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Giulia. Principessa di Napoli
Interpreti
Laura Zecchini soprano
Talenti Vulcanici
Hermine Horiot violoncello
Giovanni Bellini liuto
Federico Bagnasco contrabbasso
Stefano Demicheli clavicembalo e direzione
Angela Di Maso drammaturgia
Giuliana Carbone voce narrante
Paologiovanni Maione consulenza musicologica
Pier Carmine Garzillo, Marianna Fasolino trascrizione partiture
Costumi a cura della Sartoria Sociale Exito – Coop. Esserci
prima rappresentazione assoluta
in occasione della mostra “Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento”
in coproduzione con Mordente Maghini Young Festival
Ingresso libero
Programma
Angela di Maso
“Giulia de Caro: la voce che sedusse Napoli”
Monologo in racconto (2025) su commissione Pietà de Turchini/Festival Mordente
Apertura: un’ombra tra i vicoli
Giovanni Battista Cicinelli – Principe di Cursi (1609 – Grottaglie 1679)
O qui sta il punto
Cantata per voce e basso continuo
Quadro primo: una seconda nascita
Aspettatemi sentite
Cantata per voce e basso continuo
Quadro secondo: Dai bordelli al teatro, la Ciulla diventa impresaria
Sciolt’in lagrime
Cantata per voce e basso continuo
Consigliato dal duolo
Cantata per voce e basso continuo
Quadro terzo: Una puttana non può diventare onesta
Deh, miratemi, rispondetemi
Cantata per voce e basso continuo
Era de’ fiori la stagione ridente
Cantata per voce e basso continuo
Chiusa: La storia infinita
Claudio Monteverdi (Cremona 1567 – Venezia 1643)
Quello sguardo sdegnosetto
Cantata per voce e basso continuo
Ciaccona Medley – cover su temi antichi
Cantata per voce e basso continuo
Giulia. Principessa di Napoli
Note di sala
Paologiovanni Maione
Turbamento e fascinazione: Giulia de Caro e il suo corpo eloquente
Cominciò a recitarsi in musica, quest’anno come dall’anni passati, da tempo del governo del conte d’Oñatte in qua, la compagnia detta di Febi armonici, ed una commediante di essa, ch’è Ciulla de Caro, publica puttana, andò tutto il giorno al passeggio in una sua propria carrozza, assai ricca così di cavalli come della stessa carrozza, vestita del modo come doveva essere vista sulla scena, con ricche vesti e cappello con folte penne di colori e col bastone in mano, facendosi vedere commandando i cuori delli effeminati amanti e pigliando nuovi clienti.
La morbosa attenzione del cronista Fuidoro, per la discussa stella dell’alcova e della scena partenopea, dà conto di un fenomeno che destò non poco interesse, e sgomento, nella seconda metà del Seicento nella terra della sirena. Ammaliatrice e stratega come poche, Ciulla inizia la sua lotta pubblica rincorrendo un’indipendenza e un’onorabilità non concessale dagli umili natali contando sulle proprie forze e le proprie strabilianti doti di amante e attrice-cantante. Un connubio sulfureo che da sempre accompagnava le donne della scena sempre in bilico tra immoralità e professionalità; mercenarie a tutto tondo faticano a conquistare un ruolo sociale da più parti osteggiato ma assai blandito da un esercito di uomini scossi da eccessi ormonali e “appassionati” di spettacolo.
Nata nell’affollata insula della Pignasecca il 13 luglio 1646, ben presto iniziò a comprendere che poteva contare solo su se stessa valorizzando, e monetizzando, tutto quanto era in suo possesso: attraverso le virtù del suo corpo eloquente avvia una doppia carriera che la vedrà appellata come «comediante cantarinola armonica, puttana» nelle cronache del 1671 allorquando andava realizzando, gradualmente e tenacemente, il suo progetto di sdoganamento per una vita all’insegna del rispetto e della riservatezza.
