La qualità non basta: il paradosso dei finanziamenti alla cultura
Il dibattito aperto dalla Società del Quartetto di Milano invita a ripensare il rapporto tra valutazione qualitativa e sostegno pubblico

L’appello lanciato da Ilaria Borletti Buitoni, presidente della Società del Quartetto di Milano, dalle pagine de Il Giorno, trascende la vicenda della storica istituzione milanese e interpella l’intero sistema dello spettacolo dal vivo. Le sue parole non richiamano l’attenzione soltanto sulla progressiva riduzione dei contributi pubblici destinati a una realtà che, dal 1864, rappresenta uno dei più autorevoli presìdi della vita musicale italiana; pongono, soprattutto, una questione che investe l’intero sistema: l’adeguatezza dei criteri con cui oggi si riconosce, si valuta e si sostiene il valore della produzione culturale.
Il caso della Società del Quartetto restituisce un interrogativo che riguarda molte istituzioni culturali: può un sistema di valutazione riconoscere pienamente il valore della cultura se la qualità certificata non trova un corrispondente sostegno nelle politiche di finanziamento? Quando il riconoscimento del merito non trova una coerente traduzione nelle politiche di sostegno, è inevitabile interrogarsi sull’efficacia del modello adottato.
Per le tante realtà che, da anni, generano valore attraverso la ricerca, la produzione e la diffusione del patrimonio culturale – come la Fondazione Pietà de’ Turchini – non si tratta di una riflessione astratta, ma di una condizione quotidiana. Nel nostro caso, alla programmazione artistica si affiancano la ricerca musicologica, la valorizzazione degli archivi e delle fonti storiche, la formazione specialistica, la produzione musicale, la gestione di sedi monumentali e la progettazione di percorsi educativi capaci di avvicinare nuovi pubblici al patrimonio della musica antica. Un’attività sostenuta da una struttura composta da appena sei persone, chiamate ogni giorno a garantire qualità, continuità progettuale e visione, in un contesto segnato da costi di gestione sempre più elevati. È il caso della sede di Santa Caterina da Siena, il cui canone di concessione è stato quintuplicato rispetto allo scorso anno. Eppure la Fondazione continua a investire nella ricerca, nella formazione e nell’accessibilità della musica, ampliando la propria offerta culturale anche attraverso numerose iniziative gratuite.
L’interrogativo
È evidente che l’interrogativo non riguarda la necessità di valutare le istituzioni culturali: al contrario, criteri trasparenti e rigorosi sono indispensabili. La questione è un’altra: comprendere se gli strumenti oggi adottati riescano davvero a cogliere la complessità del valore generato da un’istituzione culturale. Quando un punteggio qualitativo più elevato può convivere con un contributo inferiore, il dubbio che il sistema presenti margini di miglioramento è più che legittimo. Se la qualità viene riconosciuta, dovrebbe poter trovare una traduzione coerente anche nelle politiche di sostegno.
Ricerca, formazione, tutela del patrimonio, costruzione di relazioni con scuole e università, promozione internazionale, crescita del pubblico: sono attività che producono valore nel lungo periodo e che difficilmente possono essere restituite esclusivamente attraverso indicatori quantitativi.
Esiste una dimensione del lavoro culturale che sfugge, per sua natura, alla sola misurazione numerica. Non tutto ciò che genera valore è immediatamente misurabile, così come non tutto ciò che è misurabile esaurisce il valore prodotto. Riconoscerlo significa interrogarsi su come costruire strumenti di valutazione capaci di cogliere questa complessità.
Nuove prospettive
Proprio da qui potrebbe prendere forma una diversa prospettiva. Per le istituzioni che, negli anni, hanno dimostrato solidità, continuità progettuale e qualità artistica, il sostegno pubblico dovrebbe porsi un obiettivo ulteriore: non soltanto garantirne la continuità, ma metterle nelle condizioni di crescere. Perché un sistema che riconosce il merito dovrebbe, prima di tutto, consentire al merito di svilupparsi.
Per una realtà come la Fondazione Pietà de’ Turchini questo significherebbe poter ampliare il proprio organico e investire con maggiore continuità nelle professionalità che rendono possibile il lavoro culturale: musicologi, bibliotecari, responsabili della comunicazione, dell’ufficio stampa, della promozione e distribuzione dei progetti musicali, dei servizi educativi, della biglietteria e della progettazione culturale. Significherebbe poter offrire contratti più stabili e continuativi, rafforzare la struttura organizzativa, intensificare la ricerca, sviluppare nuovi progetti, ampliare la produzione artistica e raggiungere un pubblico sempre più vasto.
Consentire alle istituzioni che hanno dimostrato di generare qualità di esprimere pienamente il proprio valore significa investire nella loro capacità di produrre ricerca, creare occupazione qualificata, formare nuove professionalità, ampliare il pubblico e restituire al Paese un patrimonio culturale ancora più ricco. È questa, probabilmente, la prospettiva con la quale il dibattito è oggi chiamato a confrontarsi.
Il confronto aperto dalla Società del Quartetto di Milano rappresenta un’occasione che il mondo della cultura non può permettersi di disperdere. È un varco che non deve richiudersi scivolando nell’ennesimo confronto destinato a esaurirsi senza conseguenze, ma che può aprire la strada a un’evoluzione concreta dei modelli di sostegno. Perché il riconoscimento della qualità acquista pieno significato solo quando si traduce nella capacità di rafforzare le istituzioni che quella qualità la producono, la custodiscono e la trasmettono. Le grandi istituzioni culturali, infatti, non chiedono di essere custodite in nome della loro storia – ma di essere messe nelle condizioni di continuare a scriverla.
Hai bisogno di informazioni?
ContattaciReggio Emilia
Padova