotati di una grande libertà improvvisativa, purché le proprie elaborazioni siano in linea con l’andamento ritmico-melodico dei brani eseguiti e contribuiscano a rendere l’intreccio sonoro dell’ensemble ricco e variato. Questa musica è inoltre caratterizzata da tempi esecutivi molto sostenuti, densi intrecci ritmici, repentine variazioni dinamiche e da un intenso gioco di scambi tra parti vocali e strumentali, elementi che le conferiscono un carattere brillante ed estremamente vivace.

Il repertorio eseguito consiste primariamente di gendhing banyumasan, brani orchestrali della tradizione locale che sono in genere tramandati oralmente. Questi brani, cantati nel dialetto regionale (bahasa ngapak), sono di argomento amoroso o riferito alla vita agricola, e raccontano situazioni della quotidianità rurale attraverso richiami a elementi naturali, indovinelli e giochi di parole. Il repertorio comprende, inoltre, nuove creazioni di compositori contemporanei e spesso anche rielaborazioni di canzoni del repertorio pop indonesiano (dangdut, campursari), andando incontro ai gusti musicali più disparati.

La musica calung è primariamente destinata all’accompagnamento del lénggér, una danza sensuale e accattivante, eseguita da donne (lengger wadon) o da uomini che interpretano ruoli femminili (lengger lanang). Sembra che in passato questo genere coreutico svolgesse una funzione fondamentale nella vita rituale e cerimoniale di Banyumas, funzione venuta meno nel corso dell’ultimo cinquantennio, quando il lénggér è stato recuperato e rivisitato in chiave spettacolare. Nella Banyumas contemporanea, infatti, questa danza è ancora largamente impiegata per celebrare ricorrenze festive (private o comunitarie) o grandi eventi destinati all’intrattenimento pubblico, assumendo grande importanza nella vita sociale e nell’immaginario affettivo delle popolazioni locali. Nel loro costante percorso trasformativo – legato anche all’emergere di nuove creatività cosmopolite – calung e lénggér continuano a veicolare il senso di appartenenza, i valori etici e la memoria collettiva, facendosi emblemi del patrimonio culturale locale.

Daniele Zappatore

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