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Just your love

Coro Gamut, direttore Serena Marino

Chiesa di Santa Maria Incoronatella alla Pietà de’ Turchini
17.00 - 18.00
Gratuito

INGRESSO GRATUITO CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA, INVIANDO UNA MAIL A coordinamento@turchini.it CON INDICAZIONE DI NOMINATIVO, RECAPITO TELEFONICO E MAIL entro e non oltre le ore 12.00 del 14 novembre 2021.

 

Programma

Capitolo I: and my beloved

Gianmartino Durighello (1961) Veni electa mea

Antoine Brumel (1460-1512) Sicut lilium inter spinas

Eduardo Grau (1919-2006) Ojos claros, serenos

Carl Orff (1895-1982) Odi et amo

David Lang (1951) Come, daughter

Ola Gjeilo (1978) Northern lights

Eric Whitacre (1970) This marriage

Capitolo II: and my soul

Charles Fox (1940) / arr. Serena Marino (1986) Killing me softly with his song

Einojuhani Rautavaara (1928-2016) La luna asoma

Carlo Gesualdo (1566-1613) Sicut ovis ad occisionem

Marco Ferretti (1974) Solo e pensoso

David Lang (1951) Head, heart

Björk (1965) / elab. Benedetta Nofri (1985) The gate

Lorenzo Donati (1972) Canticum canticorum


Just your love

« Abitare se stessi. Musica emotiva. » 

L’amore non può essere propriamente descritto o raccontato. Allo stesso modo della musica, ha bisogno di  essere abitato per essere compreso. Spogliandoci del superfluo, conduciamo l’ascoltatore verso la ri-scoperta  della bellezza insita in forme e strutture semplici e regolari, che pongono al centro dell’attenzione l’effettivo nucleo del discorso musicale: il suono. Così come è l’amore nella sua essenza vera e intima. Questa ricerca è condotta attraverso letterature e brani corali appartenenti a epoche e terre lontane tra loro, che trovano comunione e concordanza nella stessa visione antropologica e nell’idea artistica ed estetica. Con alcuni versi significativi dal Cantico dei Cantici e da altri celebri componimenti, Coro Gamut decanta  dapprima l’amore “per lei” con «Just your love. And my beloved» e a seguire l’amore “per lui” con «Just your love.  And my soul»


Note di sala a cura di Paola De Simone

La forza degli affetti, in simbiosi di suono e senso con la parola poetica, oltre l’impalcatura delle forme, oltre le traiettorie del tempo. È questa la linea estremamente variegata ma salda e sottile che lega l’itinerario corale in ascolto, pronto a spaziare fra le culture, le terre e le epoche più disparate intorno all’asse ben fermo di un affondo antropologico sublimato in arte ed estetica canora.

Il primo esempio, con il mottetto per coro sacro a cappella Veni electa mea, è offerto in epoca recente da Gianmartino Durighello, figlio d’arte, appassionato di etnomusicologia, teologia e filosofia, organista, docente e direttore del Coro del Conservatorio di Castelfranco Veneto, autore della pagina commissionata dal Coro dell’Università Cattolica di Piliscaba, in Ungheria, intorno alla figura di Santa Elisabetta. L’impianto è minimalista (una linea melodica di sedici battute ripetuta per quattro volte, laddove ad ogni ripetizione entra una nuova voce risalendo le fonti dell’Ars Antiqua fra consonanze di quinta e quarta nelle cadenze, contrappunti fra le parti acute, movimenti per terze, libertà al grave) ma la vocazione, comune a gran parte del suo già ampio catalogo dedito al sacro come al profano, poggia costantemente sul pensiero e su un’indagine spirituale che, di volta in volta, prende forma come nuova intuizione musicale.

