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Segreti Barocchi

I concerti per mandolino della collezione GIMO di Uppsala

Auditorium IIC Stoccolma
17.00 - 19.00
Gratuito

in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma


ore 17.00
Il mandolino a Napoli nel ‘700
intervengono
Anna Rita Addessi, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
Lars Berglund, Università di Uppsala


ore 18.00
Ensemble Pizzic’Arco
Monika Toth, Csenge Orgovàn violini
Raffaele Vrenna clavicembalo
Luca Tarantino calascione
Mauro Squillante mandolino

Programma
Carlo Cecere
Concerto per mandolino e archi in La maggiore (GIMO 60)
Allegro ma non presto – Largo – Grazioso

Vito Ugolino
Concerto per mandolino e archi in Sol maggiore (GIMO 297)
Allegro – Largo – Allegro

Gaspare Gabellone
Concerto per mandolino e archi in Fa maggiore (GIMO 88)
Allegro – Largo – Allegro

Domenico Gaudioso
Concerto di mandolino a solo con violini e basso (GIMO 58)
Allegro – Largo – Allegro

Giuseppe Giuliano
Sinfonia per mandolino (GIMO 153)
Maestoso – Larghetto – Allegro


Segreti Barocchi

Note di sala
È agli anni Quaranta del XVIII secolo che gli organologi fanno verosimilmente risalire le prime tracce di quel nuovo mandolino “di tipo napoletano” a 4 ordini, accordato per quinte come il violino, con corde metalliche pizzicate con un plettro ricavato da penna di uccello, ponte mobile e tavola armonica inclinata, che andrà man mano sostituendo il vecchio mandolino “barocco” a 4, 5 e 6 cori, accordato per quarte e suonato prevalentemente con i polpastrelli. Questa grande rivoluzione avviene tra Roma e Napoli, e sarà una famiglia di liutai napoletani, i Vinaccia, a perfezionare e a darci, nell’epoca d’oro del Regno di Napoli, quello che è stato definito dagli stessi contemporanei il mandolino napoletano, o mandoline.

Il mandolino di tipo napoletano ebbe subito una fiorente diffusione in Europa, nelle corti e nei palazzi nobiliari, così come nelle piazze e nelle feste campestri. Lo strumento diventerà ben presto una sorta di simbolo del “bon goût”, di galanteria e allo stesso tempo espressione di uno spirito popolare e urbano. Negli anni ‘40 del secolo, la regina Maria Amalia, moglie di Carlo di Borbone, si farà dipingere dal pittore di corte Michele Foschini al centro della famiglia reale con tra le braccia un mandolino. In questo periodo, il mandolino è l’unico strumento, oltre al violino, oboe, flauto, clavicembalo e violoncello, per il quale verranno composte sonate e concerti.

I manoscritti dei cinque concerti per mandolino che ascolteremo questa sera sono conservati nella Biblioteca “Carolina Rediviva” dell’Università di Uppsala, all’interno di una collezione di circa 350 manoscritti di musiche italiane arrivata in Svezia agli inizi degli anni ‘60 del Settecento. I manoscritti furono raccolti in Italia durante il suo gran tour in Europa e portati in Svezia da Jean Lefebure, il figlio di una ricca famiglia di origine ugonotta, il cui padre era proprietario della ferriera di Gimo, vicino Uppsala, dove aveva fatto costruire una villa. La collezione Gimo contiene 19 composizioni per mandolino (duetti, trii, sonate, concerti), ed è una delle collezioni per mandolino del secolo XVIII più importanti e conosciute. Lo studio di questi manoscritti per mandolino è uno degli obiettivi del progetto “Il mandolino a Napoli nel Settecento” e ne è in corso, tra le altre cose, anche l’incisione discografica (TACTUS). Nell’ambito di questo progetto è nata l’interpretazione dei concerti per mandolino dell’Ensemble Pizzic’Arco che ascolteremo questa sera.

I cinque concerti presentano i tre movimenti del concerto settecentesco, di cui i primi due veloci e brillanti, e il secondo più lento e cantabile. Lo stile musicale è tipico dello stile moderno in voga a Napoli nella seconda metà del secolo, e che da lì si diffuse in tutta Europa. I compositori dei cinque concerti sono nati e vissuti nel Regno di Napoli, a Napoli studiano e da Napoli alcuni di loro si muovono nelle maggiori capitali d’Europa. Carlo Cecere nasce a Grottole, piccolo villaggio della Basilicata nel sud Italia, nel 1706 e muore a Napoli nel 1761. Gaspare Gabellone (o Casparo Cabbellone come indicato sul manoscritto), nacque a Napoli nel 1727 e qui morì nel 1796: era figlio di Michele Gabellone, anch’egli musicista e maestro di contrappunto nei conservatori Napoletani. Giuseppe Giuliano fu famoso come virtuoso del mandolino, ma ancora poche sono le notizie su di lui. Anche su Domenico Gaudioso e Vito Ugolino non si hanno notizie. Il Gaudioso, secondo l’ipotesi di alcuni studiosi, sarebbe in realtà Domenico Cimarosa, compositore italiano nato ad Aversa, vicino Napoli, nel 1749 e morto a Venezia nel 1801.

Anna Rita Addessi


Ensemble Pizzic’Arco
L’Ensemble Pizzic’Arco, formazione di recente costituzione che ha all’attivo il CD Stradivarius dal titolo “Simpatica Follia”, dedicato alle sonate in trio con basso di Emanuele Barbella, e già numerose esibizioni in Europa, sceglie di eseguire tali concerti con una formazione che prevede l’utilizzo del basso continuo senza violoncello, preferendo il calascione, accanto al clavicembalo, per ricreare le sonorità di strada che i viaggiatori del Grand Tour avevano l’opportunità di ascoltare una volta giunti a Napoli. Il programma del presente concerto è stato oggetto di una incisione di prossima uscita prodotta nell’ambito del progetto “Il mandolino a Napoli nel ‘700”, coordinato dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, in collaborazione con l’Accademia Mandolinistica Napoletana, la Fondazione Pietà de’ Turchini e l’Università di Uppsala.

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