Solidarietà a chi oggi manifesta la propria inquietudine

Oggi esprimiamo solidarietà a chi chiede tutele, risorse adeguate e il giusto riconoscimento per il proprio lavoro

Oggi la cultura si ferma. Noi non lo abbiamo fatto semplicemente perché non potevamo farlo: troppi i dossier urgenti aperti, troppe le scadenze da onorare. Come ogni giorno da trent’anni, abitiamo i nostri luoghi che avrebbero potuto, viceversa, restare vuoti. I nostri spazi sono un privilegio ma soprattutto un onere: li curiamo, li puliamo, li proteggiamo, li rendiamo vivi, li risignifichiamo, costruendo comunità dove avrebbe potuto esserci solo abbandono.

Lo facciamo con gioia, passione e infinita pazienza. Ma da soli questi ingredienti non bastano a gratificare degnamente chi vi lavora, non bastano a garantire continuità a un progetto culturale che, senza retorica, appartiene a tutti.

Musei, biblioteche, teatri, archivi chiedono oggi di essere tutelati e adeguatamente finanziati. Pur non scioperando, ne comprendiamo pienamente l’inquietudine: quella sensazione costante di mettersi in gioco con risorse incerte, spesso proprie. Sappiamo cosa significa assumersi ogni anno il rischio di andare avanti senza sicurezze. I nostri stipendi sono arretrati di mesi, e con senso di responsabilità e solidarietà ne portiamo le conseguenze.

Nessuno di noi della Pietà de’ Turchini ha un lavoro “certo” di riserva: abbiamo scelto questo come impegno esclusivo e primario.

Esprimiamo perciò solidarietà con chi oggi manifesta la propria inquietudine.

La cultura non è un ornamento. È lavoro, è cura, è identità, è prospettiva, è benessere collettivo. È significato e orientamento nella comprensione di una realtà sempre più complessa. Va riconosciuta in tutto il suo peso valoriale e quel riconoscimento deve tradursi in contratti adeguati, in voci significative nei bilanci pubblici, in scelte politiche lungimiranti e consapevoli della sua necessità sociale.

Ci sentiamo profondamente responsabili per ogni euro pubblico che ci viene affidato: è un mandato che prendiamo sul serio, con il dovere di trasformarlo in utilità collettiva, in gratificazione professionale per chi si impegna ogni giorno, e in piena trasparenza verso la comunità che ci sostiene e che serviamo.

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