Prima della sua ascesa sulle tavole del Teatro di San Bartolomeo di Napoli, restano in ombra molti snodi della sua vita come quello della formazione di cantante che con molta probabilità avvenne nel corso del suo allontanamento dalla capitale meridionale, per i troppi scandali suscitati, quando riparò a Roma, luogo dal quale rientrò nel ’69 in forze nella compagnia diretta dall’impresaria, e canterina, Cecilia Siri Chigi, la cui biografia non doveva essere dissimile da quella di Giulia, qui coinvolta in ruoli di secondo piano. La pratica armonica non la distrasse comunque da quella del meretricio continuando ad intessere una fitta rete di rapporti amorosi con un coté aristocratico prestigioso, munifico, influente, che le permetteva una vita assai agiata e spudorata:
[…] Sua Eccellenza [il viceré Antonio Pedro Sancho Dávila y Osorio marchese di Astorga] si mostra largo col signor Prospero Barigiani [Parisani marchese di Caggiano] suo conoscente in Roma, quale trionfa con grossi guadagni, e spende allegramente con la signora Ciulla di Caro, che tiene tre amanti: il signor Prospero Barigiani, il duca della Regina [Fabio II Capece Galeota], nipote del regente Galeota, che sono li corrivi, e don Giovanni Cicinelli, figlio del principe di Cursi, suo favorito senza spesa. Questa dama è arbitra in Napoli in questo tempo, ed ha fatto fare togati, auditore di provincia ed altri officiiregi, ed anco maestri della Nunziata.
Un entourage che la sostenne strenuamente nell’ardita avventura di impresaria del San Bartolomeo dal 1673 al 1675 sia esponendosi pubblicamente sia investendo con “carate segrete” nella pericolosissima industria dello spettacolo, il noviziato negli affari teatrali avviene gradualmente, ma per certi versi fulmineamente, per tappe d’avvicinamento al ruolo di primadonna e organizzatrice: il coronamento di un percorso esemplare, i cui primi cimenti restano misteriosi e probabilmente da ricercare in quegli anni in cui all’attività di “donna di vita” abbinava quello di canterina e attrice di strada, reclutando avventori per ciarlatani e cerusici di dubbia fama in largo di Castello, culminava con “gesti” che rivoluzionarono la vita spettacolare cittadina.
Se l’industria del piacere aveva provveduto a farle introitare cifre da capogiro, le case di tolleranza gestite dalla temeraria imprenditrice fruttavano non poco – Ciulla “amorevolmente” provvedeva a contrattualizzare e fornire di opportuno corredo le proprie operaie del diletto («Una cammisa sottile de Cambraia, quattro salvietti de damaschino, uno paro de Calzette de filo, otto moccatori d’orletta, Tre Coscini di tela sottile, Due para de polsi con pietrilli, tre salvietti per creati, Uno paro de braccialetti de granate a due file grosse, tre para de scarpe, […] corpetto de saya, tre Cammised’orletta con petrilli e Uno ventaglio de transfuro») –, la scena la vide spudorata promotrice di forze locali, sovvertendo l’andazzo dell’offerta rappresentativa fondata sull’esecuzione dei repertori d’importazione, e di scritturare per la piazza partenopea un prestigioso musicista forestiero per produrre nuove partiture.
Furono stagioni che scompaginarono un sistema e provvidero a inaugurare il nuovo corso della scena napoletana, i viaggi intrapresi per formare le compagnie sono accompagnati da incredulità e stupore per la grandeur dei treni degni di una “regina”, nel 1675
partì da Napoli Ciulla di Caro alla volta di Roma, e fu accompagnata da gran numero di carrozze a quattro, et anco porta comitiva di 22 persone armate, tra quali un suo musicoeunuco e uno sgherro o smargiasso. Ha portato seco buona somma di doble e 15 mila ducatidi lettere di cambio; è pasteggiata et alloggiata da Capua sin dentro Roma a spese delliamanti.
Nel pellegrinaggio artistico garantisce nomi altisonanti al palcoscenico e un musicista di vaglia come Pietro Andrea Ziani – poi dal 1680 maestro della Cappella Reale – coinvolgendo tra le maestranze presenti in città Andrea Perrucci, intellettuale e uomo di teatro, e Francesco Provenzale, affermato compositore di formazione partenopea e già addentro alle “cose” operistiche.
