Nel segno di Mimmo Jodice, l’anima nascosta di Napoli
Il saluto al fotografo che ha saputo raccontare Napoli come nessuno, tra dolore e bellezza

La scomparsa di Mimmo Jodice – nella foto con la sua inseparabile e meravigliosa Angela, compagna di una vita – rappresenta una perdita immensa per il mondo dell’arte e per la città di Napoli. Con la Fondazione Pietà de’ Turchini aveva condiviso un legame di amicizia e di stima profonda: più volte era stato presente alle nostre attività, come ascoltatore attento e partecipe, ma soprattutto come artista generoso, mettendo a disposizione alcune sue opere per le copertine dei primi dischi dei Talenti Vulcanici.
«Mimmo Jodice, sguardo trascendentale e anima gentile, quella luce che ha reso le sue opere fotografiche inarrivabili, lo pervadeva tutto e bastava guardarlo per cogliere dietro una mitezza pacata, una voce infantile e una gentilezza démodé, la sua silenziosa grandezza. Ho avuto il privilegio di conoscerlo da ragazza insieme a mio padre, con il quale condivise alcuni bellissimi progetti, poi a distanza di molti anni, l’opportunità, grazie al prezioso aiuto di Barbara Jodice, di poter accompagnare i primi dischi dei Talenti Vulcanici con alcune delle sue opere in copertina, nonché di accoglierlo, con la inseparabile e amatissima Angela, in più occasioni ai concerti della Pietà de’ Turchini. Il caso ci aveva anche resi vicini di casa negli ultimi 10 anni, aprendo la strada ad incontri più o meno regolari, che diventavano puntuali soste per scambiarsi un sorriso, un commento alle pagine dei giornali, alla “bella giornata di sole” , allo scambio di piccoli gesti e parole di umana partecipazione alle vicende belle o brutte che scandivano le nostre rispettive vite. Era bello spiare i suoi passi vedendolo passeggiare dal balcone, sperando che si voltasse per poter intercettare ancora un raggio di luce» – ricorda Federica Castaldo, presidente e direttrice artistica della Fondazione.
Jodice è stato il fotografo della Napoli nascosta. Ne ha raccontato le passioni e i dolori, le pieghe e le piaghe, la povertà, la collera e il colera, ma anche l’enorme bellezza, il mistero, la generosità, la voglia di riscatto. Nel suo sguardo convivevano rigore e poesia, silenzio e denuncia, memoria e visione: gli stessi elementi che attraversano la nostra ricerca musicale. Per usare le sue parole, in cui ci rispecchiamo: “Non so se la bellezza salverà il mondo, ma per me è balsamo e quiete“.
In questo senso non abbiamo potuto non notare una coincidenza minuta, ma che ha colpito la nostra immaginazione: appena pochi giorni fa, alla Festa del Cinema di Roma, è stato presentato Oltre il confine, il film di Matteo Parisini che racconta Jodice al lavoro accanto al figlio Francesco, anche lui fotografo. E proprio negli stessi giorni prendeva avvio la stagione Oltre 2025/2026 della Fondazione. Un caso, forse, questo comune anelito ad andare Oltre. Ma magari – e ci piace pensare così – questa congiunzione rappresenta anche il segno di un legame di pensiero e di visioni, di un filo che continua a unirci.
Info: info@turchini.it
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