Spremuta assoluta di geni Turchini partenopei
L’articolo di Federica Castaldo pubblicato su Il Sole 24 ore

Se la musica antica è il tuo universo, e se quell’universo si chiama Napoli, essa non potrà mai essere soltanto un’eredità da conservare e tramandare, ma diventerà materia viva, capace di attraversare i secoli trasformandosi e trasformando non soltanto chi la ascolta ma soprattutto chi la fa. Quel ruolo, ormai noto ai più, di capitale europea della formazione musicale, laboratorio di talenti destinati a diffondersi nelle corti del continente a cavallo tra Sei e Settecento, deve essere messo alla prova del presente, ed interrogato con l’obiettivo di coglierne quei segni premonitori di ciò che sarebbe avvenuto in futuro. È nella dialettica tra questi due aspetti che si colloca l’esperienza della Fondazione Pietà de’ Turchini. Nata nel 1997, divenuta fondazione dal 2010, con uno staff in larga parte femminile, la Pietà de’ Turchini si avvicina al compimento del suo trentesimo anno nel 2027. Il modello culturale che negli anni si è andato definendo, in un panorama spesso dominato dalla logica dell’evento-attrattore e dalla riproposizione di repertori più noti, tiene insieme ricerca scientifica, formazione, produzione, divulgazione e radicamento territoriale. Una scommessa costruita sulla convinzione che il vasto patrimonio musicale napoletano – ancora in larga parte inesplorato – possa tornare all’ascolto contemporaneo grazie ad un dialogo continuativo tra filologia e invenzione.
Le stagioni concertistiche sono il volto pubblico di questo lavoro, l’esito, non il punto di partenza. Alla base c’è un’indagine costante su fonti, partiture e documenti d’archivio, nutrita dalla collaborazione con studiosi e istituzioni accademiche di tutta Europa. Ogni produzione non ambisce a ricostruire un passato irraggiungibile, ma a restituire al pubblico un ascolto consapevole e in questo senso già trasformativo. Questa stessa tensione tra memoria e contemporaneità attraversa il progetto discografico della Fondazione con Turchini Records, etichetta indipendente affiancata alla casa editrice Turchini Edizioni. Accanto alla riscoperta di autori meno frequentati, trovano spazio nuove commissioni affidate a compositori come Fabio Vacchi e Giovanni Sollima: confronti che mettono alla prova la vitalità del repertorio e ne rivelano la possibilità di dialogare felicemente con il presente. Anche l’apparato visivo – le opere di Mimmo Jodice per Arcana, di Riccardo Dalisi e Sergio Fermariello per Turchini Records – partecipa a questa contaminazione tra stratificazione storica e sensibilità contemporanea. L’ultimo CD appena uscito, si intitola Absolute Parthenope ed è una “spremuta” di genio compositivo napoletano, con la preziosa consulenza musicologica di Guido Olivieri, tra Sei e Settecento, in chiave strumentale interpretato da Elisa Citterio al violino barocco, Catherine Jones al violoncello, Stefano Demicheli alla direzione e al cembalo. L’ensemble è quello dei Talenti Vulcanici, progetto avviato nel 2012 e guadagnatosi il Premio Abbiati nel 2019, a testimonianza di un dialogo possibile tra generazioni e linguaggi interpretativi.
Con Absolute Parthenope si celebra proprio l’unicità brillante, intensa, virtuosistica di una Napoli protagonista assoluta della scena musicale europea, che nella seconda metà del Settecento diventa tappa obbligata del Grand Tour e punto di incontro tra la tradizione barocca e il gusto cosmopolita del tempo. Oggi, quando alle istituzioni culturali si chiede soprattutto visibilità immediata, la Pietà de’ Turchini prova a proporre un’alternativa: non rincorrere l’evento di richiamo, ma costruire nel tempo un ecosistema culturale fondato sulla ricerca, sulla trasmissione delle competenze e sulla relazione con i contesti. Napoli resta il punto di partenza e di ritorno, non come scenario “instagrammabile”, ma come organismo vivo, ancora capace di generare futuro.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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