È grazie alle partiture sopravvissute che si riesce a ricostruire il profilo artistico della de Caro da più parti vilipeso da un’informazione malmostosa, capeggiata dall’accidioso Fuidoro, e da un severo pamphlet a firma di Antonio Muscettola duca di Spezzano che girò manoscritto anche fuori dal regno dal titolo Il bordello sostenuto.
Il magistero attoriale-canoro di questa sirena trova nel complesso progetto approntato da Perrucci e Provenzale per Difendere l’offensore, overo La Stellidaura vendicante un eloquente esempio capace di fugare qualsiasi perplessità sull’inadeguatezza della virtuosa. Il melodrama fu allestito nel settembre del 1674, prima di comparire al San Bartolomeo l’anno successivo, presso la dimora del principe di Cursi, casa ben nota all’imprenditrice, per un debutto ad alto tasso di “segni” capaci di lumeggiare gli intricati rapporti amorosi tra la diva e gli uomini di casa e non solo. Salvato il paventato boicottaggio della corte con un diplomatico gesto del nobile ospite prontamente registrato dalle cronache –
Dal principe di Cursi Cicinelli fu fatta rappresentare una comedia a Mergoglino in musica nella sua casa, che ivi tiene piggionata, e vi convitò il viceré, cavalieri e dame: queste signore ricusando d’andarci, scusandosi che in quella casa non vi era persona che dovesse decentemente riceverle (mentre la principessa delle puttane Ciulla de Caro era capo di quelle recitanti), egli fece un’azione nobile di pacificarsi con la sua moglie – donandoli una grossa summa di molte centinaia di docati – con la quale da molti anni non faceva vita, e la portò a ricevere le dame. Sua Eccellenza assisté due ore e fu finita alle quattro di notte.
–, l’opera rivelò l’indiscutibile talento della discussa Ciulla capace di gestire la scena e il personaggio con grande professionalità, il testo e la musica, com’era consuetudine, venivano orditi in virtù delle capacità dell’artista e qui la cantante è tenuta a pulsare tutte le corde non solo musicali ma anche performative con tutti quegli “appuntamenti” scenici cari alla drammaturgia barocca.Duelli, travestimenti, deliri, furori, contemplazioni, torpori inanellano una narrazione avvincente ricca di colpi di scena e di appuntamenti vocali di notevole complessità sia tecnica che espressiva.
La fascinazione di questa donna al culmine del proprio percorso è anche tratteggiata nelle pregevoli cantate del principe Giovanni Cicinelli, carte pentagrammate testimoni dell’abilità tecnica e fascinatoria legata alla trasmissione degli affetti in pagine tese a “giocare” con occorrenze care all’immaginario poetico del tempo ma anche a ironizzare sulle critiche avanzate da un mondo “misogino” e ostile in Aspettatemi, sentite:
[…
Di lì a poco – nel 1676 – deflagra in un nuovo eccesso sposando un giovinetto dabbene dando ulteriore scandalo sconvolgendo consuetudini e regole: a congiungere i due sposi – separati e “sepolti” in romitaggi affinché non si consumasse l’imeneo – sarà la clemenza del viceré che accoglierà la supplica dell’ormai vittoriosa Giulia che onusta di ricchezze si trasferisce nella sua residenza di Capodimonte lontana da chiassi e mondanità per vivere, accanto allo sposo, nell’oblio totale, interrotto solo, ancora una volta, dalla maldicenza cronachistica in occasione della sua morte quando Confuorto registrava nel novembre del 1697 che:
domenica è morta nel casale di Capodimonte, ove abitava col suo marito [Car]Luc[c]io Mazza sin dal tempo che si maritò, la famosa un tempo puttana e cantarina Giulia di Caro, che, pria di maritarsi, fu il sostegno del bordello di Napoli con suo grandissimo proveccio (essendo stata, dopo che si maritò col Mazza, persona assai civile, molto onesta e dabene), ed ha lasciato ricca facoltà, ascendente a molte decine di migliaia di scuti, non vi essendo altri che l’unica figliuola procreata col detto suo marito, d’età nubile. Ed è stata sepellitamiserabilmente nella parocchia del sudetto casale, solo con quattro preti, una che a tempo del suo puttanesimo dominava Napoli. Et sic transit gloria mundi!