Alla Francia del secondo Quattrocento rinvia invece il mottetto a quattro voci Sicut lilium inter spinas, piccolo gioiello di Antoine Brumel, importante compositore dell’epoca di Josquin Desprez, cantore in Notre-Dame de Chartres, attivo a Ginevra, Laon e a Parigi. Fra le scarse notizie biografiche a noi giunte, se ne segnala la presenza a Ferrara nei primi anni del Cinquecento in qualità di maestro di cappella presso la corte di Alfonso I d’Este.

A seguire, cinque prospettive distanti ma parimenti appartenenti al secolo Ventesimo. Di matrice iberica è Ojos claros, serenos di Eduardo Grau, nato a Barcellona, emigrato in tenera età con la famiglia in Argentina e musicalmente formatosi a Buenos Aires seguendo lo stile di Manuel de Falla. Maggiormente noto alle masse per i suoi Carmina Buranaoltre che per una didattica assurta a metodo universale, in rappresentanza dell’area tedesca, Carl Orff è presente con Odi et amo, tassello per coro misto a cappella tratto dalla Cantata scenica Catulli Carmina composta fra il 1940 e il 1943 sui testi del più celebre poeta latino che cantò l’amore e dello stesso Orff. A loro volta i Catulli Carmina costituiscono il secondo e centrale pannello dei Trionfi, un trittico comprendente appunto la più celebre partitura di straordinaria forza percussiva ispirata ai testi medievali custoditi nel monastero di Benedikt-Beuren (1837) e il Trionfo di Afrodite (1953). Agli States appartiene invece il Song a quattro voci Come, daughter di David Lang, Premio Pulitzer nel 2007 per un’opera musicale ispirata alla fiaba della piccola fiammiferaia e autore post-minimalista di estremo interesse per l’apertura al modernismo concettuale e persino al rock. Parimenti minimalista ma d’ultima generazione nordeuropea è Ola Gjeilo che firma Northern lights, brano cult che dà il titolo al disco nominato nel 2012 quale miglior iTunes Classical Vocal Album. Nascita ad Oslo, studi al Royal College of Music di Londra, un master in composizione alla Julliard di New York e uno stile corale che assomma in sé radici classiche, aperture al jazz e fascinazioni del grande schermo. Dunque, stile britannico e americano ma, innanzitutto, suggestioni di raro impatto fonico-visivo. Di pari generazione ma un’America di estrazione bandistica oltre che corale appartiene  Eric Whitacre, qui autore della lirica This marriage, song dalle ampie campiture espressive.

A una matrice più profonda, ulteriormente intimista, appartengono sia Killing me softly with his song, canzone in vetta alle hit del Canada e del nord Europa composta da Charles Fox in tandem con Norman Gimbel (qui nell’arrangiamento a cura di Serena Marino) traendo ispirazione dalla frase “matamos dulcemente a fuerza de blues” contenuta nel romanzo Rayuela (Il gioco del mondo) dell’argentino Julio Cortázar, nonché dall’esperienza interiore della cantante Lori Lieberman dinanzi a un’esibizione sul palco di Don McLean, sia La luna asoma (Suite de Lorca, 1973) del finlandese Einojuhani Rautavaara, pagina carica di iridescenze ritmiche e di colore al sorgere della luna.

La grande stagione del madrigalismo e, nello specifico, della musica sacra fra il secondo Cinquecento e i primi anni del Seicento è invece opportunamente rappresentata da Sicut ovis ad occisionem di Carlo Gesualdo da Venosa, responsorio delle tenebre fra i più significativi nel racconto della Passione che, nel Sabato Santo (“Come un agnello condotto al macello non aprì bocca”), si accende di drammatica sospensione grazie all’avveniristica scrittura gesualdiana che ben ritrae il silenzio di Gesù dinanzi all’inquisizione dei sacerdoti e di Pilato. Al fronte profano e alla grande tradizione poetico-drammatica alimentata dalla lirica del Petrarca, qui all’estremo in moderna veste musicale, rinvia Solo e pensosodi Marco Ferretti, flautista, direttore di coro e compositore di Senigallia dalla scrittura polifonica aggiornata, fluida e sapiente.

