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SOLITARIA | Processione dell’ascolto
Contemporaneamente antico
Rituale itinerante in 4 atti per Orchestra Elettroacustica Officina Arti Soniche (OEOAS)
REGIA DEL SUONO: Paolo Montella
CONDUCTORS: Sandra Milena Guida, Valentina Ciniglio, Elio Martusciello, Francesco Santagata
OEOAS: Abhik Matteo Zito, Ada Dinacci, Alfredo Imparato, Anais De Martino, Andrea Laudante, Andrea Sequestro, Antonello Orlando, Antonio Russo, Antonio Raia, Beatrice Parapini, Claudia Postiglione, Davide Palmentiero, Edoardo Cicciotti, Fabiana Vai, Fabrizio D’Andrea, Francesco Salmaso, Francesco Ziello, Gabriele Pagliano, Gennaro Foglia, Gianluca Pompilio, Giulio De Asmundis, Giuseppe Augello, Leonardo Vita, Lorenzo Santoro, Luciano Evangelista, Marco Volpicelli, Marcello Mastrocola, Maria Balzano Barbò, Marta Del Zanna, Massimo Varchione, Nataša Grujović, Raffaele Barbato, Roberta Serretiello, Rossella Rizzaro, Sara Piccegna, Stefano Mattozzi, Walter Forestiere
DISEGNO LUCI: Sebastiano Cautiero
ASSISTENTE LUCI: Roman Tavano
CONCEPT VIDEO: Sebastiano Cautiero, Paolo Montella
MONTAGGIO: Tommaso Vitiello
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SOLITARIA | Processione dell’ascolto
Contemporaneamente antico
Progetto speciale 2025 sostenuto dal Ministero della Cultura
Il concerto è articolato in due cicli (guidati) e un finale.
Il primo ciclo ha inizio alle 19.30, il secondo alle 20.10, entrambi riservati a gruppi di massimo 30 persone (è necessaria la prenotazione scrivendo a segreteria@turchini.it indicando l’orario prescelto).
È comunque possibile accedere al complesso di Santa Caterina da Siena dalle 19.30 alle 20.30.
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SOLITARIA | Processione dell’ascolto
Solitaria è un invito all’ascolto. Un rito sonoro contemporaneo che affida all’orecchio il ruolo di guida. Il passo di chi cerca è vago e predisposto alla meraviglia; Solitaria accoglie l’energia della scoperta e la plasma in una processione suggerita dal suono.
Un concerto itinerante per orchestra diffusa. ‘Solitaria’ è un rito che prende forma camminando tra gli spazi di Santa Caterina da Siena. Articolato in quattro atti, due cicli e un finale, il suono guida i passi degli spettatori, rinnovando il parallelo con l’antica processione per Nuestra Señora de la Soledad, custodita dalle donne del Real Conservatorio, storica anima di questo luogo.
L’intero complesso di Santa Caterina da Siena diventa così un unico, grande strumento musicale vivente. Alle ore 19:30 esatte, il rito ha inizio simultaneamente in quattro stazioni: la dilatazione del suono grave immerge l’ascoltatore nella Chiesa; la ritualità si raccoglie nella Sala Provenzale; l’ascensione sonora prende forma nel Refettorio, sino alla contemplazione nell’acuto della Sala del Coro.
Il silenzio e l’ascolto diventano così una mappa. Non esiste un percorso prestabilito: siete liberi di muovervi, affidandovi al vostro orecchio. Potete restare immersi nello spazio della Chiesa o salire verso il Coro, perdervi tra i corridoi o sostare nel refettorio, percependo come i suoni si mescolano e si trasformano lungo il cammino. È l’atto stesso dell’ascoltare a tracciare la processione individuale.
Ma come possono i musicisti suonare all’unisono, pur essendo separati dall’architettura? A guidarli è un flusso. Una partitura digitale scritta dal compositore elettroacustico napoletano Paolo Montella, consultabile via schermo, che scorre simultanea per tutti, agendo come un direttore silenzioso. È questo sincrono perfetto a unire ciò che le mura dividono, trasformando quattro gruppi isolati in un’unica voce che abita l’intero complesso.
Il rito si compie in due cicli. Questo tempo dilatato permette di vivere l’esperienza da più prospettive: ciò che è stato ascoltato da vicino nel primo ciclo, può essere riascoltato da lontano nel secondo. È un tempo dedicato all’esplorazione, al ritorno sui propri passi, alla scelta di quali suoni inseguire e di quali stanze abitare.
Al termine della seconda ripetizione, la processione si conclude e la separazione si ricompone. L’orchestra da “diffusa” diventa “condivisa”: i musicisti lasciano le loro postazioni isolate e convergono tutti insieme nella Chiesa per un momento orchestrale finale.
È l’ascolto, infine, a farsi convivenza: l’unione tra l’architettura, la memoria storica e la comunità che, dopo aver esplorato, si ritrova unita nel suono.