Laura Zecchini
Ha conseguito il Diploma Accademico di II livello in Canto lirico presso il Conservatorio Maderna-Lettimi di Cesena sotto la guida di Alda Caiello, con la quale si è specializzata in particolare nel repertorio contemporaneo, e attualmente è iscritta al biennio di Canto Rinascimentale-Barocco con Gabriele Lombardi. Ha inoltre studiato con Monica Bacelli, Silvia Frigato, Leonardo Cortellazzi, Anna Bonitatibus, Claron McFadden e molti altri. Parallelamente, continua a coltivare il suo interesse per il pop e il musical, e canta in un trio che esegue musica tradizionale irlandese e canzone d’autore italiana.
Nel 2022 ha debuttato come protagonista nell’opera da camera Between Mirrors della compositrice Sara Stevanović in occasione del 47° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, diretta da Francesco Bossaglia e ha preso parte alla produzione dell’opera Suor Angelica di G. Puccini sotto la regia di Alfonso Antoniozzi. Ha eseguito Tehillim di S. Reich diretta da Andrea Cappelleri.
Nel 2023 ha debuttato come Governess nell’opera The turn of the screw di B. Britten presso il Teatro Ariosto di Reggio Emilia diretta da Francesco Bossaglia con regia di Fabio Condemi, e come Bastienne in Bastien und Bastienne di W. A. Mozart al 48° Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano diretta da Tito Ceccherini.
Nel 2024 ha debuttato come Belisa nell’opera radiofonica Don Perlimplin di B. Maderna presso il teatro Bonci di Cesena diretta da Andrea Cappelleri, ha inciso con la casa discografica Tactus la nuova opera di Riccardo Perugini Il pellegrino del nulla. Ha collaborato inoltre con il FontanaMix Ensemble per una serie di concerti dedicati a Purcell e Sariaaho ed è stata solista nella nuova opera di Danilo Comitini Dilexi, commissione Ravenna Festival Ha cantato inoltre in Arianna e il Minotauro, melologo di Silvia Colasanti, per il festival Rossini open di Lugo, diretta da Paolo Marzocchi.
Ha vinto il secondo premio al 13° Concorso Barocco “Francesco Provenzale” presso il Centro Pietà de’ Turchini di Napoli, e ha vinto una Masterclass con Anna Bonitatibus alla 15° Cesti Competition.
Nel 2025 è stata protagonista della nuova opera My name is Floria di Virginia Guastella, produzione ERT a Reggio Emilia, diretta da Marco Angius e con la regia di Luigi De Angelis (Fanny & Alexander), e ha interpretato Rut nella nuova opera Rut, Raccolti di Speranza di Marianna Acito al Ravenna Festival, al Festival di musica sacra di Pordenone e al Pergolesi Spontini di Jesi. Ha lavorato come cover nel ruolo di Dorinda nell’Orlando di G. F. Haendel per la trilogia d’Autunno al Teatro Alighieri di Ravenna diretta da Ottavio Dantone con regia di Pier Luigi Pizzi.
Nel 2026 eseguirà lo Stabat Mater di Pergolesi con I Virtuosi italiani, prenderà parte a due concerti, uno a Fondazione Pietà dei Turchini di Napoli e uno all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma, in cui eseguirà sei cantate inedite per soprano del compositore napoletano Giovanni Cicinelli con l’ensemble Talenti Vulcanici. Eseguirà inoltre Après Tout di Fabien Levy in prima assoluta italiana al Teatro Comunale di Modena con la Wunderkammer Orchestra diretta da Mattia Dattolo.
Talenti Vulcanici
Nato nel 2011, si distingue per la sua vocazione alla riscoperta e alla valorizzazione di repertori musicali poco noti o dimenticati. Erede della tradizione pionieristica della Fondazione Pietà de’ Turchini ha fatto della divulgazione musicale il suo leitmotiv, avvicinando il pubblico napoletano e non solo a pagine musicali di grande valore intrinseco, spesso ingiustamente relegate nell’oblio.