Infine, ancora un brano di David Lang con Head, heart (scritto il 29 giugno 2012), racconto del cuore  per coro femminile sulle parole di Lydia Davis, una “canzone d’amore”, trascendentale e spirituale come lo è The gate stando alle stesse parole della cantautrice islandese Björk che con Arca ha scritto e prodotto il brano nel settembre 2017 (qui nell’elaborazione a cura di Benedetta Nofri) per poi chiudere, a coronamento, sull’incontro con l’oscurità più segreta quanto rivelatrice del Canticum canticorum per coro misto a sei voci di Lorenzo Donati, direttore di coro e compositore aretino classe 1972, fondatore e direttore del Vox Cordis, dell’Hesperimenta Vocal Ensemble e primo italiano a vincere il Gran premio europeo di canto corale con la formazione “UT insieme vocale-consonante”.


Coro Gamut

Gamut è un gruppo corale nato nel marzo del 2018 a Pescara su iniziativa del direttore Serena Marino insieme  a un gruppo di musicisti e cultori, volti a condividere l’amore per la musica corale. Lo spirito che li anima è fare  di più voci un unicum attraverso musica espressa con passione e professionalità. 

Il nome del gruppo deriva dal concetto di gamma-ut musicale (la totalità dei suoni che unisce in sé l’aspetto  teoretico a quello percettivo), di cui si intende incarnarne il senso profondo. Gamut aspira a dare spazio e  tempo a tutte le sfumature e le possibilità dello strumento voce e della musica vocale, con un repertorio che  attraversa epoche e terre lontane, dai compositori medievali ai contemporanei. Essere globalmente Gamut:  l’intera gamma delle emozioni e delle vibrazioni nascenti dalla musica. 

Coro Gamut, compagine più ampia formata da circa venti cantori, e Gamut Vocal Ensemble, insieme più  piccolo e modulare dedicato a progetti specifici o appositamente commissionati, hanno all’attivo già diversi  programmi di concerto, numerosi inviti in manifestazioni musicali e collaborazioni con importanti musicisti,  docenti di conservatorio e istituzioni musicali, ottenendo sempre riscontri di pregio. Nel novembre 2019, a  solo un anno e mezzo dalla sua nascita, Coro Gamut ha ottenuto il 2° premio al Concorso Nazionale Polifonico  di Arezzo nella categoria cori misti.


Serena Marino

Serena Marino si è diplomata alla Scuola Superiore Triennale per Direttori di Coro “Guido d’Arezzo” e si è  perfezionata all’European Academy for Choral Conductors e all’Accademia Chigiana di Siena, ottenendo  Diploma di Merito (2017 e 2018), sotto la guida di docenti di fama internazionale. Studia Canto rinascimentale  e barocco al Conservatorio G.B. Pergolesi di Fermo e prassi storicamente informata con noti specialisti. 

Dirige il Coro Giovanile d’Abruzzo, il Coro Gamut di Pescara con cui ha ottenuto il 2° Premio al Concorso  Polifonico Nazionale di Arezzo (2019), l’insieme vocale Vox Aurea di Teramo e il Coro della SOMS di Spoltore.  Ha diretto l’ensemble vocale femminile Esacordo di Chieti e l’ensemble vocale Compagnia Virtuosa di Pescara,  conducendolo alla assegnazione del 2° Premio al Concorso Polifonico Nazionale di Arezzo e del Premio  speciale per il miglior programma presentato in concorso (2016). 

Viene regolarmente invitata quale membro di giuria in concorsi corali nazionali ed è membro della  Commissione artistica dell’Associazione Regionale Cori Abruzzo. 

Svolge attività concertistica anche come corista professionale partecipando a importanti festival e a incisioni  discografiche. Dal 2011 al 2016 ha cantato nel Coro Giovanile Italiano e nel 2016 ha vinto il Gran Premio  Europeo di Canto Corale, massima competizione corale al mondo, con UT insieme vocale-consonante diretto  da Lorenzo Donati.

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