L’ensemble si muove con disinvoltura tra epoche e generi, spaziando dalla musica sacra e profana della scuola napoletana a brani di repertorio classico, moderno, dialogando con il teatro e la drammaturgia contemporanea. La sua cifra stilistica, caratterizzata da un sapiente equilibrio tra rigore filologico e fantasia interpretativa, è stata ben sintetizzata dal compositore Fabio Vacchi, che ha collaborato con il gruppo:
“L’aspetto più straordinario è forse la compresenza di rigore e fantasia, di approfondimento e capacità di comunicare emozioni. Il che li rende pregevoli non solo nel barocco, ma anche nel classico, nel moderno, e nel postmoderno”.
Ha calcato i palchi di prestigiosi festival in Italia e all’estero, tra cui la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, i Concerti del Quirinale, l’Accademia Musica Antica Milano, Muse Salentine, Oude Muziek Utrecht, Collegium 1704 e Collegium Marianum di Praga, il Festival Barocco Alessandro Stradella, lo Stockholm Early Music Festival, Napoli Teatro Festival, Ravello Festival, Festival Wunderkammer e il Festival Entroterre.
Ha inoltre collaborato con Christophe Rousset, quale direttore ospite.
Nel 2019, Talenti Vulcanici ha ricevuto il Premio Franco Abbiati come “miglior iniziativa musicale”. La giuria ha premiato “il suo innovativo progetto di formazione e valorizzazione dei giovani talenti, ideato da Federica Castaldo con la consulenza musicologica di Paologiovanni Maione e il management di Marco Rossi. Sotto la guida musicale di Stefano Demicheli e la supervisione di tutor specializzati, i giovani musicisti partecipano a un percorso residenziale che li prepara ad affrontare le sfide del mondo professionale”.
L’attività discografica dell’ensemble è altrettanto ricca e prestigiosa. Per molti anni ha inciso per l’etichetta Arcana del gruppo Outhere, dando vita a una collana dedicata a Napoli e al suo patrimonio musicale, impreziosita dalle fotografie di Mimmo Jodice. Dal 2024 invece, i suoi dischi vengono pubblicati dell’etichetta Turchini Records. Dal 2021, le produzioni audiovisive di Talenti Vulcanici sono fruibili su diverse piattaforme digitali nazionali e internazionali, tra cui RaiPlay, Stingray Classica e TotalBaroque, oltre che sui canali televisivi Rai 5 e Sky Classica HD e sulle frequenze di Rai Radio 3 e RadioFrance.
Stefano Demicheli
Stefano Demicheli è clavicembalista, organista e direttore d’orchestra di fama internazionale. Allievo di Ottavio Dantone, ha completato la propria formazione con Emilia Fadini, Lars-Ulrik Mortensen, Lorenzo Ghielmi e Jean-Claude Zehnder. Giovanissimo ha avviato una brillante carriera collaborando con alcuni tra i più importanti ensemble barocchi, tra cui Il Giardino Armonico, Accademia Bizantina, Freiburger Barockorchester, Concerto Köln e Tafelmusik Baroque Orchestra.
Ha lavorato con direttori di primo piano come Claudio Abbado, Riccardo Chailly, Giovanni Antonini e Ivor Bolton. Scelto personalmente da René Jacobs come assistente – incarico ricoperto per quasi dieci anni – ha partecipato a importanti produzioni operistiche in tutta Europa, affermandosi come maestro al cembalo e preparatore vocale di riferimento.
Negli ultimi anni ha intensificato l’attività direttoriale, ottenendo ampi consensi di pubblico e critica, in particolare con la direzione del Giustino di Vivaldi all’Innsbrucker Festwochen der Alten Musik. È stato direttore principale di Academia 1750 a Barcellona ed è attualmente direttore musicale di Talenti Vulcanici a Napoli. Dal 2025 succederà a Sergio Balestracci alla guida del coro La Stagione Armonica di Padova.
Parallelamente all’attività concertistica, svolge un’intensa attività didattica ed è regolarmente invitato a tenere masterclass in ambito internazionale, tra cui McGill University, Tafelmusik e il Festival di Musica Antica di Urbino (FIMA).